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“I riti del tempo: la pace” — Paolo Mayol in mostra a Frascati

Dal 9 al 21 settembre 2025 alle Scuderie Aldobrandini

da Alessandra Battaglia

Un dialogo profondo tra materia e spirito si apre a Frascati, dove l’arte di Paolo Mayol si fa veicolo di riflessione e rinascita.
Dal 9 al 21 settembre 2025, le Scuderie Aldobrandini accolgono “I riti del tempo: la pace”, una mostra che punta a creare un itinerario simbolico dentro le pieghe della storia umana, tra memoria collettiva e bisogno urgente di armonia. L’artista, con le sue sculture, incisioni e opere visionarie, invita il visitatore a osservare il tempo non come un fluire astratto, ma come un rituale che si rinnova ogni giorno attraverso il gesto, il ricordo e l’immaginazione.

A introdurre l’evento sarà l’inaugurazione ufficiale di martedì 9 settembre alle ore 17, con il contributo critico del poeta e saggista Franco Campegiani e il saluto delle autorità locali, in primis la Sindaca di Frascati Emanuela Sbardella.

“L’arte di Mayol è una costruzione incessante, metamorfica, concreta e fluttuante, sempre in via di realizzazione e mai definitivamente conclusa” –

dichiara Franco Campegiani.

E così mancano una manciata di ore alla opportunità di ammirare l‘arte evocativa di respiro internazionale di Paolo Mayol sbarca al Museo Tuscolano-Scuderie Aldobrandini di Frascati (piazza Marconi 6), dove lo scultore terrà, come sopra illustrato, dal 9 al 21 settembre 2025 la mostra “I riti del tempo: la pace”. L’esposizione, promossa dal MUSA diretto da Alfredo Moraci e patrocinata dal Comune di Frascati con il sostegno della sindaca Francesca Sbardella e dell’assessore Matteo Filipponi, è organizzata in collaborazione con Casa delle Culture e Laboratorio Calcografico San Nilo. L’esposizione sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 19, con chiusura il lunedì.

Rispetto alle riflessioni sui “riti pacifici” di Mayol, la sindaca di Frascati Francesca Sbardella sottolinea l’intento dell’artista in esposizione nella sua città:

“Volti, corpi, pensieri, emozioni: le sculture di Paolo Mayol trovano oggi spazio alle Scuderie Aldobrandini per raccontarci le storie della vita, quelle che viviamo ogni giorno ma che spesso ci sfuggono nella frenesia del quotidiano. Ogni opera ci invita a fermarci, a osservare, a prendere coscienza di ciò che siamo e di ciò che potremmo diventare. La pace, così fragile e necessaria, diventa qui tangibile, percorribile, qualcosa che si costruisce guardando, sentendo e comprendendo. La mostra ci propone uno sguardo nuovo, ci sfida a confrontarci con noi stessi e con il mondo”.

Le 84 opere in esposizione al MUSA, tra sculture, dipinti, bassorilievi e incisioni, tracciano un percorso immersivo nella poetica di Mayol. Finestra sull’orizzonte, come esempio-chiave, racconta la guerra e la fragilità della vita umana, con aerei in piombo e rame che sfiorano un cielo pluricolore, simbolo della diversità dei popoli. L’arte di Mayol trasforma il dramma in riflessione: ogni particolare – la coda di un uccello, un pesce sospeso – è metafora di come anche nelle situazioni più difficili la vita continui, molteplice e resistente.

Osservando le sue opere si direbbe che Paolo Mayol sia uno scultore che, seguendo la propria cifra stilistica,  ascolta la materia.  Nato a Napoli nel 1952, Mayol è un artista che ha fatto della contaminazione tra linguaggi e culture la cifra distintiva della sua ricerca. Il suo percorso prende forma tra le quinte del Teatro San Carlo e le aule del Liceo Artistico e della Scuola di Belle Arti, dove si avvicina alla scultura con lo sguardo curioso di chi cerca un dialogo fisico e spirituale con la materia. Negli anni, la sua formazione si arricchisce con un’esperienza internazionale presso l’atelier della Scuola Superiore d’Arte di Randwick, in Australia, e con una specializzazione in tecniche di incisione d’arte all’Istituto Nazionale per la Grafica a Roma. Da lì in poi, il suo linguaggio artistico si espande in molteplici direzioni: disegno, incisione, pittura, assemblaggio, sempre con una coerenza poetica che unisce forza plastica e visione interiore. La scultura resta però il suo terreno prediletto, dove l’artista dà corpo a una tensione viva tra il gesto e il pensiero. Bronzo, stagno, legno, ferro e pietra diventano strumenti di una narrazione simbolica e universale, piegati in forme eteree, talvolta audaci, che parlano di fragilità, trasformazione e rinascita. Il suo stesso processo creativo è stato descritto come uno “scontro fisico con la materia”, un atto quasi rituale che mira a liberarne il senso profondo.

Mayol ha esposto in Italia e all’estero, raccogliendo riconoscimenti e apprezzamenti della critica, oltre a firmare opere monumentali come la fontana Il volo della Cariatide e i bassorilievi Oriente e Occidente, installati nel Municipio di Ciampino. Prima di approdare a Frascati con I riti del tempo: la pace, ha presentato lo stesso progetto in forma personale nella prestigiosa sede di Palazzo Valentini a Roma.

Oggi Paolo Mayol vive e lavora nella provincia di Roma, continuando a produrre arte con costanza e intensità, fedele a un principio che guida ogni sua opera: l’arte come atto etico prima che estetico, come strumento per leggere il tempo, curare le ferite e immaginare nuove possibilità.

Sull’artista Franco Campegiani osserva:

“Mayol non si limita a rappresentare, egli costruisce un dialogo continuo tra forma e significato, tra materia e tempo. Ogni scultura è un’esperienza etica, un laboratorio di pensiero in cui l’artista si confronta con la propria ombra, con la violenza del mondo e con la necessità di ritrovare un ordine simbolico”. Il critico prosegue la sua analisi, scandagliando l’opera di Mayol Metafora, tracciandola come “un racconto della storia dell’umanità: dalle origini fluide e indeterminate fino alla danza armoniosa dell’essere umano che si confronta con il mito e con la realtà. Qui il tempo diventa osservabile, misurabile, ma anche emozionabile. È un invito a percepire la profondità dei cicli della vita”.

Se sculture come Eternità e i cinque Totem sono al centro della riflessione sulla continuità e sullo scorrere del tempo, rispetto a questo lo stesso Campegiani dichiara:

“I Totem ruotanti non sono solo sculture: sono metafore dell’unità dei popoli, del dialogo necessario tra culture e della ciclicità della vita. Ciascun Totem, pur simile agli altri, ha un colore diverso, e insieme formano un coro di voci armoniche. Mayol ci mostra che la diversità non è conflitto ma ricchezza”.

Anche le incisioni, come Cronostasi-Il tempo dei miti e L’albero degli specchi, rivelano il rapporto tra mito, introspezione e memoria collettiva. Campegiani evidenzia come gli specchi, ricorrenti nelle opere, siano simboli di consapevolezza:

“Guardando se stessi riflessi nelle figure di Mayol, lo spettatore è chiamato a confrontarsi con il proprio tempo interiore, con le scelte e le responsabilità morali. Non c’è estetica fine a sé stessa, ma un progetto etico, in cui la bellezza serve da veicolo per la riflessione profonda”.

Le opere recenti in vetro di Murano con bassorilievi in bronzo e i cinque trittici delle “Colombe della Pace” ampliano ulteriormente il tema centrale della mostra: il dialogo, l’armonia, la condivisione. Su questo aspetto Campegiani commenta:

“Ogni oggetto, ogni incisione, ogni scultura è un tassello di un mosaico più grande, un invito a comprendere che la pace si costruisce nei dettagli, nel quotidiano. L’arte di Mayol non si limita a stimolare lo sguardo: educa l’anima e la coscienza, ricordandoci che il tempo non attende e che ogni gesto, anche piccolo, contribuisce a un mondo migliore”.

 

 

In un tempo storico attraversato da conflitti, incertezze e nuove domande, l’arte di Paolo Mayol si propone come uno spazio di riconciliazione. “I riti del tempo: la pace” è di certo un titolo evocativo, ma suona anche come una dichiarazione di intenti di valenza poetica e politica: qui, l’arte non si limita a rappresentare la realtà, ma la interroga, la ricompone, la cura.
Le 84 opere esposte a Frascati disegnano un percorso in cui ogni forma è messaggio, ogni dettaglio un invito alla consapevolezza. Dalle sculture ai bassorilievi, dai vetri di Murano alle incisioni calcografiche, Paolo Mayol costruisce un lessico visivo che parla al cuore e alla coscienza. Un’esposizione che lascia il segno, e che restituisce alla cultura il suo ruolo più nobile: generare pensiero, emozione, cambiamento.

Alessandra Battaglia

Riepilogo info

“I riti del tempo: la pace”-Mostra di sculture, pitture e grafica di Paolo Mayo

Museo Tuscolano – Scuderie Aldobrandini 9 – 21 settembre 2025. L’esposizione sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 19, con chiusura il lunedì.

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