In un’epoca dominata dalla comunicazione veloce, dai messaggi abbreviati e da un lessico sempre più essenziale, c’è chi sceglie di investire sul valore delle parole. Nasce da questa convinzione “Missione Omero – Adotta trenta parole nuove al mese”, il progetto culturale ed educativo presentato ufficialmente il 9 luglio 2026 nella nuova Aula Consiliare di Colleferro, ricavata negli spazi dell’ex Palazzo Bombrini Parodi Delfino.
Secondo quanto comunicato dall’Amministrazione comunale, il progetto è stato approvato con la Deliberazione della Giunta n. 94 del 17 aprile 2026 e rappresenta uno dei più significativi interventi promossi negli ultimi anni sul fronte dell’educazione linguistica.
L’ideatore è il professor Giuliano Belloni, che ha costruito un percorso didattico destinato agli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado e delle scuole secondarie di secondo grado con un obiettivo preciso: contrastare quella che oggi viene definita povertà linguistica, ovvero il progressivo impoverimento del patrimonio lessicale delle nuove generazioni e le conseguenze che questo fenomeno produce sulla comprensione della realtà, sulla capacità di esprimersi e sul pensiero critico.
A qualificare la presentazione ufficiale è stata la partecipazione dell’assessora alla Cultura Diana Stanzani, insieme al sindaco di Colleferro Giulio Calamita, al vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna e ai dirigenti scolastici degli istituti cittadini.
Al termine dell’incontro pubblico, l’assessora colleferrina Diana Stanzani e il professor Giuliano Belloni hanno rilasciato un’intervista a David Cardarelli per Monolite Notizie, illustrando la filosofia che ispira il progetto e le prospettive di sviluppo dell’iniziativa.
Trenta parole al mese per imparare a leggere il mondo sono una promessa imperdibile.
L’idea è tanto semplice quanto ambiziosa. Da settembre 2026 a marzo 2027 gli studenti saranno chiamati ad “adottare” ogni mese trenta parole nuove, approfondendone il significato, l’etimologia, il corretto utilizzo e il contesto culturale, fino alla realizzazione di un elaborato conclusivo.
Non si tratta di un esercizio mnemonico, ma di un percorso volto a trasformare il lessico in uno strumento di crescita personale.
Alla base dell’iniziativa vi è una convinzione condivisa da numerosi studiosi: il patrimonio linguistico non serve soltanto a comunicare, ma contribuisce anche a organizzare il pensiero, interpretare la realtà e dare forma alle esperienze.
Quando le parole diventano pensiero sbocciano personalità potenziate nelle facoltà.
Il progetto trova solide corrispondenze in un filone di riflessione che attraversa filosofia, linguistica, psicologia cognitiva e neuroscienze.
Tra i riferimenti più celebri figura Ludwig Wittgenstein, che nel Tractatus logico-philosophicus scrive una delle frasi più citate della filosofia contemporanea:
«I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.»
Una riflessione che continua a interrogare studiosi e pedagogisti: più ampio è il linguaggio di cui disponiamo, più ricco può diventare il nostro modo di descrivere, comprendere e interpretare ciò che ci circonda.
Su questa linea si collocano anche molte delle riflessioni del filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti, che da anni richiama l’attenzione sul rapporto tra linguaggio e capacità di elaborare il pensiero. Un lessico povero, osserva spesso, rende più difficile distinguere le sfumature della realtà e dare forma a intuizioni, emozioni e concetti complessi.
Anche la linguistica offre importanti spunti attraverso la cosiddetta ipotesi Sapir-Whorf, nota come teoria della relatività linguistica. Pur essendo oggi discussa e interpretata in forme più moderate rispetto alle formulazioni originarie, essa sostiene che la lingua influenzi il modo in cui le persone classificano l’esperienza e osservano il mondo. In questa prospettiva, ampliare il vocabolario significa anche ampliare le categorie con cui interpretiamo ciò che viviamo.
In Italia, studiosi come Tullio De Mauro hanno dedicato gran parte delle proprie ricerche al rapporto tra competenza linguistica, democrazia e partecipazione civile. Per De Mauro, il possesso di un ricco patrimonio lessicale rappresenta uno degli strumenti fondamentali per esercitare pienamente i propri diritti di cittadinanza, comprendere le istituzioni, orientarsi nell’informazione e partecipare alla vita pubblica.
Anche il genetista e divulgatore scientifico Edoardo Boncinelli ha evidenziato come il linguaggio costituisca una delle principali architetture cognitive attraverso cui il cervello umano organizza la conoscenza, rafforza la memoria e costruisce relazioni tra i concetti.
Il tema è spesso sintetizzato con l’espressione “capitale semantico”: quanto più è ricco il patrimonio di parole di una persona, tanto maggiori sono le possibilità di articolare ragionamenti complessi, cogliere sfumature, comprendere testi articolati e sviluppare senso critico. È più una sfida culturale che un semplice progetto.
Per perseguire questa prospettiva “Missione Omero” non intende semplicemente insegnare nuove definizioni, ma offrire agli studenti strumenti culturali per interpretare il presente con maggiore consapevolezza.
In una società nella quale gran parte della comunicazione avviene attraverso slogan, immagini e messaggi di poche righe, recuperare il valore della parola significa anche restituire spazio all’argomentazione, al confronto e alla riflessione.
Al di là delle stimolanti prospettive future che potranno consentire di replicare il progetto, “Missione Omero” rappresenta un importante investimento culturale che rimette al centro una convinzione antica quanto attuale: ogni parola imparata non amplia soltanto il vocabolario, ma può contribuire ad ampliare l’orizzonte con cui ciascuno guarda il mondo.
Alessandra Battaglia

