giovedì , 18 Agosto 2022

Mattarella potrebbe respingere le dimissioni di Draghi

Mattarella potrebbe respingere le dimissioni di Draghi. È già successo con Ciampi, quando Oscar Luigi Scalfaro era presidente della Repubblica.

Le previsioni

A questo punto per il Belpaese si apre un periodo di altissima incertezza. Le dimissioni di Draghi costringeranno le forze politiche al voto così da insediare un nuovo governo eletto dal corpo elettorale. Per l’Italia sarà sicuramente un duro colpo che avviene in un periodo di estrema incertezza e difficoltà non solo per gestire le questioni di politica interna ma anche per attuare al meglio quelle di politica estera in piena coordinazione con gli altri leader europei. Sul lato economico, sicuramente ci sarà una risalita dello spread BTP-Bund, che potrebbe toccare i 300 punti base nel medio termine, e porterà il fardello del debito pubblico ad essere ancora più oneroso. La regola prevede che le elezioni delle nuove Camere abbiano luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti. Le due date utili per il ritorno alle urne sono il 25 settembre o (più facilmente) il 2 ottobre; non è da escludere un discorso alla Nazione del Presidente Mattarella.

Tra tutti gli scenari prevedibili, Mario Draghi, come previsto dalla Costituzione, potrebbe rimanere in carica fino alle elezioni: Mattarella potrebbe respingere le dimissioni di Draghi e, contemporaneamente, sciogliere le camere per indicare la data del voto. Draghi si troverebbe quindi ancora nella pienezza dei poteri e lo resterebbe fino al nuovo governo, secondo l’articolo 92. Potrebbe emanare disegni di legge e decreti legislativi e anche effettuare nomine.

Adesso bisognerà conoscere le intenzioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono aperti diversi scenari possibili.

Mattarella riceverà nel pomeriggio i presidenti delle Camere. Il Quirinale ha fatto sapere di aver convocato per questo pomeriggio i presidenti di Camera e Senato, «ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione».

Di che cosa parla quell’articolo? Eccolo: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura». Il punto centrale è il passaggio «sentiti i loro Presidenti».

Come spiegato da Sabino Cassese sul Corriere, per poter sciogliere un Parlamento che ha – di fatto – appena ridato la fiducia al governo, il capo dello Stato deve parlare con i presidenti delle Camere: «Un atto tanto importante» (cioè lo scioglimento delle Camere), «con il quale il capo dello Stato si mette in una posizione superiore all’organo stesso che l’ha scelto, e alla volontà popolare che rappresenta, deve essere fondato su gravi motivi di interesse generale e non personali, e deve essere preceduto dalla consultazione dei presidenti delle due Camere».

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