A L’Aquila, presso la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, sabato 30 maggio 2026 alle ore 17.30, nell’ambito di Immaginare l’invisibile di Fabio Massimo Fioravanti per Nanakorobi Yaoki Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava, il giornalista e scrittore Paolo Di Paolo sarà in dialogo con Dacia Maraini sulle sue esperienze di vita in Giappone, testimoniate anche dal libro della scrittrice dal titolo Vita mia (Rizzoli, 2023). La mostra è visitabile fino al 20 giugno 2026, con ingresso libero e apertura negli spazi espositivi della Fondazione in Corso Vittorio Emanuele II, 23 in Abruzzo a L’Aquila.
Accompagna questo articolo il videoservizio realizzato da David Cardarelli e Alessandra Battaglia per Monolite durante il Vernissage (lo scorso 16 maggio 2026) Immaginare l’invisibile di Fabio Massimo Fioravanti è il primo dei progetti di Nanakorobi Yaoki Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava, manifestazione culturale, promossa dalla Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre e inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila.
Il progetto si avvale dei prestigiosi patrocini dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura (Japan Foundation 国際交流基金). A qualificare la giornata della inaugurazione l’intervento del Vice Sindaco de L’Aquila Raffaele Daniele, componente della Amministrazione aquilana guidata dal Sindaco Pierluigi Biondi e l’Ambasciatrice Giapponese. I VideoLettori di Monolite Notizie troveranno nel videoservizio che accompagna questo articolo l’intervista al Vice Sindaco Raffaele Daniele.
La mostra presenta una avvincente selezione di 100 fotografie di Fabio Massimo Fioravanti, scattate nell’arco di circa 35 anni in Giappone, divise in 5 sezioni: spettacoli nei teatri, performance nei templi shintoisti e buddhisti, backstage e stanza dello specchio (il luogo più segreto del nō), esercizi degli attori, realizzazione delle maschere. A queste immagini esclusive e preziose si affiancano 40 ukyo-e di Tsukioka Kogyo (esposte per la prima volta in Italia), realizzate tra il XIX e il XX secolo, e alcune maschere Nō dell’artista Keiko Udaka con alcuni costumi di scena e ventagli.
Immaginare l’invisibile vuole proporre al pubblico italiano, attraverso la fotografia e approfondimenti culturali, l’arte del teatro Nō in tutte le sue sfaccettature: una forma teatrale che non è solo teatro, ma rito e sacralità performativa, legata alla fotografia dallo stesso concetto di impermanenza. Il fotografo Fioravanti sottolinea come si tratti più che di un teatro di un autentico Rito, originario dei Riti agresti poi trasformato in Teatro di Corte. L’esposizione continua a connettere la città de L’Aquila con il Giappone, dopo aver ospitato il Ministro lo scorso anno.
Il teatro Nō, una delle massime espressioni dell’estetica e della sensibilità giapponesi, affonda le sue radici nei miti. È una forma drammatica composita, costituita da recitazione, musica, canto, letteratura, poesia, danza, caratterizzata da una gestualità precisa e essenziale. I protagonisti dei nō non si limitano agli umani, uomini e donne vivi o fantasmi, ma includono dei, demoni, animali sacri e persino spiriti di piante, fiori e alberi: ognuno appare sul palco per essere ascoltato e condividere l’emozione di un momento intenso del loro destino, emozione in cui lo spettatore può riconoscere empaticamente la propria esperienza. La trasmissione orale da maestro a allievi mantiene il nō vivo nella contemporaneità grazie alla costante, ma misurata evoluzione che lo caratterizza da 700 anni. Patrimonio Culturale dell’Umanità dal 2008, continua a ispirare registi, drammaturghi e performer attraverso il mondo. Il teatro nō è caratterizzato dall’essenzialità della coreografia, da un ricco simbolismo e da una profonda forza evocativa.
L’esperienza di visita alla mostra “Immaginare l’invisibile” si può descrivere come un vero e proprio viaggio percettivo, quasi come entrare in un’altra dimensione. L’allestimento si distingue per la grandissima cura dei dettagli e per una marcata sensibilità organizzativa, capace di valorizzare ogni elemento del percorso espositivo.
L’atmosfera generale appare carica di emozioni stratificate, costruita attraverso immagini, maschere, costumi e materiali iconografici che guidano il visitatore in un contesto sospeso tra realtà e rappresentazione. Una gioia degli occhi che avvolge ad ogni passo, negli ambienti favolosi della Fondazione stessa. A rendere l’esperienza ancora più immersiva contribuisce una melodia di suoni che risulta evocativa, squisita e ipnotica, tratta dal Teatro giapponese, che accompagna il pubblico durante la visita e amplifica la dimensione contemplativa dell’esposizione.
I visitatori risultano così catturati da un insieme armonico di suggestioni visive e sonore, immersi in un ambiente in cui la Fondazione de Marchis Bonanni d’Ocre diventa spazio di equilibrio tra arte, cultura e introspezione estetica.
Le danze shimai fanno parte integrante della struttura e delle rappresentazioni dei dramma Nō, ma possono essere eseguite separatamente, in forma semplificata. In questi casi l’attore recita a viso scoperto, in kimono e hakama invece di indossare il costume completo e la maschera. Le shimai vengono eseguite su testi poetici cantati da pochi attori e chi interpreta la danza è l’unico a muoversi in scena.
Prossimi appuntamenti di approfondimento presso la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, in Abruzzo, a L’Aquila
Sabato 6 giugno: concerto di Fabrizio Valente che si esibirà con lo shakuhachi, strumento a fiato tipico giapponese.
Sabato 13 giugno: Claudia Iazzetta in conferenza: “Come un’erba che fluttua nell’acqua: Komachi e altri personaggi femminili nel teatro NŌ”.
Sabato 20 giugno: finissage della mostra con una conferenza-dialogo sul teatro giapponese tra il professor Matteo Casari, docente di Storia dei Teatri in Asia, Culture performative dell’Asia dell’Università di Bologna e Fabio Massimo Fioravanti.
Riepilogo Info Generale
La mostra “Immaginare l’invisibile” di Fabio Massimo Fioravanti, primo progetto della rassegna Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava, è ospitata presso la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre a L’Aquila, nell’ambito di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.
L’esposizione, inaugurata il 16 maggio 2026, presenta un ampio corpus di fotografie dedicate al teatro Nō e ai suoi linguaggi simbolici, affiancate da opere e materiali di artisti giapponesi contemporanei e storici, in un percorso che unisce arte, spiritualità e cultura tra Italia e Giappone.
La mostra è visitabile fino al 20 giugno 2026, con ingresso libero e apertura negli spazi espositivi della Fondazione in Corso Vittorio Emanuele II, 23 in Abruzzo a L’Aquila

