Amici di Monolite Notizie, come promesso, dopo avervi parlato della Sagra della Castagna (ecco qui il link per leggere l’articolo), oggi voglio raccontarvi la chiusura della mostra “Geografie Umane, Respiro di popoli e comunità”, che si è tenuta fino a domenica 26 ottobre 2026, anche ultimo giorno della 92° Sagra.
Ma cosa ha trattato questa mostra? E dove era allestita esattamente?
La mostra si è svolta nella sede principale del Museo Lorenzo Ferri di Cave, dove la direttrice Francesca Pizziconi ha accolto le autorità locali, il giornale Monolite Notizie e tutta la comunità.
Il Museo, però, ha anche una sede distaccata, situata al piano inferiore dell’ex Convento degli Agostiniani, proprio sotto l’edificio che ospita il nostro Comune di Cave. Qui è possibile ammirare l’esposizione permanente della Natività, il presepe realizzato da Lorenzo Ferri, con statue in gesso che raggiungono un’altezza di ben quattro metri. Un’opera davvero particolare, che permette di scoprire un’altra parte importante del patrimonio artistico e culturale del nostro paese.
Ma una delle cose che mi ha colpito di più è stata proprio l’accoglienza. All’ingresso, infatti, abbiamo trovato tanti bambini che ci hanno salutato con affetto e ci hanno dato il benvenuto. Da bambino, vedere altri bambini accoglierci con tanto entusiasmo mi ha fatto particolarmente piacere. È stato un modo bello e spontaneo per iniziare questa visita, perché mi ha fatto sentire subito a mio agio e mi ha ricordato che la cultura può essere un’occasione per incontrarsi, conoscersi e condividere qualcosa di importante, a qualsiasi età.
All’interno della nuova sala polifunzionale del Museo abbiamo trovato una bellissima mostra fotografica, curata dal fotografo Fabio Quattrini, presente per illustrarci i suoi scatti e raccontarci ciò che si nasconde dietro ogni immagine.
Attraverso queste fotografie abbiamo potuto respirare la cultura africana, scoprendo la semplicità della vita quotidiana, le tradizioni e il forte rispetto per le donne. Molte immagini, infatti, raccontano momenti della vita di ogni giorno, mostrandoci una realtà molto diversa da quella italiana. Ci hanno spiegato, per esempio, che in alcune comunità una donna può diventare capo villaggio e assumere un ruolo di governo. Una cosa che mi ha fatto riflettere, perché ci insegna quanto sia importante conoscere le altre culture prima di giudicarle.
E allora mi dispiace per chi immagina che queste persone abbiano abitudini strane o che non rispettino le donne: forse, prima di pensarlo, dovrebbe fermarsi a guardare e cercare di capire. Nelle fotografie si poteva notare che i loro sorrisi erano pieni di libertà e orgoglio, un sorriso che, purtroppo, non tutte le donne riescono a mostrare anche in Italia. Si vedeva quanto fossero fieri della propria cultura e delle proprie tradizioni. Non si vergognavano, per esempio, di mettersi del fango sul viso per creare una maschera, perché quello è un gesto legato alle loro usanze e alla loro identità.
Mi è piaciuto molto il modo in cui il fotografo Fabio Quattrini ha ritratto i protagonisti: erano in primo piano, pensierosi, felici, immersi nei loro momenti di vita, ma mai davvero lontani da noi. Guardando quelle immagini, mi sembrava quasi di poter entrare nelle loro storie e conoscere qualcosa in più delle loro vite.
La fotografia che mi ha colpito di più è stata quella di tre ragazze che camminavano indossando vestiti diversi. Questo particolare degli abiti non è affatto superficiale, perché può raccontare molto di una persona e delle sue origini. I vestiti, infatti, in quel luogo africano indicano proprio la città o il luogo da cui si proviene, diventando un modo per esprimere la propria identità. Ricordo anche una fotografia meravigliosa di un’anziana vestita d’azzurro. Quel colore e quell’abito avevano un significato ben preciso e lasciavano spazio anche alla nostra fantasia. Ci è stato spiegato, infatti, che la signora proveniva da un paese situato davanti a un lago. Mi ha colpito scoprire come un semplice vestito possa raccontare una storia e farci immaginare luoghi lontani.
Ho notato che tutti tengono molto alle proprie tradizioni e che tra le diverse culture esiste uno scambio davvero impressionante. Ci hanno spiegato che le fotografie erano state scattate in momenti qualunque della vita quotidiana, eppure riuscivano a esprimere pienamente il significato che la mostra voleva trasmettere. A volte basta uno scatto, un gesto o un sorriso per raccontare un mondo intero. Questa mostra ci offre uno sguardo più attento sul mondo e ci aiuta a capire che, anche se le abitudini possono essere diverse dalle nostre, dietro ogni persona ci sono una storia, dei valori e delle tradizioni. Non dobbiamo fermarci alle apparenze o all’indifferenza, ma imparare ad ascoltare e a conoscere.
Secondo me, le persone che vivono in Africa, e non solo, sono state troppo spesso vittime di stereotipi, a causa dell’idea che a loro manchi qualcosa rispetto a noi. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Forse, invece di pensare a quello che non hanno, dovremmo provare a scoprire tutto ciò che possono insegnarci. Questa mostra mi ha fatto capire che ogni cultura ha qualcosa di prezioso da raccontare e che conoscere gli altri significa anche imparare a guardare noi stessi con occhi diversi. È stata un’esperienza davvero significativa ed emozionante, che porterò nel cuore. È sempre bello imparare cose nuove e scoprire realtà diverse da quelle a cui siamo abituati. Per questo vi dico:
siate curiosi, fate tante domande e non abbiate paura di chiedere anche più del dovuto, soprattutto quando si è all’inizio di un percorso di conoscenza. A volte, proprio dalle domande più semplici, nascono le scoperte più sorprendenti.
Durante la visita, infatti, ho scoperto cose che non avrei mai immaginato, come l’esistenza di un carnevale molto particolare, festeggiato quando fa molto caldo. Ci sono usanze che ricordano quelle che abbiamo anche noi, ma che vengono vissute in modo diverso, rendendo ogni tradizione unica e curiosa. Ho voluto concentrarmi soprattutto su alcune fotografie, quelle che mi hanno colpito maggiormente: le tre ragazze con i loro vestiti diversi, l’anziana vestita d’azzurro e il ragazzo che festeggia il carnevale con una maschera realizzata con fango e terra bagnata. Immagini diverse, ma unite da un filo comune: la voglia di raccontare la propria storia e di condividere qualcosa di sé con gli altri. Uno scambio continuo di storie, tradizioni ed emozioni, che mi ha colpito!
Arrivederci e al prossimo articolo!
Alberto Pulcini

