Venerdì 30 ottobre, alle ore 18:00, la Biblioteca Comunale di Subiaco ospita la conferenza-spettacolo dello scrittore Antonio Nobili. Un racconto tra teatro, memoria e libertà per restituire voce alle donne che hanno sfidato i pregiudizi e trasformato il proprio tempo.
La storia è costellata di donne che sono state consegnate alla memoria collettiva come figure scomode, ribelli, incomprese. Donne che, per il solo fatto di pensare diversamente, rivendicare la propria libertà o mettere in discussione l’ordine costituito, sono state osteggiate, perseguitate e, talvolta, cancellate dai racconti ufficiali. A loro è dedicato “Le chiamavano streghe – Donne che hanno cambiato il mondo”, la conferenza-spettacolo dello scrittore Antonio Nobili, in programma venerdì 30 ottobre 2026, alle ore 18:00, presso la Biblioteca Comunale di Subiaco.
L’appuntamento propone un percorso tra narrazione, teatro e riflessione, con l’obiettivo di riportare al centro le esistenze di donne straordinarie che hanno lasciato un segno nella storia attraverso il pensiero, la scienza, l’arte, l’impegno e il coraggio delle proprie scelte. Il titolo richiama una parola che, per secoli, è stata utilizzata per incutere paura e delegittimare chi sfuggiva alle regole: strega. Un’etichetta che, in molti contesti storici, ha trasformato l’autonomia femminile in una colpa e la conoscenza in un motivo di sospetto.
“Perché la storia non è stata scritta soltanto da chi ha avuto il potere di raccontarla, ma anche da chi ha trovato il coraggio di cambiarla.”
Il tema della conferenza richiama le vicende di figure femminili che, in epoche e ambiti differenti, hanno dovuto misurarsi con società poco disposte ad accogliere la loro indipendenza.
Perchè le donne libere hanno sempre fatto paura
recita il sottotitolo dello spettacolo (ad ingresso libero).
Tra i nomi che rappresentano emblematicamente questo lungo cammino a chi scrive vengono in mente sicuramente figure come Ipazia d’Alessandria, filosofa e matematica dell’antichità, uccisa nel 415 in un clima di conflitto politico e religioso; Artemisia Gentileschi, pittrice del Seicento che riuscì ad affermarsi in un mondo artistico dominato dagli uomini; e anche…Giordano Bruno non fu una donna, ma la sua vicenda ricorda quanto potesse essere pericoloso mettere in discussione le verità imposte: un richiamo utile a comprendere il contesto culturale nel quale tante donne furono private della libertà di esprimersi. Sono tutte personalità che, a giudizio di chi scrive, con il loro essere controcorrente, hanno scritto pagine di vita indelebili. Accanto a loro, la storia internazionale ha fatto emergere altre testimonianze significative. Olympe de Gouges, drammaturga e attivista della Rivoluzione francese, denunciò l’esclusione delle donne dai diritti proclamati per tutti, pubblicando nel 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Ada Lovelace, matematica britannica dell’Ottocento, intuì le potenzialità delle macchine di calcolo ben prima della nascita dell’informatica moderna. Marie Curie, pioniera nello studio della radioattività e prima donna a ricevere un premio Nobel, dimostrò come la ricerca scientifica potesse aprire strade fino ad allora precluse. E ancora, Rosa Parks, con il suo rifiuto di cedere il posto a un passeggero bianco su un autobus segregato a Montgomery nel 1955, divenne un simbolo della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti; Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice italiana, ha contribuito a rendere la scienza accessibile a un pubblico ampio, difendendo al tempo stesso il valore del pensiero critico. A questo itinerario ideale si aggiungono Cleopatra e Frida Kahlo, due donne lontane nel tempo, ma accomunate dalla capacità di trasformare la propria esistenza in un simbolo di forza, identità e indipendenza. Cleopatra VII, ultima sovrana dell’Egitto tolemaico, fu una figura politica di straordinaria complessità, molto più della seduttrice tramandata da una parte della storiografia e dell’immaginario popolare. Colta, poliglotta e abile diplomatica, cercò di preservare l’autonomia del proprio regno in un Mediterraneo dominato dall’espansione di Roma. La sua alleanza con Giulio Cesare e, successivamente, con Marco Antonio la pose al centro di una stagione decisiva della storia antica. Dopo la sconfitta contro Ottaviano, nel 30 a.C., la sua morte segnò anche la fine dell’indipendenza dell’Egitto tolemaico. La sua vicenda continua a interrogare il rapporto tra potere, genere e narrazione storica: per secoli, infatti, la sua immagine è stata filtrata da racconti politici e rappresentazioni che hanno spesso privilegiato la seduzione rispetto alla sua abilità di governante. Frida Kahlo, pittrice messicana del Novecento, trasformò invece il dolore personale in un linguaggio artistico potente e inconfondibile. Segnata da gravi problemi di salute e dalle conseguenze di un incidente subito in giovane età, fece del proprio corpo, della propria identità e della propria esperienza interiore il centro di una pittura intensa, popolata di autoritratti, simboli e riferimenti alla cultura messicana. La sua arte affronta temi come la sofferenza, l’amore, la fragilità, l’identità femminile e il rapporto con le convenzioni sociali. Attraverso il suo stile inconfondibile e il rifiuto di adeguarsi ai modelli imposti, Kahlo è diventata un riferimento culturale internazionale, capace di parlare anche alle generazioni successive. Due percorsi differenti, dunque, ma ugualmente significativi: Cleopatra dovette misurarsi con gli equilibri del potere e con il peso delle narrazioni costruite dai vincitori; Frida Kahlo fece della propria voce artistica uno strumento per affermare sé stessa, senza nascondere contraddizioni e vulnerabilità. Entrambe ricordano come le donne possano lasciare un segno profondo nella storia, anche quando la loro immagine viene semplificata, deformata o ricondotta a stereotipi.
Sono, quelle sopra da me elencate, tutte esperienze diverse, unite però da un filo comune: la capacità di non accettare passivamente i confini imposti dal proprio tempo. Figure che mostrano come il cambiamento possa nascere da un’intuizione scientifica, da un’opera d’arte, da una battaglia per i diritti o dal semplice, radicale coraggio di affermare la propria identità.
È proprio in questa prospettiva che si inserisce il lavoro di Antonio Nobili, autore e interprete di una proposta culturale che unisce la forza della parola alla dimensione scenica. La formula della conferenza-spettacolo permette di avvicinare il pubblico alle vicende storiche non soltanto attraverso le informazioni, ma anche mediante il coinvolgimento emotivo, restituendo umanità a protagoniste troppo spesso ridotte a nomi, date o simboli.
Chi saranno le personalità di cui la pièce tratterà?
L’iniziativa, promossa da La Cervona Editoria & Spettacolo con il patrocinio della Città di Subiaco, si propone così come un’occasione per interrogare il passato e leggere con maggiore consapevolezza il presente. Perché la libertà di conoscere, scegliere e partecipare alla vita culturale e civile non è una conquista definitiva: è un patrimonio da custodire e rinnovare.
La Biblioteca Comunale diventerà, per una sera, il luogo di un incontro tra memoria e attualità, nel quale le storie individuali si intrecciano con le grandi trasformazioni della società. Un invito a riconoscere il contributo delle donne alla costruzione del sapere e della civiltà, ma anche a riflettere sui meccanismi attraverso cui il pregiudizio continua a limitare talenti e possibilità.
Il messaggio che accompagna l’evento ne riassume il senso più profondo:
«Perché la storia non è stata scritta soltanto da chi ha avuto il potere di raccontarla, ma anche da chi ha trovato il coraggio di cambiarla».
Alessandra Battaglia
Riepilogo Info
Titolo: Le chiamavano streghe – Donne che hanno cambiato il mondo
Protagonista: Antonio Nobili, scrittore
Quando: venerdì 30 ottobre 2026, ore 18:00
Dove: Biblioteca Comunale, Viale della Repubblica n. 26, Subiaco (Roma)
Ingresso: gratuito, con prenotazione obbligatoria
Informazioni e prenotazioni: 320 4607314 – www.lacervona.com
Una produzione La Cervona Editoria & Spettacolo S.r.l., con il patrocinio della Città di Subiaco.

