Ci sono luoghi in cui il Natale non si limita ad arrivare: viene evocato prima dai pensieri su come, gesto dopo gesto, abbellire, decorazione dopo decorazione, luce dopo luce, gli ambienti. E sentiamo palpitare quella passione capace di trasformare un intero angolo di paese.
A Cave, nel quartiere San Lorenzo, chi scrive se n’è accorta quasi per caso, lo scorso anno, entrando nella pizzeria di Camillo Mancini, papà di Lilia, promotrice di una delle iniziative natalizie più suggestive del territorio.
Ad accogliere i visitatori non c’era soltanto il calore di un locale che sprigionava profumi di pizze, ma una cornice estestica da vero e proprio spettacolo: migliaia di luci, addobbi, decorazioni e allestimenti che vestivano a festa ogni spazio, regalando un’atmosfera da fiaba ai palazzi. Una meraviglia che invitava a soffermarsi, guardare ogni particolare e lasciarsi sorprendere. La curiosità ha poi spinto chi scrive a visitare anche il bar accanto, Casa Lior, dove la magia continuava: gli ambienti erano stati trasformati con gusto e stile in un piccolo salotto natalizio, con tanto di finto caminetto, arricchito di calze traboccanti di dolcetti, pronto ad accogliere Babbo Natale e persino la Befana. Un posticino davvero speciale, capace di riportare grandi e piccini nell’incanto delle feste. E non è solo per dire: ora sappiamo che i primi ad accorrere sono proprio gli adulti, desiderosi di vivere questa esperienza che ha il sapore dei rapporti autentici e ci connota come persone fatte di ricordi, di tradizioni, che amano sentirsi parte attiva e partecipe della comiunità in cui vivono.
. Da quella scoperta è nata la voglia di saperne di più e di conoscere chi ci fosse dietro tanto entusiasmo e tanta creatività. Anche perché, dietro le quinte, lo scorso Natale non tutto era andato secondo i programmi: Lilia, con grande dispiacere, era ko…aveva una gamba ingessata e non aveva potuto seguire l’iniziativa come avrebbe desiderato. Una battuta d’arresto che, evidentemente, non ha spento né la passione né la voglia di fare. Gli occhi le si velano di commozione ricordando che gli abitanti del Quartire San Lorenzo avevano comunque allestito tutto nonostante lei fosse costretta a casa e letteralmente bloccata, aveva supervisionato tutto dal cellulare.
E quest’anno Lilia, che mentre ci racconta trasmette entusiasmo e non smette di sottolineare quanto sia grata e felice dei vicini di quartiere, è pronta a tornare in campo, con quella energia luminosa e coinvolgente che sprigiona chi vuole recuperare il tempo perduto e fare ancora di più: allestimenti spettacolari, nuove sorprese, mercatini, una gran festa, persino fuochi d’artificio finali, doni e attestati per tutti, riservando una speciale attenzione per i piccoli che si cimenteranno nel realizzare le decorazioni.
Tutto questo per creare un Natale in grande stile ma sopratutto per sentirsi a casa, avvolti nel tepore della consapevolezza che, dietro una parete, non c’è solo altra gente, ma quel vicinato che sentiamo appartenenti coms “nostro”, uniti come siamo da una relazione vera, da affetto, simpatia; quel vicinato “di una volta” che si reggeva sulle relazioni umane costruite da piccoli gesti gentili. Come avvisare se sta per piovere e il bucato è a rischio. Mi viene in mente il paesino campano dei miei nonni, in cui gli usci in legno erano chiusi solo di notte e mai a chiave. Si collaborava e il vicinato era sacro: ti affacciavi e tutti accorrevano per dare consigli o un sacchetto di farina, un ovetto fresco per finire la ricetta in preparazione. Quei tempi in cui tutti noi bambini, uscendo nel cortile come in piazzetta o in strada, vivevamo quei posti esattamente come un prolungamento fisico degli spazi interni; erano sempre “casa”, anzi ancora più sicuri sotto gli occhi e le orecchie attente di tutti i vicini.Vecchiete che scendevano i panni, altre comari sedute in panchina al fresco. Qualche marito intento in lavoretti in giardino. Eventuali pericoli erano molto oltre il quartiere, forse solo altrove, magari nelle città. Sotto casa si poggiavano palloni, biciclette e pattini; nessuno immaginava che qualcuno potesse toccare qualcosa..
Questo universo distante solo 40 anni, mentre ascolto la voce di Lilia che descrive i preparativi natalizi di tutto il vicinato, torna ad abitarmi dentro con maliconia e felicità insieme, avverto un mix strano di sensazioni forti nel proiettarne la magia nel quartiere di San Lorenzo a Cave. Immagino che visitare il quartiere mentre si prepara a brillare nuovamente, mi permetterà di far pace con questa distanza emotiva che purtroppo, per chi frequenta le metropoli di oggi, segna quasi l’archiviazione ineluttabile di una gioventù candida e serena che i bimbi di oggi purtroppo non sperimenteranno mai.
Con questa dimensione dell’infanzia a battermi in testa converso con gioia con Lilia, mentre cresce la curiosità di scoprire cosa avrà in serbo questa quarta edizione di “Illuminiamo il Natale”. Non mi svela nulla dei dettagli, ma la mia fantasia dipinge scenari fiabeschi proprio nei luoghi di Cave a me così familiari e cari. La zona tra la Villa Clementi e i caseggiati che si diramano a raggiera dal Bar Lior di Lilia.
Impossibile resistere quando mi ha invitata a partecipare.
Per conoscere meglio la storia, lo spirito e i progetti di questa iniziativa, sono tornata ad incontrare la signora Lilia, accolta di nuovo dal lungo sorriso del suo anziano papà Camillo Mancini, dolce nonnino dagli occhi azzurri, presenza affettuosa di questa bella avventura natalizia che è già al via.
Scommetto che basteranno poche domande alla intraprendente promotrice, la signora Lilia, per appassionare anche voi, cari Lettori.
Lilia, ma come è nata l’idea di questo evento?
“L’idea è nata per caso, camminando per il mio quartiere proprio nel periodo di Natale ho pensato: perché non illuminare ancora di più il quartiere di San Lorenzo? Mi sono sempre piaciute le decorazioni”.
Come è cambiato fino ad oggi “Illuminiano il Natale”?
“L’iniziativa “Illuminiamo il Natale“ arrivando alla sua quarta edizione, ha vissuto una evoluzione significativa nel modo di far vivere le festività all’interno della comunità locale di Cave: nelle prime edizioni l’iniziativa è nata come un piccolo concorso di quartiere, incentrato soprattutto sull’addobbo di balconi, finestre o giardini. Poi, con il tempo, si è trasformato in un appuntamento fisso, dove i residenti lavorano insieme per far “brillare” vicoli, cortili, alberi”.
Qual è l’obiettivo?
“L’obiettivo principale è rafforzare il senso di comunità, creare occasioni di incontro tra i residenti, riscoprire la bellezza del quartiere, promuovere la partecipazione di ogni cittadino, commerciante o famiglia a contribuire con le proprie idee, tempo e decorazioni, diffondere calore e atmosfera natalizia, portare un clima di positività, gioia e condivisione lungo le strade del quartiere”.
Ci sono premi o attestati?
“Si, in un’iniziativa come “Illuminiamo il Natale “ la premiazione valorizza l’impegno dei residenti con un attestato e un ringraziamento per tutti presso il nostro Bar Lior “.
Lilia, chi c’è dietro l’organizzazione dell’evento?
“Diciamo che io amo curare, anno dopo anno, “Illuminiamo il Natale” insieme ai residenti del mio quartiere. E sono proprio i residenti del mio quartiere gli artefici dell’evento ed i protagonisti e a loro dedico il mio più sincero ringraziamento e la mia ammirazione per tutto l’impegno e la passione che mettono affinché San Lorenzo possa brillare ogni anno un po’ di più. Grazie a tutti di cuore!
Casa Lior approfitta del giornale Monolite per ringraziare tutti coloro che hanno reso speciali le precedenti edizioni di cui vedete le immagini e anche per augurare a tutti Buone Feste!
Invitiamo tutti i Lettori di Monolite Notizie a passare a trovarci a Cave, non solo per la Premiazione finale nel Bar Casa Lior ma anche per vedere i nuovi allestimenti”.
C’è poi un ultimo aspetto che mi ha particolarmente colpito e che restituisce ancora meglio il senso di questa iniziativa: lo spirito autentico del Natale è proprio questo, coinvolgere la comunità cominciando da casa nostra, dal nostro vicinato, dalle persone che incontriamo ogni giorno.
Non serve andare lontano per costruire qualcosa di bello: basta accendere una luce, condividere un’idea e mettersi insieme.
E mi ha fatto particolarmente piacere scoprire che, oltre ai piccolini, anche i giovani saranno protagonisti di questa avventura: a comporre la giuria saranno infatti gli allievi del Liceo Artistico Statale Enzo Rossi, sezione staccata Henry Matisse di Cave, guidati dal professor Sergio Camilloni, ormai una vera istituzione per la creatività e i progetti artistici del territorio. Un bellissimo coinvolgimento delle nuove generazioni, che rende ancora più significativo il messaggio dell’iniziativa: il Natale è condivisione, partecipazione e capacità di costruire bellezza insieme.
A Cave il Natale si accende anche così: con l’iniziativa di una cittadina, con l’amore per l’accogliere e abitare i posti con amore e cura delle tradizioni, con l’adesione di tutti, la partecipazione, la solidarietà e il calore di una comunità che sceglie di brillare insieme in un modo che conquista il cuore e crea un richiamo affettivo impossibile da non seguire.
Alessandra Battaglia

