Da oggi a domenica continuano gli appuntamenti nel Teatro di Villa Clementi di Cave con “Un parco di libri” a cura dell’Associazione Caffè Corretto, in collaborazione con Comune e Pro loco. Si propone un fitto calendario di appuntamenti ed iniziative che includono oggi, domani e dopodomani, ore 19,un pic- nic nel parco comunale offerto da Caffè Corretto. Dopo la diretta di stamattina, dedicata alla manifestazione, Monolite prosegue nel raccontare questa appassionante avventura tra libri, show e laboratori con Daniela Mancini e Valentina Bischi ospiti della manifestazione culturale. Domenica gran finale con Marco Pareti e Valentina Rita. Quest’ultimo appuntamento verrà presentato dal nostro direttore, la giornalista Alessandra Battaglia.
Daniela Mancini
Come nasce l’idea di questo progetto letterario?
“Ho scritto romanzi di vario genere, racconti sulle tradizioni popolari, saggi sulla scuola, commedie, finché qualche anno fa ho sentito il bisogno di cimentarmi nel Giallo. Il primo di una trilogia: I’Ombra della sera, è un romanzo poliziesco che presento al Festival della Letteratura. Questo testo mi ha permesso di analizzare le mille sfaccettature della gente comune. Il lettore è coinvolto nelle indagini e partecipa con simpatia o antipatia alle vicende dei protagonisti”.
Sintetizzi il suo libro
“Il romanzo si ambienta in un piccolo commissariato di una cittadina immaginaria della Toscana, I poliziotti della Squadra provengono da varie parti d’Italia. Una sede modesta non risparmiata da pregiudizi e luoghi comuni difficili da sradicare. I due investigatori: l’ispettore Carlo Lamanna e la giovane vice commissaria Irene Gando, assegnata alla sede per l’anno di prova, si trovano a indagare per giorni su reati irrilevanti, poi si profila un caso che può diventare importante. La vicenda, tra intuizioni che sembrano risolutive e brucianti fallimenti si intreccia a storie personali di alcuni poliziotti e ad altri filoni di indagine”.
Quali sensazioni la attraversano pensando a questa iniziativa a cui parteciperà?
“Un Festival della Letteratura è un evento che richiede notevole impegno da parte degli organizzatori, tanto più apprezzabile in momenti di crisi come questi. Avvicina gli scrittori ai lettori e viceversa in un proficuo scambio, occasione di crescita per tutti”.
Un segreto o un particolare che vorrebbe sottolineare del suo libro?
“La verità non è mai a portata di mano, lo sforzo congiunto della Squadra può avvicinarla, ma poi è il caso che la risolve”.
Valentina Bischi
Come nasce l’idea di questo progetto?
“Valentina Bischi e Clarissa Veronico si incontrano per caso in un festival teatrale, un’attrice di Pisa in veste di spettatrice, una direttrice artistica di Bari in veste di relatrice in un convegno. Si raccontano passioni e piaceri. Prendono un aperitivo. La pandemia sembra finita. Non lo è in realtà ma qualche spettacolo si può cominciare a vederlo, di nuovo.
Tornate a casa si scrivono. Si scambiano materiali. Dopo quasi un anno Valentina Bischi porta a Bari nella rassegna Il peso della farfalla, lo spettacolo Die Panne. Gli spettatori sono entusiasti. Loro prendono un altro aperitivo. La pandemia non è finita. Si torna a vedersi in video chiamata. Valentina Bischi sta pensando a Medusa, Clarissa Veronico sta pensando a Pentesilea.
Leggono insieme Pensilea di Heinrich von Kleist. Un dramma capolavoro del romanticismo, una delle più belle versioni del mito della regina delle amazzoni. Un testo che è un amore antico e sempre una nuova scoperta. Valentina Bischi ha una prima residenza a Locarno presso il Teatro dei Fauni, dove incontra Santuzza Obherolzer regista, attrice e organizzatrice del festival “OSA!La Donna Crea” che,in collaborazione con Spazio “L” la ospita per uno spettacolo. Fanno dei lunghi bagni al fiume e, nuotando, Pentesilea emerge dall’acqua lentamente accanto a loro.
Clarissa Veronico dirige una rassegna: è iniziato un viaggio e questa volta si conoscono almeno le prime tappe. Cosa c’è in questa regina che le affascina tanto? La differenza di genere, il conflitto, il peccato originale di un pensiero unico, patriarcale, che inquina ogni anelito di libertà, l’amore irriducibile, la vergogna, il sapersi regalmente forti, regalmente fragili. Clarissa Veronico riscrive il testo di Kleist, a modo suo, a modo di Valentina. Santuzza si prende cura e ascolto. Lo mettono in scena”.
Sintetizzi il suo lavoro.
“Donna torna sui suoi passi, torna indietro perché ha perso qualcosa nella polvere, nella corsa, tra le frecce della guerra. Ha perso il suo diario e il suo destino. Non sa più leggere i segni della vita sulla sua mano. È una guerriera, questo ancora lo sa. Viene dalle sponde del Mar Nero, lì dove ancora giocava sulla sabbia, lì dove ancora rideva prima che, prima di. C’è un prima nella sua memoria e quello che è venuto dopo non è più riuscito a ricomporsi.
Lei è Protoe, guerriera e compagna di Pentesilea, regina delle Amazzoni. Ha visto la guerra gioiosa del suo popolo di donne libere andate a Troia a conquistare i migliori eroi per condurli a Temiscira, dove la festa delle rose celebrerà l’amore. Ha visto la sua regina inseguire Achille. Li ha visti illuminarsi, amarsi, promettersi. E poi? Poi il destino ha inciampato in una piega del cuore. Pentesilea ha provato a cambiarlo e ora le linee della mano non parlano più. Ha provato a cambiarlo e tutto è crollato, esploso. Le schegge non si ricompongono.
Nello spazio intimo della memoria di Protoe, andiamo anche noi sul Mar Nero, poi a Troia in guerra, in una tenda tra parole d’amore sussurrate, e poi più giù, nelle pieghe di un mito che racconta di dono e di possesso, di fiducia e tradimento, di libertà, dell’insostenibile peso della libertà
Heirich von Kleist ha scritto una delle più belle versioni del mito di Pentesilea. Con le mani così lievi che sentivo dolore lo riscrive, nelle parole e nella scena perché ci somigli, perché racconti un conflitto che è dentro di noi, che sorridendone, ridendone, ancora ci lacera”.
Quali sensazioni la attraversano pensando a questa iniziativa a cui parteciperà?
“Tornare, perchè di un tornare si tratta, a Cave, per me, è come quando da piccola tornavo alla casa delle vacanze, in campagna. La mia famiglia ha origini ciociare, e fin dal primo incontro con L’ Associazione Caffè Corretto, ed era il 2014, ho trovato quel profumo, quel sapore, quell’impressione che somiglia al “tornare”, a casa, alle radici.
Nel tempo sono tornata a Cave con varie proposte teatrali. Prima di partire, ho trovato nelle tasche quell’eccitazione di bambina, per un luogo conosciuto, perchè impresso nella memoria grazie all’affetto e ai sorrisi delle persone che lo abitano. Mi sento abbracciata dall’Associazione. E lì vorrei stare”.
Un segreto o un particolare che vorrebbe sottolineare del suo lavoro.
“Con le Mani Così Lievi…Che Sentivo Dolore” è un monologo.
Vorrei che si tenesse questo segreto, un monologo, questo monologo, è una proposta corale. Ma proprio tanto. Ci sono persone in scena, importanti, anche se non si vedono. Clarissa Veronico che lo ha scritto e con cui abbiamo condiviso le domande,soprattutto, le domande, Santuzza Oberholzer che ne ha avuto cura, la scena realizzata da Nicola Socciarello, Andrea Locci e il CovoLab. Di Calci, e, nella scena, le mani magiche di Manuela Trillo. La luce di Max Mugnai. Le musiche di Tout Bleu. E ancora, le foto di scena, di Elena Lagova, la locandina, un’opera di Rossella Mercedes e il video di Diego Parbuono. E ancora. Lo spazio dove posso provare,a Calci, grazie ad Antonello e Alessandra, e a Bari, Salvatore. Spazio L a Locarno, soprattutto Marco Cupellari. E la voce di Roberto.
Ecco. Questo segreto. Prezioso, vorrei fosse tenuto stretto”.

