Arriva a Roma al Teatro Quirino dal 10 al 15 febbraio La rigenerazione, capolavoro teatrale di Italo Svevo adattato per il palcoscenico da Valerio Santoro. La commedia esplora con feroce comicità e profonda ironia il desiderio di ringiovanire e il rapporto dell’uomo con il tempo che passa.
Protagonista Nello Mascia interprete di Giovanni Chierici in un allestimento che restituisce attualità e intensità emotiva al testo sveviano. È uno dei testi più raffinati e inquietanti di Italo Svevo (La rigenerazione, scritto tra il 1926 e il 1927) ad approdare in scena con un nuovo allestimento che coniuga ironia, riflessione esistenziale e una moderna tensione teatrale. Dal 10 febbraio 2026 il Teatro Quirino – Vittorio Gassman di Roma ospita “La rigenerazione”, come anticipato, diretto dal regista Valerio Santoro e interpretato da Nello Mascia nel ruolo del protagonista Giovanni Chierici.
L’opera, che rappresenta l’ultimo dei lavori drammaturgici di Svevo, affronta una delle grandi ossessioni dell’uomo moderno: la paura dell’invecchiamento e il desiderio quasi disperato di ritrovare giovinezza e vitalità. In un gioco fra comico e tragico, tra sarcasmo e malinconia, la commedia esplora le nevrosi dell’individuo e i limiti della scienza e dell’illusione umana di fermare il tempo.
Avendo letto il testo de “La rigenerazione” posso sintetizzarne i temi che Svevo intervetta tra tempo, ironia e inquietudine dell’uomo moderno. Leggere “La rigenerazione” significa confrontarsi con il più intimo paradosso dell’esistenza: il desiderio, spesso impetuoso e irrazionale, di sfidare il tempo. Italo Svevo, con la sua consueta lucidità e una sottile ironia, mette in scena un uomo che non accetta la decadenza fisica e morale, e che tenta, attraverso mezzi scientifici e quasi magici, di tornare indietro nel tempo. Giovanni Chierici non è solo un personaggio; è lo specchio delle nostre nevrosi, dei nostri compromessi con la vita, della fragile illusione di controllare ciò che è inevitabile.
Svevo gioca con il comico e il tragico in egual misura: l’operazione di “ringiovanimento” diventa motivo di suspense, ma anche di feroce ironia contro chi rifiuta di accettare il naturale corso dell’esistenza. In questo testo, la psicoanalisi freudiana e il fermento culturale del primo Novecento non sono meri dettagli storici: sono tessuto vivo che nutre la complessità del protagonista, le sue ansie e le sue fragilità.
La grandezza di Svevo sta nella capacità di trasformare un desiderio quasi surreale in dramma universale: La rigenerazione non è solo una riflessione sulla vecchiaia, ma un’indagine sul senso della vita, sul bisogno di controllo e sull’ironia amara che accompagna le nostre illusioni. L’umorismo, mai fine a se stesso, illumina le crepe dell’anima moderna e rende la lettura un’esperienza che diverte, inquieta e induce a una profonda introspezione.
Leggere Svevo oggi (o assistere alla trasposizione teatrale di una sua opera così attuale) significa riconoscersi nel tempo che passa, nei rimpianti, nelle speranze impossibili e nei compromessi che ogni uomo è costretto a fare con se stesso. La rigenerazione non invecchia mai, perché parla dell’uomo con sincerità disarmante, e ci ricorda che l’unica vera “rigenerazione” possibile è accogliere la vita con lucidità, ironia e coraggio.
La produzione teatrale che sta per debuttare a Roma, sul palcoscenico vicino Fontana Di Trevi, è frutto della collaborazione tra Teatro Biondo di Palermo e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, realtà teatrali che hanno già portato con successo la pièce in tournée nazionale, da Palermo a Catania e ora a Roma. Nel cast, insieme a Mascia, figurano interpreti come Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio e Roberto Mantovani, che danno vita a un dramma corale di grande impatto emotivo.
Le scene sono curate da Luigi Ferrigno, i costumi da Dora Argento, mentre Paolo Coletta firma le musiche e Cesare Accetta le luci. La messa in scena rende omaggio alla sottigliezza psicologica del testo, con un impianto che alterna dimensioni reali e oniriche per riflettere lo stato d’animo del protagonista e il suo conflitto con la vita che scorre.
Nelle sue note di regia, Santoro sottolinea proprio questa doppia natura del testo:
«L’“eroe” sveviano è l’uomo con le sue fragilità e le sue inettitudini… un protagonista ormai avanti con gli anni, che vuole sottoporsi a una “moderna” operazione che gli consenta di tornare indietro nel tempo, di ringiovanire… La feroce ironia contro coloro che non vogliono rassegnarsi all’inevitabile trascorrere del tempo sarà il fulcro dello spettacolo…»
(segue integralmente nelle note di regia di Valerio Santoro).
La rigenerazione si pone così come una riflessione senza tempo sulla condizione umana: un dialogo con i limiti e le illusioni, un invito a guardare con lucidità alla vita, alle sue maschere sociali e alle aspettative che ne derivano. In scena, tra comicità feroce e introspezione dolorosa, il pubblico viene coinvolto in una esperienza teatrale intensa, dove la risata si intreccia alla riflessione esistenziale.
Ironia ed emozione si mescolano nella lotta dell’uomo contro il tempo che passa.
Composto tra il 1926 e il 1927, come tutti i grandi classici della letteratura e del teatro, è un testo che tratta temi universali e sempre urgenti. Svevo si esprime sulla grande questione di tutti i tempi: come affrontare la vecchiaia e la decadenza fisica? È legittimo desiderare di ringiovanire? Scendere a patti di faustiana memoria con il diavolo, consegnandosi alle mani dei medici e dei loro esperimenti? O non è forse più saggio accettare che la vita faccia il proprio corso, accogliendo con naturalezza i mutamenti del nostro fisico e della nostra mente?
.«Svevo – spiega Santoro – è un maestro nel delineare le crisi e le nevrosi dell’uomo moderno, complice anche il tessuto culturale dei suoi tempi, la nascita della psicoanalisi e i fermenti sociali dell’epoca.
Alessandra Battaglia
Riepilogo Info
Titolo spettacolo: La rigenerazione
Autore: Italo Svevo (1926–1927)
Regia: Valerio Santoro
Protagonista: Nello Mascia
Altri interpreti: Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio, Roberto Mantovani
Scene: Luigi Ferrigno
Costumi: Dora Argento
Musiche: Paolo Coletta
Luci: Cesare Accetta
Produzione: Teatro Biondo di Palermo / Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Teatro: Teatro Quirino – Vittorio Gassman, Roma
Date: 10–15 febbraio 2026
Orari: sere e pomeriggi con più repliche secondo calendario ufficiale
Tema centrale: vecchiaia, desiderio di ringiovanire, conflitto con il tempo e nevrastenia moderna

