Il 26 e 27 agosto 2025, nella straordinaria cornice della cavea del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina, è andato in scena “Stupor Mundi”, opera teatrale e musicale ispirata alla figura complessa e affascinante di Federico II di Svevia. L’evento ha segnato un debutto in prima assoluta nell’ambito della rassegna “Fortuna in Musica”, promossa per valorizzare l’intero complesso archeologico prenestino e avvicinare il grande pubblico a esperienze culturali tra teatro, musica e memoria storica.
“Stupor Mundi”, che -SPOILER- si svela quale matrice di senso e significato solo a fine spettacolo come nei migliori gialli, ci è parso un ottimo investimento di tempo.
Sull’ampio palco ricavato a includere l’iconico pozzo (da cui in età remota venivano tratti gli auspici) tutto fa perno nel ricostruire luci e -tante- ombre di Federico II di Svevia. Il pubblico assiste ad un talk show moderno in cui il sovrano è il protagonista principale dell’intervista e il conduttore alterna domande dirette a interventi in collegamento o in presenza di diversi illustri altri ospiti riportati in vita dalle pagine della grande storia dell’Italia che fu (siamo nel XIII secolo).
Tra tutti spiccano due figure femminili, due sguardi diametralmente opposti sul sovrano che permettono allo spettatore di vivere questa ricostruzione come l’identikit di un personaggio da serie crime, attribuendo un magnetico ed oscuro tocco alla visione che stride con lo scenario che, per la sua bellezza, suscita un altro tipo di meraviglia. Una sorta di processo in TV come, apparentemente, quelli che oramai imperversano nel palinsesto dei maggiori canali italiani ma strutturato con un contraddittorio autentico che suscita nell’osservatore, abituato -telecomando in mano- a “subire farse”, nemmeno ben orchestrate, un sincero e sanguigno interesse per vicende storiche che sono ripercorse con un taglio dinamico e più realistico della finzione che ci si aspetterebbe dal teatro.
Si vive così un paio d’ore in bilico sullo spiazzamento tra le dosi massicce di falsità assorbite guardando la TV, persino seguendo trasmissioni su argomenti che dovrebbero imporre i seri canoni dell’equilibrio a favore della verità, e questo spettacolo “teatrale” palesemente una messinscena che si avverte come più prossimo alla autentica realtà di tanti presunti approfondimenti di fatti di cronaca vera (o nera, come il Lettore vuol preferire interpretare).
Vivace l’alternarsi dei vari interlocutori e dello stesso “soggetto” del contendere, appunto Federico II di Svevia: ovvero Federico Ruggero di Hohenstaufen, sepolto a Palermo nella Cattedrale di Palermo nel 1250, in vita (visse 56 anni) ha seduto sul trono come re di Sicilia, duca di Svevia, sovrano del Sacro Romano Impero, dunque Imperatore dei Romani e praticamente con un decennio di meno anche re di Gerusalemme (prima per matrimonio e poi per sua autoincoronazione).
Per tentare di ricostruire esattamente chi sia questo uomo così complesso , sono diverse le voci che ne offrono spaccati in chiave tanto lucida quanto spiazzante, quali prospettive assolutamente personali di un controverso personaggio storico che passa alla storia come -SPOILER- “lo stupore del mondo” per le sue stranezze e bizzarrie al limite dell’inquietante, e nondimeno paurosamente attuali se comparate agli scenari della cronaca contemporanea non solo dei TG nazionali (purtroppo!).
Scritta da un ispirato Valerio Vicari con le musiche di Alessandro Meacci, che ci sono sembrate calzanti, e una regia di grande tenuta grazie ad Erica Salbego, lo spettacolo ha visto un “battesimo” d’eccezione nella splendida cornice del Santuario della Fortuna Primigenia, proprio nella cavea teatrale che mostra la sua disarmante vocazione quale spazio di eventi pubblici. Una scelta gradita non solo ai prenestini ma anche a coloro che hanno colto l’occasione per gustare la location in queste due date, 26 e 27 agosto 2025, e per assistere alle iniziative stesse (bastava prenotarsi).
Lo spettacolo apparteneva alla rassegna “Fortuna in Musica”, ideata perseguendo l’obiettivo di valorizzare il complesso archeologico anche con l’intento di restituire al pubblico un’esperienza culturale immersiva in un luogo per diversi aspetti unico nel suo genere. In ciascuna delle giornate nel pomeriggio dalle 17 alle 20:30, c’è stata l’apertura gratuita del museo con un concerto cameristico all’interno della sala Tholos alle ore 18 e poi, dalle ore 21, lo spettacolo Stupor Mundi, come si ripete, allestito nella cavea teatrale del Santuario. Una due giorni che ha riproposto in gratuità sia la visita al museo sia la performance artistica in modo tale che il Museo si offrisse al pubblico quale spazio di incontro tra la storia e l’attualità.
“Stupor Mundi”-opera unica, abbinava tanto momenti di musica quanto teatro puro nel contesto interno ed esterno al Tempio della Dea Fortuna a Palestrina, una esperienza complessiva di cui il nostro giornale Monolite ha seguito solo l’ultima tappa ma che ci è sembrata molto valida. Indovinata a nostro parere la chiave di regia che esprime capacità di profonda introspezione, grande studio critico, una tagliente vena ironica che conquista lo spettatore, ottime capacità degli interpreti di calarsi nei personaggi rappresentati in modo fascinoso e dolente, realistico e parziale.
L’effetto è a tratti disturbante per la cruda atrocità dei comportamenti tenuti da Federico II e le versioni fornite da lui stesso e dalle altre voci in campo creano un andirivieni di eco che impediscono letteralmente di annoiarsi. I brani musicali e la cornice estetica in cui l’orchestra campeggia come una elegante quinta teatrale prima dei 180 gradi di panorama puntinato di luci completa sapientemente la pièce – una idea riuscita per regalare (ricordiamo che l’ingresso era completamente gratuito e consentiva anche di visitare il Museo) opportunità culturali in una città dove per paradosso, nonostante le meraviglie archeologiche e storiche, le presenze non riflettono quasi mai le potenzialità.
In questa occasione si è colta attenzione ai dettagli, pur seduti sulla scalinata a rendere più confortevole la permanenza tanti cuscinetti. Ad eccezione di qualche isolato soggetto (che ha disturbato con fumo da sigaretta o un ostentato andirivieni), tutti i partecipanti hanno avuto cura di non inquinare lo spettacolo con atteggiamenti non appropriati al contesto elegante. Tra gli aspetti significativi che abbiamo colto ed apprezzato lo stile di teatro civico al servizio dell’introspezione e delle deduzioni da trarre con il proprio ragionamento, libero da squallidi servilismi che pure compaiono ovunque. Gli applausi a fine performance ci è parso abbiano tributato il giusto riconoscimento.
Un plauso allo staff del Museo stesso per il garbo e la capacità di gestire anche qualche richiesta imprevista con sollecitudine e competenza, a differenza di altri siti dove, purtroppo, per l’isolato irragguardevole atteggiamento di qualcuno, non sempre l’esperienza risulta così serena e distensiva, pur restando per altri aspetti meno lusinghieri di certo indimenticabile.
In scena, accanto all’apprezzabile ensemble di Roma Tre Orchestra, il cast artistico di caratura consistente ha visto gli attori Emanuele Tumolo nel ruolo di Federico II, Debora Binci nei duplici ruoli di Bianca Lancia e Jolanda, e Duccio Lombardi che ha interpretato l’intervistatore. Suggestive le voci fuori campo che hanno evocato presenze storiche e simboliche: Pier delle Vigne (voce di Federico Aschieri), Enrico VII (voce di Francesco Bruno), Onorio (voce di Andrea Fazzini), il “Siciliano” (voce di Pierluca Fara), fino alla dimensione celeste del Paradiso (voce di Luca Tomesani,Gianpaolo Salbego, Erica Salbego). Un coro di figure che circonda il protagonista in un confronto con la propria eredità e che riverbera diversi lati del sovrano.
Nel parterre dei musicisti: Medea Kalantarava -violino 1, Matteo Morbidelli -violino 2, Alessandro Acqui -viola, Giulia Dea -violoncello, Diego Di Paolo -contrabbasso, Nicolò Pulcini – tromba, Riccardo Zelinotti -percussioni, Alessandro Meacci -pianoforte coda/mezza coda con apporto di tastiere elettroniche.
Per quanto attiene le dichiarazioni ed il contesto istituzionale della manifestazione, “Stupor Mundi” è un’opera teatrale in atto unico, firmata da Valerio Vicari, Direttore Artistico di Roma Tre Orchestra, e recentemente pubblicata da Edizioni ETS.
«In scena tutto diventa possibile»,
spiega Vicari.
«E così, senza la pretesa di dire chi fu davvero Federico II, ho provato a raccontarlo come mi è sembrato che fosse. Provando a indagarne pregi e virtù, esaltando le sue contraddizioni, per renderne un ritratto universale, onesto, soprattutto in grado di parlare, auspicabilmente, anche al pubblico d’oggi».
Il progetto si articola in una drammaturgia ricca di suggestioni, accompagnata da una partitura originale firmata dal pianista e compositore Alessandro Meacci, co-direttore artistico del progetto:
«Abbiamo scelto una scrittura musicale che non descrivesse, ma evocasse. Le percussioni, le tastiere elettroniche e l’ensemble orchestrale si fondono per dare corpo a uno spazio mentale: quello di un imperatore che si muove tra la memoria e il giudizio, tra l’uomo e il mito».
Le musiche dello spettacolo sono edite da Agenda Produzioni e Multiforce di Tiziano Giupponi.
La regia di Erica Salbego firma un allestimento essenziale e visionario:
«Nella costruzione registica ho cercato di restituire proprio questa tensione: un Federico II sospeso, che si interroga sul proprio passato in attesa di un giudizio ulteriore. Lo spettacolo si muove tra epoche diverse, con personaggi che provengono dal XIII secolo ma si confrontano con un linguaggio e uno sguardo di oggi, lasciando emergere un parallelismo sottile ma preciso: Stupor Mundi non è solo un’opera sul passato, ma una riflessione viva sul presente».
Il progetto è realizzato da Roma Tre Orchestra e Agenda Produzioni in collaborazione con i Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, vincitore di un bando nazionale per la valorizzazione della musica dal vivo nei luoghi della cultura statali, promosso dal Ministero della Cultura, con il sostegno di Octandre Didattica.
A sottolineare il significato dell’iniziativa, Martina Almonte, direttrice dei Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, ha dichiarato:
“I Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, a un anno dalla loro istituzione, offrono per la prima volta ai pubblici attività culturali di elevato livello, autoprodotte grazie al finanziamento del Fondo Unico per lo Spettacolo della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura. Il luogo prescelto è il cuore dell’antica Praeneste: la cavea teatrale che dava accesso al tempio della Fortuna e che aveva la funzione di ospitare il pubblico per cerimonie e performances religiose già in antico. La figura di Federico II è di grande modernità proprio in virtù delle contraddizioni che il testo di Vicari mette in evidenza. La formazione multiculturale dell’Imperatore cattolico, avvenuta in una Palermo intrisa di cultura araba, ha fatto sì che egli prediligesse la pace tramite accordi piuttosto che la guerra di Crociata, atto allora scandaloso ma riferimento illuminante in questi tempi bui che viviamo oggi.”
Alessandra Battaglia

