Una bellezza da serafino e l’anima di un poeta in fiamme: così si presentava Jim Morrison al mondo, frontman carismatico dei Doors e figura emblematica di un’intera generazione perduta. Scomparso a soli 27 anni in circostanze mai del tutto chiarite, il suo corpo trovato in una vasca da bagno a Parigi è diventato simbolo di un mito che non ha mai smesso di bruciare. Ora, J.D.M. Twentyseven — disponibile su Amazon Prime Video Italia dal 3 luglio 2025 — riaccende quel fuoco, portandoci in un viaggio psichedelico tra poesia, allucinazioni e verità interiori, nella mente e nell’anima di un artista condannato al culto eterno. Fascino e poesia uniti alla sua prematura scomparsa oltre ad una bellezza angelica a fare da contrappunto a sregolatezze e eccessi ne hanno accresciuto i tratti leggendari. La sua morte, avvenuta a Parigi nel 1971, è avvolta nel mistero, con diverse teorie che circolano ancora oggi. Questa morte prematura, unita al suo stile di vita e alla sua arte, ha contribuito a creare il mito di Morrison, complesso e ipnotico, facendolo entrare nel “Club dei 27”.
J.D.M. Twentyseven si presenta come un cortometraggio evocativo che si addentra nei meandri della mente e dell’anima di una delle figure più enigmatiche e complesse del rock: Jim Morrison. Scritto, prodotto e diretto da Rossella Logiurato e Roberto Avolio, il film ha già ottenuto riconoscimenti di rilievo, tra cui una menzione d’onore al Los Angeles Movie & Music Video Awards 2024 e il titolo di semifinalista al Mediterraneo Festival Corto 2025.
Prodotto da Wisdom Pictures s.r.l., J.D.M. Twentyseven si distingue per un cast d’eccezione: Bret Roberts (già volto del disturbante The Perfect Husband) presta corpo e anima al leggendario frontman dei Doors, affiancato da Carlotta Antonelli (Suburra – La serie), Victoria Chapman (Il giovane Montalbano) e Adrian McCourt (Evilenko).
Ambientato nella Parigi del 1971, il corto racconta gli ultimi, tormentati giorni di Morrison, colto in una fase cruciale della sua esistenza: la decisione di abbandonare la musica per dedicarsi esclusivamente alla poesia. Ma ciò che prende forma sullo schermo non è una semplice biografia, bensì un’esperienza psichedelica, immersiva e simbolica, dove la realtà si dissolve in visioni oniriche e l’anima dell’artista si confronta con i propri demoni.
Il film si articola come un thriller psicologico, dove il presunto rapimento del protagonista si trasforma in un viaggio mentale allucinato, nel quale affiorano memorie, conflitti e amori irrisolti. I genitori (Chapman e McCourt) incarnano il peso di un’eredità difficile da sopportare, mentre l’amore tossico con Pam (Antonelli) diventa il riflesso di una vita vissuta all’estremo. Il tutto si snoda sotto forma di sinfonia visiva, in cui suono e immagine si fondono in una danza ipnotica e straziante.
“Il nostro intento non era ricostruire fedelmente gli ultimi momenti di Jim”, spiegano Logiurato e Avolio, “ma restituire il suo spirito e le sue fragilità attraverso un linguaggio simbolico, ispirato alle sue stesse sceneggiature”. J.D.M. Twentyseven nasce così come un omaggio intimo e profondo all’artista maledetto, scomparso a soli ventisette anni, la cui influenza ancora oggi permea la cultura musicale e poetica. Da Iggy Pop a Slash, dai Led Zeppelin a Santana, il suo eco continua a vibrare, come una fenice che si ostina a rinascere dalle ceneri.
La componente tecnica del film è altrettanto curata: la fotografia è firmata da Ugo Lo Pinto (La notte è un posto sicuro), mentre al montaggio troviamo Federica Forcesi e Miriam Iannini (Roma, santa e dannata). I costumi sono realizzati da Frieda Basso Boccabella, già al lavoro su Mission: Impossible – Dead Reckoning Parte 1. Le musiche originali sono composte da Orang3 e Claudio Cossu, mentre gli effetti visivi portano la firma di Simone Silvestri (Diabolik) per Palantir Digital. La post-produzione è a cura di Luciano Vittori e Francesca Dionisi di Backlight Digital Service.
Con J.D.M. Twentyseven, Logiurato e Avolio ci consegnano un’opera intensa e lirica, che non si limita a raccontare un mito, ma ne indaga l’essenza più fragile e autentica. Un’esperienza cinematografica breve ma folgorante, che si fa rito catartico, resurrezione poetica e, soprattutto, memoria viva di un artista che non ha mai smesso di bruciare.
Alessandra Battaglia

