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Alla Fondazione Pierluigi di Palestrina il libro di don Angelo

Poesie e musica nella Casa del M° Giovanni Pierluigi

by redazione

Le attività della Fondazione Giovanni Pierluigi da Palestrina si sviluppano come un itinerario culturale in continuo movimento, dove musica, parola e riflessione si intrecciano senza soluzione di continuità, trasformando ogni appuntamento in un tassello di un percorso più ampio. In questo flusso vivo e dinamico si è inserita, lo scorso 17 aprile 2026 alle ore 18.00, la presentazione del libro di Angelo Maria Consoli, dal titolo “Brillanti come cristalli i miei pensieri, spesso in frantumi per terra”, pubblicato nel 2025. Un ritorno, il suo, non soltanto fisico ma profondamente simbolico. Sacerdote oggi alla guida della comunità di Bellegra, è stato per lungo tempo a Palestrina. Don Angelo ha ritrovato negli spazi della Fondazione Pierluigi un luogo di ascolto e memoria condivisa, dove la parola scritta ha potuto dialogare con una storia culturale già molto ricca di stratificazioni e ben custodita dal Presidente Marco Angelini e dal Direttivo della Fondazione stessa di cui era presente Renata Razzicchia che ha dedicato dei versi poetici all’autore ospite.

Il volume di poesie di don Angelo si presenta come un viaggio interiore fatto di frammenti, riflessi e ricomposizioni. Già nel titolo si coglie la tensione che attraversa l’opera: “pensieri brillanti come cristalli”, ma spesso infranti, dispersi, e proprio per questo autentici. Una scrittura che non cerca ordine assoluto, ma accoglie la fragilità come parte del cammino umano e spirituale. L’incontro, dal tono intimo e raccolto, accompagnato da una atmosfera musicale ben orchestrata e perfettamente in linea con il mood dell’evento, si è trasformato così in un momento di intensa partecipazione, in cui il pubblico ha riconosciuto nelle parole dell’autore una dimensione profondamente umana, fatta di ricerca, cadute e ricostruzioni interiori. Non una presentazione formale, ma un dialogo aperto, capace di toccare esperienze personali e sensibilità differenti. Per molti dei presenti, il legame con Don Angelo ha aggiunto ulteriore significato all’evento: non soltanto autore, ma guida pastorale che negli anni ha condiviso percorsi di vita e comunità, rendendo ancora più vicino il senso delle riflessioni proposte.

La Fondazione Pierluigi, nella sua sede che è anche la Casa Natale del celebre compositore Giovanni Pierluigi, conosciuto in tutto il mondo come “Il Palestrina”,  si conferma così spazio dinamico e accogliente, non solo custode della grande eredità musicale del sommo musicista, ma luogo in cui la cultura continua a generare incontri tra linguaggi diversi. In questo contesto, la presentazione del libro diventa un passaggio naturale di un dialogo più ampio tra arte, spiritualità e territorio.A presentare l’iniziativa lo stesso dott. Marco Angelini che ha dialogato con don Angelo regalando ai presenti un pomeriggio stimolante attraverso la parabola di vita autobiografica “celata e svelata” nella stessa produzione di don Angelo. Grande attenzione anche per i due interventi di Roberto Papa, responsabile culturale del Circolo Simeoni di Palestrina -che quest’anno festeggia un importante traguardo (cliccando qui l’articolo dedicato su Monolite Notizie per il Primo Concorso di Ricamo di Palestrina) ed il co-direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Palestrina (unita a quella di Tivoli) Don Kayan Robert Bellarmin Sisi. Ambedue i relatori intervenuti, come si può apprezzare nel videoservizio di David Cardarelli per Monolite che accompagna l’articolo in lettura, in cui hanno rilasciato interviste, hanno espresso con profondità ed autenticità la propria interpretazione degli scritti di don Angelo, raccogliendo molti consensi dalla platea.

Del resto il contenuto della produziole letteraria di Don Angelo e le emozioni e sensazioni provate dal pubblico sono diretta conseguenza anche del luogo speciale dove si è tenuta la presentazione: la casa dove nacque e visse Il Palestrina, nell’ultimo anno palcoscenico vivacissimo e rinomato di moltissime iniziative in omaggio al Cinquecentenario del Pierluigi stesso e, in precedenza, per festeggiare i 50 anni della il cinquantesimo anniversario della istituzione ufficiale della Fondazione Giovanni Pierluigi da Palestrina, avvenuta nel 1973, (esattamente il 31gennaio) (cliccando qui il  videoservizio dell’evento per il 50esimo anniversario). Ed il rapporto tra Giovanni Pierluigi da Palestrina e la Chiesa non è soltanto un cruciale capitolo della storia della musica sacra: è proprio una delle sue architetture fondative. Nel pieno del Rinascimento, quando Roma era centro pulsante di potere spirituale e culturale, la figura di Pierluigi si impose come quella di un musicista chiamato a dare forma sonora alla liturgia, rendendo intelligibile e insieme solenne la parola sacra. Il Palestrina operò in un momento delicatissimo per la Chiesa cattolica, segnato dalle tensioni della Riforma e dal successivo Concilio di Trento. Proprio in quel contesto, la musica polifonica rischiava di diventare eccessivamente complessa, fino a oscurare la comprensibilità del testo liturgico. È qui che il compositore — legato alla città di Palestrina non solo per nascita ma anche per identità culturale — trovò la sua missione: riportare equilibrio tra bellezza musicale e chiarezza del messaggio sacro. La sua produzione, soprattutto quella destinata alla Cappella Sistina, divenne il modello di una polifonia “trasparente”, in cui le voci si intrecciano senza mai sovrastare la parola. Non si trattava di semplificare, ma di elevare: la musica diventava strumento teologico, capace di accompagnare il testo liturgico senza tradirne il senso. Per questo Palestrina è stato spesso definito, con una formula ormai storica, il “salvatore della polifonia sacra”. Una definizione che, al di là della sua semplificazione, restituisce il ruolo centrale che la sua opera ha avuto nel definire l’identità sonora della Chiesa cattolica post-tridentina. Questa preziosissima eredità spirituale ed artistica si respira ancora oggi con una particolare energia proprio nella omonima Fondazione. Il suo linguaggio musicale continua a essere percepito come paradigma di armonia spirituale: una scrittura che non cerca l’effetto, ma la contemplazione. Ed è proprio in questa tensione verso l’equilibrio tra arte e fede che si comprende il legame profondo tra Palestrina e la Chiesa: non un semplice rapporto di committenza, ma un dialogo strutturale, in cui la musica diventa forma del sacro e il sacro trova nella musica una delle sue espressioni più compiute.

Alla fine dell’incontro di presentazione della raccolta di poesie di Don Angelo, intrattenendosi in un piacevole momento conviviale, resta la sensazione di aver attraversato un tempo sospeso, in cui le parole non si limitano a raccontare, ma accompagnano. E proprio come i cristalli evocati nel titolo, “Brillanti come cristalli i miei pensieri, spesso in frantumi per terra”, anche i pensieri condivisi sembrano rifrangere la luce, moltiplicandone il senso, pur nella loro fragilità.

Alessandra Battaglia

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