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“Oltre Confine”, Antonello Spadafora e l’arte come attraversamento dell’invisibile

Al Museo Crocetti il paesaggio si trasforma in esperienza interiore

by redazione

Alcune mostre occupano uno spazio espositivo con la forza di un invito insenso al visitatore: lo interrogano su doppi binari dell’esistenza, lo coinvolgono in un ragionamento tra natura, simboli, geometrie che raccontano interiorità, passaggi, varchi, itinerari da scoprire per indagare visivamente un’opera artistica e contemporaneamente dentro se stessi, attraverso le domande che ci abitano. “Oltre Confine. Possibilità e Paesaggi Interiori”, l’antologica dedicata ad Antonello Spadafora al Museo e Fondazione Museo Venanzo Crocetti, appartiene decisamente alla questa categoria di mostre.

Dal giorno dell’inaugurazione, l’8 maggio scorso, fino al 21 maggio 2026, gli spazi del bellissimo museo romano -ricco di una collezione scultorea di pregio e significati- ospitano un percorso che non si limita a raccontare l’evoluzione pittorica dell’artista calabrese, ma costruisce un vero dialogo tra materia, memoria e percezione. Curata da Alberto Moioli e Luigi Salvatori, in collaborazione con l’Archivio Paolo Salvati e promossa da ICAS Intergruppo Parlamentare Cultura Arte e Sport, la mostra si muove lungo una linea sottile: quella che separa il visibile da ciò che resta nascosto sotto la superficie delle cose.

Nato a Paola, Spadafora ha costruito negli anni una ricerca pittorica autonoma, fuori dalle formule più prevedibili dell’arte contemporanea. Le sue prime opere, segnate da una forte matrice spirituale e religiosa, hanno progressivamente lasciato spazio a una pittura capace di assorbire suggestioni impressioniste, frammentazioni emotive e tensioni simboliche fino a elaborare una cifra personale, riconoscibile soprattutto nell’uso del colore e nella trasformazione della natura in linguaggio interiore. Ed è proprio qui che la mostra trova il suo asse più potente: nei due itinerari espressivi che la compongono, “Paesaggi Interiori” e “Possibilità”. Due percorsi distinti, ma continuamente comunicanti. Nel primo, il paesaggio smette di essere rappresentazione geografica e diventa stato emotivo. Gli alberi, le radure, le aperture di luce e le profondità cromatiche sembrano nascere più dalla memoria che dall’osservazione diretta. Non esiste mai una natura descrittiva: ogni elemento appare attraversato da inquietudini silenziose, da fratture percettive, da una ricerca quasi esistenziale. Le tele non illustrano un luogo, ma una condizione dell’anima. Nel ciclo “Possibilità”, invece, emerge con forza il simbolo dell’albero, presenza ricorrente nell’universo visivo di Spadafora. Non semplice elemento botanico, ma figura archetipica, verticale, resistente. Un albero che diventa metafora dell’uomo contemporaneo: radicato e fragile insieme, sospeso tra necessità di appartenenza e desiderio di slancio verso l’ignoto. L’impressione è che tutta la mostra ruoti attorno al concetto di attraversamento. Oltre il confine del reale, oltre il confine della percezione immediata, oltre persino il confine rassicurante delle definizioni artistiche. Le opere chiedono continuamente allo spettatore di compiere uno spostamento: non tanto fisico, quanto mentale mentre le pareti trasmettono vibrazioni cromatiche intense. In questo senso, la riflessione sviluppata dal Presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, on. Federico Mollicone, inserita nel progetto espositivo, contribuisce a leggere il lavoro di Spadafora in una dimensione più ampia, contestualizzandone le prospettive interpretative. Il riferimento a Hermann Hesse, a Martin Heidegger e perfino al mito platonico della caverna -nell’ampio intervento prospettato dallo stesso on. Mollicone (cliccando qui il nostro precedente articolo) è il tentativo di definire una pittura che lavora sulla soglia: tra luce e ombra, tra coscienza e intuizione, tra realtà e possibilità. Gli alberi evocati da Hesse come “santuari” sembrano infatti riaffiorare nei dipinti di Spadafora con la stessa funzione: non decorazione, ma presenza viva. Custodi di un linguaggio primordiale che precede le parole e che l’artista prova a tradurre attraverso stratificazioni cromatiche, aperture luminose e improvvise sospensioni dello spazio. A colpire è soprattutto la coerenza con cui Spadafora costruisce il proprio universo visivo senza mai cedere all’estetica compiaciuta. La sua pittura conserva una tensione autentica, quasi inquieta. E forse è proprio questa irrequietezza controllata a rendere “Oltre Confine” qualcosa di più di una semplice esposizione: un’esperienza di attraversamento emotivo. Perché il vero confine evocato dal titolo non è geografico né stilistico. È quello invisibile che separa ciò che vediamo da ciò che comprendiamo davvero.

Nel videoservizio che accompagna questo articolo in lettura la prospettiva critica del curatore Luigi Salvatori, architetto, artista e critico d’arte e, di seguito,le riflessioni espresse dall’altro curatore, Alberto Moioli, dir. editoriale dell’Enciclopedia d’Arte Italiana e giornalista.

«Quello che colpisce nella ricerca di Antonello Spadafora è la qualità rara dell’autenticità. Ogni artista cerca il proprio alfabeto espressivo, ma pochi lo trovano davvero.»

«La sua è una ricerca raffinata, costruita su strati di pensiero ed emozione, ma capace allo stesso tempo di comunicare in modo diretto con chi osserva.»

«Nel ciclo “Possibilità” l’albero diventa metafora dell’essere umano: radici, tronco e rami raccontano la nostra condizione esistenziale e le infinite direzioni della vita.»

«È una pittura che guarda avanti con ostinazione silenziosa e grande fede nella vita.»

«Nei “Paesaggi Interiori” il paesaggio si trasforma in dimensione emotiva e onirica, attraversata da colori che nascono dagli stati d’animo.»

«Quel piccolo albero che appare in molte opere come guardiano silenzioso della scena è un’immagine di grande potenza emotiva e profonda umanità.»

«La pittura di Spadafora abita quella zona di confine in cui filosofia e vita si toccano.»

«Ho trovato un artista di grande spessore umano e culturale, consapevole della propria ricerca e della direzione della sua pittura.»

 

Conclude Moioli:

«Un ringraziamento sincero va all’Archivio Paolo Salvati per il contributo fondamentale offerto a questo progetto espositivo e per l’attenzione dedicata alla promozione di artisti meritevoli. La collaborazione con l’Archivio Paolo Salvati rappresenta oggi una presenza importante nella selezione delle mostre temporanee del Museo Crocetti, con uno sguardo orientato alla qualità e alla coerenza culturale.»

Alessandra Battaglia

Riepilogo Info

“OLTRE CONFINE. Possibilità e Paesaggi Interiori”
Mostra antologica di Antonello Spadafora A cura di Alberto Moioli e Luigi Salvatori

Museo Venanzo Crocetti
Dall’8 al 21 maggio 2026
Inaugurazione: venerdì 8 maggio ore 17:00
Ingresso gratuito   Orari: Lunedì–Venerdì 11:00–13:00 / 15:00–19:00 Sabato 11:00–19:00

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