giovedì , 24 Giugno 2021

Marino – L’Archeoclub Colli Albani e la “Sagra non Sagra”

Apprendiamo con amarezza che i festeggiamenti per la 96^ edizione della Sagra dell’Uva, che si sarebbero dovuti svolgere come ogni anno la prima domenica di ottobre, sono stati sostituiti con una nuova manifestazione dal titolo “Ricordando Leone Ciprelli”. Pur non essendo a conoscenza delle motivazioni che hanno indotto a compiere questo cambio di programma, ci dissociamo da questa anomala scelta. Per poter spiegare al meglio la nostra decisione è doveroso fare una piccola premessa di carattere storico-culturale.

La Sagra dell’Uva, che proprio il poeta Leone Ciprelli ha ideato nel 1925, fu concepita fin dall’inizio con l’obiettivo di fondere insieme i valori e le tradizioni nei quali si identifica l’intera comunità marinese. Ciprelli, con l’intento di aiutare i produttori vitivinicoli a vendere le giacenze di vino dell’anno precedente, prese spunto dalle antiche feriae vindemiales e dalle tradizionali ottobrate romane, ed inventò la Sagra dell’Uva al fine di attirare a Marino i visitatori provenienti da tutta Italia. Non tutti sanno che il termine Sagra è la volgarizzazione del termine latino sacra, e anche se nel resto d’Italia le sagre esistenti sono feste mirate a esaltare i prodotti tipici del territorio, nel caso di Marino la Sagra dell’Uva è l’unica rimasta che si inserisce nel tradizionale festeggiamento cattolico, nello specifico quello legato al miracoloso intervento della Madonna del SS. Rosario nella vittoria della battaglia di Lepanto, che vide tra i protagonisti il condottiero Marcantonio Colonna Signore di Marino.

Ancora oggi, la comunità offre alla Vergine il vino e l’uva per ricevere la benedizione e assicurare la prosperità delle terre e della vendemmia. A questa tradizione religiosa, Ciprelli ne aggiunse un’altra altrettanto miracolosa, seppur di gusto folkloristico, il Miracolo delle fontane che danno vino, appunto. Consapevoli che quest’anno sono molte le attività che per ragioni ben note non si possono, e aggiungiamo, non si devono svolgere per garantire la sicurezza sanitaria della comunità intera, ciò non toglie che in ben 95 anni e 96 edizioni quest’anno è la prima volta che la Sagra dell’Uva non si realizza e cosa ancor più grave, cambia nome.

Ricordiamo che anche durante il secondo conflitto mondiale, persino nel 1944 quando Marino fu bombardata e furono centinaia le vittime, la comunità scelse comunque di festeggiare la Sagra, in maniera sommessa e dignitosa salvaguardando la tradizione e rispettando la numerazione progressiva, in questa edizione sarebbe stato possibile ricalcare quest’esempio dimostrando lo stesso contegno. È

grazie a Leone Ciprelli e alle sue idee avveniristiche che diedero vita alla Sagra dell’Uva che oggi Marino è conosciuta in tutto il mondo, nel bene e nel male. La Sagra dell’Uva è stata ideata erealizzata per i marinesi, è una festa della comunità, non è proprietà privata e nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di cambiarle nome, di modificarla a proprio piacimento.

Anche se agli occhi di molti potrà sembrare un’inezia o un dettaglio, è proprio nell’appellativo Sagra che si racchiude il senso dell’intera festa: la sacralità e la storia. Nel nostro piccolo, riteniamo che il miglior modo per ricordare Leone Ciprelli sia proprio nel mantenere vivo il nome che egli stesso ideò.

La nostra iniziativa, un audiotour disponibile anche in lingua inglese che si snoda lungo le vie cittadine, avrà il titolo “96^ Sagra dell’Uva – Quest’anno non c’è ma si sente”. Seguendo il nostro esempio, vogliamo fare un appello a tutti i cittadini, ai commercianti, ai ristoratori e alle associazioni del territorio: domenica 4 ottobre prendete un cartello e scrivete “LO VEDI ECCO MARINO, LA 96^ SAGRA C’È DELL’UVA” appendetelo sulle vetrine dei vostri negozi, nei vostri ristoranti, nelle vostre sedi o sui balconi delle case e tenete viva l’eredità più grande che Leone Ciprelli ci ha lasciato. In questi giorni ci siamo chiesti più volte cosa avrebbe fatto Leone Ciprelli al nostro posto, ci è tornata alla mente una vecchia poesia che egli scrisse nel 1929, molto più esplicativa di quanto detto finora, si intitola

“La Sagra dell’Ua”:

“C’è chi nun vo’ sta Sagra e fa lo strano pe battezzalla alla maniera sua; però, drento la testa cià la bua… Ma penza: er marinese è tanto bono e tanto umano, ch’offre a tutti, sur parmo de la mano, l’ore der core e, in più, l’oro dell’ua; te dice: er vino e l’ua so robba tua… e, st’atto me lo voi chiamà profano? A ‘n’epica egoista come questa ch’ognuno cerca de fregà er vicino, ce vo’ coraggio a sconsagrà sta Festa! Macchè, so’ certo che nun se sconsagra. La Befana d’ottobre, de Marino, cià mille dritti de chiamasse SAGRA!”

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