Home Attualità La rivolta dei trattori: gli Agricoltori protestano, sistema agricolo in crisi tra speculazioni e mancato guadagno

La rivolta dei trattori: gli Agricoltori protestano, sistema agricolo in crisi tra speculazioni e mancato guadagno

Domani arrivano a Roma, intervistati gli Agricoltori in presidio a Valmontone

da Alessandra Battaglia

La protesta degli agricoltori sta attraversando l’Europa, con trattori che bloccano strade e assediano i palazzi del potere. In questi giorni li abbiamo visti in mobilitazione ovunque e vi proponiamo l‘intervista svolta domenica a Valmontone a Diego Gialovi, agricoltore di Olevano RomanoI motivi della protesta sono: la revisione del Green Deal europeo, il contrasto alla concorrenza sleale e alla diffusione di “cibi sintetici” e il giusto riconoscimento del valore del made in Italy. Però si solleva anche la questione agrivoltaico. La protesta degli agricoltori ci riguarda perché a rimetterci siamo anche noi! Sulle nostra tavole arrivano cibi che soggiacciono a questi complessi meccanismi, ecco perchè la questione riguarda ciascuno di noi. Quello che non funziona è la speculazione. Guadagnano le multinazionali della distribuzione, ci rimettono agricoltori e persone comuni.

La protesta dei trattori contro l’Agenda Verde dell’UE, che ha bloccato arterie stradali in tutta Europa,  culminerà in manifestazioni davanti alle sedi istituzionali di Roma. La battaglia si erige come una sfida diretta contro le politiche comunitarie, in particolare l’ambizioso Green Deal dell’Unione Europea. Questo piano mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, ma gli agricoltori contestano ferocemente le richieste avanzate.

Motivati da queste rivendicazioni, carovane di trattori a marciano verso Roma, in prima linea nella lotta per restituire dignità al lavoro agricolo e affrontare le sfide che minacciano la sostenibilità del settore.

La protesta degli Agricoltori è alimentata da diverse motivazioni.

In primo luogo, c’è la richiesta di una revisione del Green Deal europeo, che, secondo gli agricoltori, ha introdotto regole stringenti e frutto di un ambientalismo estremista dannoso per produttori e consumatori. Il “Green Deal” è la politica che la Commissione Europea ha messo in atto per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Gli agricoltori la reputano insostenibile. La burocrazia europea è stata indicata come un ostacolo insormontabile, ostaggio di normative che rendono difficile la vita degli agricoltori. L’Unione Europea sta spingendo gli agricoltori a una rivoluzione verde, imponendo la riduzione drastica dei pesticidi dannosi entro il 2030, l’aumento della rotazione delle colture, l’adozione di nuove tecnologie e la diminuzione delle emissioni e degli sprechi alimentari. Un impegno ambizioso che, secondo gli agricoltori, richiede sforzi e risorse significativi senza garantire un sostegno adeguato.

Le richieste degli agricoltori sono chiare: sussidi più equi, il contenimento dei costi dei carburanti – considerando l’aumento delle tasse sul diesel agricolo in Germania – semplificazione della burocrazia, proroga dell’ammissione sul mercato di carne sintetica, e misure per regolare l’installazione di impianti fotovoltaici su terreni produttivi.

Un’altra preoccupazione è la concorrenza sleale proveniente da Paesi che non rispettano gli stessi standard, minacciando la redditività delle coltivazioni locali. Gli agricoltori chiedono il divieto di importare prodotti che non rispettino gli standard imposti in Europa, per garantire una concorrenza equa sul mercato. La Politica Agricola Comune (PAC) si fa sempre più rigida nell’imporre regole ambientali, suscitando le lamentele degli agricoltori sulla presunta “slealtà” della concorrenza extra-europea. Questa critica è radicata nell’assenza di obblighi simili per i produttori esterni all’Unione Europea, che possono operare senza restrizioni rispetto ai rigidi canoni ambientali imposti internamente.

La diffusione di “cibi sintetici” è un’altra sfida evidenziata. Gli agricoltori cercano di contrastare questa tendenza, sottolineando l’importanza di preservare la qualità e l’autenticità dei prodotti alimentari. Il movimento sostiene la necessità di misure atte a contenere la fauna selvatica, dannosa per le coltivazioni, e di preservare l’identità del “made in Italy”.

Dal punto di vista economico, gli agricoltori richiedono un regime fiscale adeguato al settore agricolo, considerando l’aumento dei costi di produzione. Mantenere un equilibrio in questo ambito è cruciale per preservare la dignità del lavoro agricolo e evitare la svalutazione del ruolo degli agricoltori nella società.

Il sistema agricolo e la speculazione

Una delle criticità sottolineate durante la protesta è la speculazione che penalizza gli agricoltori a vantaggio delle multinazionali della distribuzione. La filiera agricola è sempre più controllata dai mercati finanziari, creando uno squilibrio che colpisce direttamente i produttori.

Dichiara ai microfoni di Monolite Notizie  Diego Gialovi, agricoltore di Olevano Romano, tra il gruppo di Agricoltori impegnati nella protesta a Valmontone  davanti a un plotone di trattori schierati:

Siamo tutti Agricoltori nessuna bandiera, abbiamo deciso di non abbracciare nessuna bandiera, siamo Agricoltori autonomi e siamo qui, ogni azienda ha le sue criticità che vanno dai rincari del gasolio agricolo alle sue accise, il grave conflitto tra i prodotti nostri italiani e quelli esteri che arrivano in Italia senza rispettare le stesse regole e garanzie per i consumatori. Questa concorrenza sleale danneggia noi e danneggia tutti gli italiani. L’Unione Europea a noi agricoltori italiani ha imposto dei paletti per la produzione che invece non vengono rispettati dai Paesi Esteri. L’esempio palese riguarda il grano: in Italia è proibito usare il glifosato, ma invece arrivano in Italia grani esteri lavorati con l’uso di glifosato, come se si importano grani canadesi che lo utilizzano.

Diego, oggi (domenica febbraio 2024) e nei giorni precedenti, qui a Valmontone siete in tanti, agricoltori ed allevatori che provengono da Valmontone, Artena, Olevano, Genazzano, Anagni, Frosinone. Vi sentite tutti penalizzati?

Assolutamente, siamo molto penalizzati. Ci sono con noi anche tante persone che non sono nè agricoltori nè allevatori, ma abbracciano ugualmente la lotta. Siamo una realtà molto varia. Torneremo a fare presidio qui mercoledì 7 e giovedì 8 e poi partiremo insieme per partecipare alla data su Roma. Però voglio parlare anche del problema dell’agri-voltaico.

Ecco che l’agricoltore Diego Gialovi solleva un’altra importante questione: la protesta degli Agricoltori contro l’Agrivoltaico.

L’agrivoltaico è un concetto che unisce la produzione di energia fotovoltaica all’uso di terreni per attività agricole e di allevamento. Questa pratica innovativa sulla carta promuove l’uso sostenibile del suolo, contribuendo alla tutela della biodiversità e offrendo nuove opportunità per coinvolgere attivamente cittadini e aziende nella transizione energetica. L’approccio virtuoso dell’agrivoltaico consentirebbe di armonizzare la generazione di energia solare con le pratiche agricole, creando un valore condiviso con il territorio e le comunità locali che ospitano gli impianti. La sinergia tra fonti rinnovabili e agricoltura può rappresentare un baluardo contro i cambiamenti climatici e favorire lo sviluppo sostenibile.

Dunque si tratta di una nuova scommessa su energia rinnovabile e agricoltura sostenibile, ma qual è il rapporto reale tra Agricoltura italiana attuale e Agrivoltaico? Competizione o collaborazione?

Ovviamente siamo consapevoli che la transizione verso fonti di energia pulita sia un obiettivo cruciale per mitigare gli impatti della crisi climatica, e tra le alternative emergenti, l’agrivoltaico si presenta come una frontiera innovativa per le energie rinnovabili. Tuttavia, gli agricoltori come il nostro intervistato stanno sollevando dubbi e preoccupazioni, sottolineando la necessità di riconfigurare le opportunità di collaborazione tra il settore energetico e quello agricolo.

Ma ascoltando gli Agricoltori sembrerebbe che l’attuale situazione ponga l’agricoltura in competizione con il mondo dell’energia.

Nonostante i potenziali vantaggi dell’agrivoltaico, gli agricoltori sollevano una serie di preoccupazioni. La competizione tra il settore energetico e quello agricolo per l’uso del suolo è diventata una realtà, mettendo a rischio gli interessi dei coltivatori. La domanda cruciale diventa: converrà dare le terre non agli agricoltori, ma a chi produce energia?

Gli agricoltori evidenziano la necessità di rivedere questa dinamica competitiva. Invece di essere in contrapposizione, il mondo energetico e quello agricolo dovrebbero essere parte di un percorso comune e sostenibile. È un appello a riformulare le opportunità di collaborazione, affinché entrambi i settori possano coesistere armoniosamente, trarre beneficio reciproco e contribuire alla costruzione di un futuro sostenibile.

Spiega Diego Gialovi:

Adesso chi è a favore dell’Agrivoltaico sostiene la scusa secondo cui i pannelli fotovoltaici di ultima generazione sarebbero posizionabili con un intervallo di dieci metri, e consentirebbero a noi agricoltori di coltivare ugualmente il terreno. Ma  ad oggi in Italia e nemmeno in Europa NON ESISTONO MACCHINARI IN GRADO DI LAVORARE IN QUEI DETERMINATI SPAZI. Quindi è impossibile coltivare terreni in uso con Agrivoltaico. A questo uniamo il problema grave che c’è una concorrenza sleale che pone gli agricoltori in svantaggio come affittuari di terreni rispetto a chi invece li voglia impiegare per produrre energia! Qualsiasi azienda di pannelli solari sarebbe avvantaggiata a prendere terreni, noi coltivatori non possiamo competere. Ti faccio un esempio pratico: noi agricoltori paghiamo 150 euro l’anno per ogni ettaro di terreno coltivato. Le aziende che devono invece montare i pannelli hanno offerto fino a 4.500 euro. Tu capisci che non c’è paragone. Ovviamente il padrone del terreno preferirà affittare all’azienda che produce energia con il fotovoltaico. Inoltre se pensiamo al prezzo di vendita, che qui in zona nostra varia dai 15 mila ai 20 mila euro per ettaro, ci sono aziende anche estere di fotovoltaico che sono venute ad offrire anche 90 mila euro ad ettaro per l’acquisto di terre qui dalle nostre parti. Mi metto nei panni anche del padrone della terra. Ci vorrebbe una tutela da parte del Governo italiano nei riguardi di noi agricoltori: se l’andazzo sarà questo noi RIMARREMO SENZA TERRA DA COLTIVARE. Ci resterà solo quella di proprietà che non è sufficiente alla sopravvivenza.

La collaborazione tra il settore energetico e quello agricolo è essenziale per affrontare le sfide ambientali attuali. Gli agricoltori sottolineano la necessità di superare la competizione e sviluppare strategie sinergiche. Ciò implica una riflessione condivisa su come integrare l’agrivoltaico in modo equo, garantendo che gli agricoltori non siano svantaggiati, ma anzi, siano parte integrante di una transizione energetica sostenibile.

La transizione verso fonti di energia pulita non deve essere solo un passo avanti nella lotta contro i cambiamenti climatici, ma anche un’opportunità per creare un futuro in cui agricoltura e energia lavorano insieme per promuovere la sostenibilità e il benessere delle comunità locali.

Diego Gialovi conclude:

Quello che chiediamo è che qualcuno ci ascolti! Noi agricoltori vorremmo con questa protesta mostrare alla gente quali sono i problemi che dobbiamo affrontare. Noi vorremmo che lo Stato ci renda partecipi delle decisioni che si prendono in materia di agricoltura e nelle nostre categorie. Loro fanno le leggi ma magari in mezzo alla terra non ci sono mai stati.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha evidenziato un dato allarmante: la percentuale del prezzo di un bene agricolo che giunge al piccolo produttore è drasticamente diminuita nel corso del tempo. Questo fenomeno mette in evidenza la difficoltà dei produttori agricoli, costretti a lavorare in perdita, con conseguenze negative che si ripercuotono su tutta la società.

La protesta degli agricoltori, che ha coinvolto diversi paesi europei, riflette la necessità di una riforma del sistema agricolo per garantire la sostenibilità economica, sociale e ambientale del settore. Il movimento “Riscatto Agricolo” è determinato a perseguire il dialogo con le autorità per ottenere risposte concrete alle loro richieste e riconoscere il valore cruciale del lavoro agricolo nella società contemporanea. L’obiettivo degli Agricoltori è sfilare nelle vie del centro della Capitale, giovedì o al massimo venerdì.

Siamo venuti a Roma perché vogliamo incontrare il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, senza intermediari né associazioni di categoria, per presentargli le nostre richieste – ha sottolineato in diverse dichiarazioni ai media Andrea Papa di “Riscatto agricolo”-. Al momento non abbiamo ancora avuto risposta, ma non ce ne andremo finché non ci riceverà. Siamo pronti alla protesta a oltranza”.

La reazione politica alla protesta dei trattori riflette le divisioni ideologiche in Europa. Formazioni politiche conservatrici si schierano vicine agli agricoltori, affermando la necessità di mitigare le politiche ecologiste comunitarie. Nel governo italiano, rappresentanti si uniscono alla protesta, sostenendo la necessità di rivedere le restrizioni ambientali per garantire la sostenibilità economica degli agricoltori. D’altra parte, i partiti progressisti attribuiscono la crisi agricola alla dipendenza dalle risorse fossili, alla volatilità dei prezzi e alle speculazioni finanziarie. Per loro, la soluzione sta nell’aderire rigorosamente alle politiche ambientali per garantire un futuro sostenibile.

Una cosa è certa: se il futuro della protesta dei trattori rimane incerto, ci riguarda tutti come consumatori e infatti la sfida contro l’Agenda Verde dell’UE sta catalizzando l’attenzione e stimolando un dibattito urgente sulla sostenibilità dell’agricoltura europea. La ricerca di un compromesso tra esigenze ambientali e benessere degli agricoltori sarà cruciale per determinare il percorso futuro del settore agricolo nell’Unione Europea.

Alessandra Battaglia

Ti potrebbe interessare anche:

Lascia un Commento