Home Attualità Contro il silenzio: la Scuola di Colonna ricorda le vittime del femminicidio

Contro il silenzio: la Scuola di Colonna ricorda le vittime del femminicidio

by Alessandra Battaglia

Oggi, le classi seconde della scuola media Tiberio Gulluni di Colonna hanno dato vita a un momento di riflessione e solidarietà in occasione di un tema doloroso e urgente: il femminicidio. L’iniziativa, che ha visto la realizzazione di uno striscione con i nomi delle donne vittime di violenza dall’inizio dell’anno, è stata un atto simbolico per non dimenticare e per sensibilizzare tutti sul fenomeno drammatico che affligge la nostra società.

Lo striscione, esposto all’ingresso dell’istituto, ha visto i nomi di undici donne, vittime dei primi femminicidi del 2025 in Italia. Un gesto potente che ha lanciato un messaggio chiaro: non dobbiamo rimanere indifferenti. L’intervento della vice preside, professoressa Loredana Corsetti, ha aggiunto valore al momento, mentre Matilde Ruggieri, sindaca del Consiglio Comunale dei ragazzi, ha invitato i giovani a non abbassare la guardia e a far sentire la propria voce contro ogni forma di violenza.

“Il femminicidio non è solo un omicidio, è un crimine che nasce dalla negazione dell’amore, sostituito con il controllo e la violenza”, ha sottolineato la docente, che ha poi spiegato l’iniziativa. Con il suono delle chiavi, i ragazzi e le ragazze hanno voluto “fare rumore”, un segno tangibile che invita a non restare in silenzio davanti alle ingiustizie, ma a parlarne, a denunciare.

La Docente ha detto di fronte alle studentesse e agli studenti:

Oggi ci fermiamo un attimo per ricordare le donne che non ci sono più, vittime di chi ha negato l’amore sostituendolo con il controllo e con la violenza.

Noi diciamo no a tutto questo.
L’amore vero è rispetto, ascolto, libertà.
Chi ama non fa mai paura.

E quando qualcosa non va, non bisogna restare in silenzio.
Il silenzio fa male.
Per questo oggi faremo un piccolo gesto insieme:
faremo rumore con le chiavi.
Un segno per dire che davanti alla violenza bisogna parlare, farsi sentire, dire no.

Grazie di cuore a tutti i ragazzi e le ragazze delle classi seconde che spontaneamente hanno voluto organizzare questo momento di riflessione!

Il messaggio è forte e chiaro: l’amore vero è rispetto, ascolto, libertà. E quando qualcosa non va, non dobbiamo restare fermi. Il silenzio fa male. Durante la cerimonia, è stato impossibile non pensare alle storie di donne come Sara Campanella e Ilaria Sula, giovani vittime recentemente uccise da uomini incapaci di accettare un rifiuto. La consapevolezza di queste tragedie ha amplificato la determinazione degli studenti nel voler contribuire a un cambiamento culturale che metta al centro il rispetto e la dignità di ogni persona.

Matilde Ruggieri ha concluso il suo intervento con parole di speranza, invitando i suoi coetanei a essere protagonisti attivi nella costruzione di un futuro migliore, dove ogni forma di violenza venga rifiutata. Di seguito il discorso di Matilde:

Le storie di questi giorni e di queste ultime settimane ci mostrano quanto sia importante rispettare gli altri e non accettare comportamenti violenti o molesti. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare la differenza. Possiamo farla come ragazze e ragazzi e aggiungo che dobbiamo farla! Dobbiamo imparare a riconoscere e a dire “no” a qualsiasi forma di violenza o prepotenza, sia tra amici che a scuola o in altri contesti. Se vediamo qualcuno che viene trattato male o sentiamo di situazioni ingiuste, non dobbiamo avere paura di parlarne con un adulto di fiducia, come un insegnante o un genitore. È importante sostenersi a vicenda e creare un ambiente sicuro per tutti. Ricordiamoci che il rispetto è fondamentale per costruire un futuro migliore, dove nessuno debba avere paura. Dobbiamo essere protagonisti di questo cambiamento: con le nostre parole, con le nostre scelte, con il nostro esempio, possiamo rendere la nostra comunità più giusta, più attenta e soprattutto più umana.

L’iniziativa, che unisce l’educazione al rispetto e la lotta contro la violenza di genere, ha coinvolto tutta la scuola, dando un segno forte contro il femminicidio. Questo gesto di protesta, simbolizzato dal suono delle chiavi, è solo l’inizio di un impegno che deve essere quotidiano, un impegno che non smetterà finché ogni donna non sarà libera di vivere senza paura.

Con questo gesto, la scuola Tiberio Gulluni di Colonna ha lanciato un messaggio potente: non dobbiamo mai dimenticare, e soprattutto, non dobbiamo mai smettere di lottare.

Si riporta di seguito il testo letto dagli studenti della Gullini di Colonna durante la manifestazione odierna:

Buongiorno a tutti e a tutte, dalla scuola Tiberio Gulluni di Colonna, siamo riuniti qui questa mattina per non dimenticare:

Sara Campanella.
Ilaria Sula.
Eliza Stefania Feru.
Maria Porumbescu.
Jhoanna Nataly Quintanilla Valle.
Eleonora Guidi.
Cinzia D’Aries.
Tilde Buffoni.
Sabrina Baldini Paleni.
Ruslana Chornenka.
Laura Papadia.
e tutte le donne uccise per aver detto NO.

Su questo telo sono riportati i nomi delle 11 vittime dei femminicidi dei primi 4 mesi del 2025 in Italia.

Il femminicidio accade quando una donna viene uccisa da un uomo, il suo compagno, ex compagno o familiare.

Non si tratta solo di un omicidio, ma di un crimine che nasce da una violenza profonda, spesso ripetuta nel tempo, fatta di abusi fisici, psicologici, economici de emotivi.

Restare indifferenti davanti alle vite perdute e ai sogni infranti di ogni famiglia che viene devastata dalla tragedia del femminicidio, è impossibile. Questo fenomeno è un’offesa alla dignità umana e rappresenta una manifestazione di violenza inaccettabile che deve essere assolutamente fermata.

Le storie delle vite spezzate a causa di questo fenomeno e la consapevolezza delle statistiche, devono far convergere la nostra attenzione sulla necessità di un cambiamento radicale a cui dobbiamo contribuire tutti, nessuno escluso.

Questo ci potrà aiutare a creare una nuova società in cui il rispetto reciproco, l’uguaglianza di genere, l’educazione e la consapevolezza siano la norma fondamentale per interrompere questo ciclo nocivo e costruire una società più giusta, in cui nessuna donna debba temere per la propria vita o per la propria dignità.

 

Negli ultimi giorni siamo stati testimoni di due gravissimi episodi di brutale femminicidio, avvenuti per mano di uomini incapaci di gestire un rifiuto. Sara Campanella studentessa universitaria originaria di Palermo a soli ventidue anni, ha trovato la morte per mano di un suo compagno di corso, che brutalmente dopo un’animata discussione ha posto fine alla sua vita accoltellandola più volte.

La giovane abbandonata sul ciglio della strada è morta dissanguata, mentre il ventisettenne carnefice scappava a piedi dal luogo del delitto.

Grazie a un complice ha raggiunto una casa di famiglia a Noto, dove però è stato raggiunto nell’arco di ventiquattrore dalle forze dell’ordine che lo hanno arrestato.

L’ultimo messaggio inviato da Sara alle sue amiche sosteneva “Il malato mi segue…”.

Purtroppo questo non è stato l’unico caso dì femminicidio avvenuto in questi ultimi giorni.

Ilaria Sula anch’essa studentessa ventiduenne di Terni, è stata uccisa, smembrata e chiusa in una valigia dal suo ex fidanzato, che non era stato in grado di accettare la fine della loro relazione.

L’omicida questa volta è stato rintracciato grazie a un errore commesso da egli stesso, che aveva utilizzato il cellulare della vittima e poi se n’era disfatto.
La nostra scuola da anni si prende cura di questa tematica, organizzando incontri con associazioni che si occupano di contrastare la violenza sulle donne e dunque questa mattina non potevamo che essere qui per riflettere, ricordare e dedicare questo momento ad Ilaria e Sara e a tutte le vittime di violenza.

Sara Campanella scriveva: “Mi amo troppo per stare con chiunque”, una frase che si legge ovunque, che vuole sottolineare che nessuna donna deve mai buttarsi via e trovare sempre il coraggio di denunciare e dire NO.

Mentre appenderemo lo striscione fuori la scuola tutti agiteremo le chiavi come simbolo di protesta e di rumore, perché contro la violenza occorre fare rumore, denunciando e credendo nelle istituzioni.

Alessandra Battaglia

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