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Colleferro celebra Matteotti e Velia Titta grazie agli studenti

Murales frutto di tre istituti colleferrini

da redazione

Mercoledì 4 marzo, a Colleferro Scalo, si è svolta la cerimonia di posa di una targa commemorativa dedicata a Giacomo Matteotti e Velia Titta, presso il Monumento Murale di via Sabotino, nei pressi della Chiesa di San Gioacchino. L’iniziativa, aperta a tutta la cittadinanza, ha trasformato uno spazio urbano già simbolico in un luogo di riflessione condivisa sulla memoria storica e sull’impegno civico.

Nel videoservizio di David Cardarelli per Monolite tutte le fasi dell’emozionante inaugurazione e le interviste ad alcuni dei protagonisti coinvolti nel progetto artistico stesso che mette al centro Gramsci, Cannizzaro e Marconi-i tre istituti di provenienza degli studenti -artisti.

All’evento hanno partecipato studenti di tre istituti scolastici di Colleferro, entusiasti dell’esperienza creativa condivisa per realizzare il murale. I ragazzi hanno raccontato di aver vissuto un momento formativo, fatto di nuove amicizie e collaborazione tra coetanei, sottolineando come un gesto semplice possa avere un significato profondo nella costruzione di relazioni e valori comuni. Questa cerimonia ha segnato anche il completamento del progetto collegato alla mostra “Matteotti chi? Un filo rosso lungo 100 anni” (cliccando qui il videoservizio realizzato da Monolite). L’iniziativa complessiva ha guidato gli studenti attraverso un percorso di conoscenza della figura di Matteotti, della sua storia e dei valori democratici che rappresenta, collegando la memoria del passato con l’impegno civile contemporaneo.

La zona di Colleferro Scalo, vicina alla Stazione Ferroviaria, all’Auditorium Fabbrica della Musica (da poco ampliato con l’affidamento del secondo piano alle associazioni colleferrine-cliccando qui l’iniziativa con padrino il grande M° Nicola Piovani) e alla “nuova” (inaugurata nel 2024, cliccando qui il videoservizio di quella giornata epocale per Colleferro) Via Romana, rappresenta il cuore storico della città. Qui, intorno alla vecchia Fabbrica che ha dato origine al tessuto urbano, lo spazio custodisce memoria, identità e testimonianza civica. La targa commemorativa rafforza il legame tra luogo pubblico e memoria storica, trasformando un’area di passaggio in un presidio simbolico di cittadinanza attiva.

Giacomo Matteotti, deputato socialista assassinato nel 1924 per aver denunciato brogli e violenze durante l’ascesa del fascismo, rimane simbolo di coraggio politico e difesa delle istituzioni democratiche. Accanto a lui, Velia Titta, moglie e compagna di ideali, ha sostenuto il marito nel suo impegno politico e ne ha custodito la memoria, diventando figura centrale nella dimensione umana della loro vicenda.

Il sindaco Pierluigi Sanna e l’Amministrazione comunale, presenti con il vicesindaco Giulio Calamita, l’Assessore Diana Stanzani e il Consigliere Moratti, hanno sottolineato l’importanza della partecipazione collettiva: ricordare Matteotti e Velia Titta significa riaffermare valori fondanti come il rispetto delle istituzioni, la difesa della democrazia e l’impegno civico. In un tempo in cui la memoria rischia di diventare astratta, iniziative come quella del 4 marzo restituiscono concretezza alla storia e alla responsabilità individuale e collettiva.

Lodevole il risultato ottenuto dallo street artist Stefano Bove che ha dimostrato, lasciando ampliamente spazio ai ragazzi, di aver realizzato la mission più importante del progetto: unire i giovani, anche di provenienze così diverse e per tanti aspettoi distanti, renderli amici e complici nel progettare l’opera d’arte. Un legame che abbiamo colto solido e cementato da un incontro formativo  oltre che educativo e che ha ottenuto un innegabile splendido risultato. Tanti i risultati ottenuti dall’iniziativa, al di là dell’apprezzamento soggettivo dell’opera realizzata (che, per inciso, a noi è piaciuta moltissimo sia nei colori e nei soggetti raffigurati sia per come il racconto visivo tocchi tanti aspetti anche intimi dello statista, offrendone una immagine a tutto tondo e al contempo attuale).

Nel contesto dell’abitato abbiamo colto una gradevole sensazione di armonia nell’integrare il murale nell’intero edificio: le tre grandi facciate sono diventate parte di un unico progetto visivo, trasformando l’opera in un vero e proprio monumento cittadino. Ascoltano i ragazzi e il loro coordinatore ci è sembrato di vederli mentre lavoravano con le mani sporche di colori e sorridevano insieme “colonizzando” con il loro abbraccio creativo tutto l’edificio che ora palpita di messaggi a cui il passante perfino più distratto non può non volgere uno sguardo. Nelle parole del Sindaco Pierluigi Sanna si ripercorre per immagini la storia dell’edificio, che durante le lotte contro l’inceneritore ha ospitato anche l’ufficio del sindaco, simbolo della resistenza civile della città.

Sanna ha rivolto parole di lode ai ragazzi coinvolti, sottolineando la fiducia nelle giovani generazioni. Non si è trattato solo di mettere in mostra talento e creatività (il Primo Cittadino ha chiarito che su questi non c’era nessun dubbio) studiando la storia e le vicende legate a Giacomo Matteotti: i ragazzi hanno dimostrato di possedere qualità ancora più lodevoli, come la capacità di entrare in sintonia con gli altri, di tessere legami e costruire una visione comune. Così, un progetto collettivo è diventato anche progetto di crescita personale, una prova visibile di amicizia e collaborazione tra giovani che fino a poco prima si conoscevano appena.

L’attitudine ad entrare in sintonia con gli altri e a creare legami, è un valore che ci restituisce il senso profondo dello stare al mondo. Non solo raggingere un grande obiettivo (magari come avrebbe agilmente potuto fare lo street artist Stefano Bove lavorando da solo), ma la capacità di avere creato una visione comune su cui far convergere le energie di giovani fino a poco prima sconosciuti che hanno contribuito al progetto, diventando progetto di crescita e prova visibile dell’amicizia e della condivisione. Apprendiamo dagli insegnanti presenti che si tratta del primo progetto in assoluto che ha visto la collaborazione di tutte le scuole superiori di Colleferro, grande traguardo anche questo. Infatti il progetto, come illustra lo street artist Stefano Bove era proprio una pratica di “strett art relazionale” volta a promuovere le interconnessioni tra i partecipanti.

L’idea, illustra Bove, il coordinatore, era nata nel 2019, poi messa in pratica  durante il murale per Willy al parcheggio, poi si è sviluppata in modo pieno grazie a questi ultimi murales. (omissis…) Un processo dinamico e flessibile..queste tre scolaresche sono state FORTISSIME (omissis) come un vero unico gruppo di lavoro, non come tra distinte scuole. Sono stati un unico gruppo che si è interfacciato in modo eccellente con tutti: con me, come coordinatore, mi è piaciuta questa tua definizione di coordinatore perchè è il ruolo che ho svolto, con chi ha commissionato l’opera e anche con la comunità.

Ci spiegano, in particolare Rossella Menichelli, che sono stati i ragazzi a decidere, strada facendo, di coinvolgere nell’attività creativa tutta la costruzione; in particolare dedicandosi ad abbellire la terza facciata con una idea progettata autonomamente dagli studenti: la famiglia Matteotti è collocata al centro di una luce, racchiusa come tra le parentesi di filo spinato sorvegliato da due figure oscure. L’immagine appare raccontare visivamente l’attualità di quel modello e dei sottesi valori, come dei pericoli circostanti allora come, purtroppo, oggi. 

L’idea progettuale inizialmente interessava solo ed esclusivamente la facciata dell’edificio rivolta su Via Romana (cliccando qui il videoservizio della inaugurazione di Via Romana). Invece, complice l’appassionarsi degli studenti, il murale ha coinvolto tutta la costruzione. Nel murale però c’è un vettore di speranza, fonte di vita: la famiglia Matteotti -due genitori e tre bimbi, ritratti, in tutti i sensi, “nei panni” di una famiglia di oggi- oltre al contesto che evoca scontri armati, è integrata, da un lato, con la preesistente fontana, ricolma di uno sgargiante arcobaleno di speranza. L’opera nel suo complesso è il simbolo quindi dell’attualità di quei valori e del modello civile ancora attuale. Sulla lunga opera che si distende tra le due facciate più piccole, uno dei motti più famosi dello statista. Una chiara testimonianza che, come ricordava lo stesso deputato, parafrasando: l’unica cosa che vale la pena di difendere sono le idee, aggiungiamo, specie quelle dei giovani. In questo senso, il murale non è solo un’opera artistica: è un monumento alla memoria, alla responsabilità civile e alla capacità dei giovani di interpretare la storia, trasformando creatività e collaborazione in un gesto concreto di cittadinanza attiva. Ricordiamo ai Lettori che il Comune di Fratta Polesine, città di Giacomo Matteotti, a breve sarà legato anche alla città di colleferro da un gemellaggio-patto di amicizia ufficiale, ha espresso soddisfazione nel riferire che questo a colleferro è il primo e unico murale che ritragga Matteotti insieme alla consorte Velia Titta. 

L’evento ha dunque rappresentato non solo un momento commemorativo, ma anche un’occasione di educazione civica per studenti e cittadini, consolidando legami tra generazioni e rafforzando il tessuto comunitario di Colleferro. La targa sul Monumento Murale di via Sabotino resterà un richiamo permanente ai valori di coraggio, partecipazione e memoria condivisa, completando idealmente il percorso educativo del progetto “Matteotti chi? Un filo rosso lungo 100 anni” (cliccando qui il videoservizio della mostra realizzato da Monolite).

Alessandra Battaglia

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