Home Attualità Colleferro: il Ministro Tajani inaugura i festeggiamenti per il 90esimo anno dalla fondazione

Colleferro: il Ministro Tajani inaugura i festeggiamenti per il 90esimo anno dalla fondazione

Premiazione del Concorso “Una medaglia per la mia città"

by Alessandra Battaglia

In attesa del Carosello Storico del IV Reggimento a Cavallo dell’Arma dei Carabinieri – che  (rinviato a causa del maltempo–qui i dettagli nel nostro articolo) si terrà al 31 Ottobre – il 18 Ottobre, nell’Aula Consiliare del Comune di Colleferro è stata celebrata l’apertura ufficiale dei festeggiamenti in onore del 90° Anniversario della istituzione del Comune di Colleferro.

Location gremita quella che ha accolto l’ospite eccellente: il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Innumerevoli i vertici militari presenti. Rappresentate al meglio le Forze dell’Ordine: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale. Presenti anche rappresentanti dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile. Moltissime le rappresentanze politiche dai Consiglieri regionali e Provinciali ai numerosi Sindaci, non solo provenienti dai Comuni limitrofi, intervenuti a manifestare la partecipazione delle rispettive comunità.

Ad aprire il Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Girolami che, dopo aver salutato gli illustri e numerosi presenti, ha invitato tutti ad ascoltare l’Inno d’Italia. Il primo ad intervenire è stato il Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna che, in un lungo intervento denso di dettagli interessanti, ha sapientemente dipinto un affresco della realtà di Colleferro, catturato l’attenzione dei presenti, suscitando curiosità nella grande platea di ascoltatori e rendendo orgogliosi i colleferrini presenti. A seguire è intervenuta la Vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, che per prima ha evidenziato l’efficacia della narrazione del Sindaco Sanna, richiamandone alcuni passaggi, soprattutto relativamente al fatto che “quando Colleferro è caduta si è rialzata con più forza di prima” e quindi “è giusto che ci siano questi 14 mesi di eventi per una città che rimane nel cuore, una città che può guardare avanti, che può ancora dare veramente tantissimo…”.

Altro momento molto partecipato quello dedicato alla cerimonia di premiazione del Concorso “Una  medaglia per la mia città”. A vincere il Concorso “Una medaglia per la mia città” -fatto in occasione del 90mo anno della fondazione di Colleferro, è stata  l’artista giapponese Mika Osokawa, proclamata dal Presidente del Consiglio Comunale di Colleferro Emanuele Girolami sottolineando “veramente questa nostra comunità cosmopolita e l’artista è anche vestita con i colori della nostra città” (il rosso e il nero n.d.r.). La medaglia è stata distribuita in tante targhe commemorative in segno di ringraziamento per tutti quanti coloro che hanno reso grande la comunità di Colleferro. Il premio per la vincitrice del concorso è stato consegnato unitamente dalla Vicepresidente della Regione Roberta Angelilli e dal Sindaco Sanna che ha introdotto il momento dicendo:

«Le ho chiesto se volesse parlare, ma lei è timida, ed ha detto che preferisce esprimersi con l‘arte… Questa  (mostrando la medaglia al pubblico n.d.r.) è la medaglia che ha vinto il concorso che sarà naturalmente realizzata – come sempre sono state realizzate le  medaglie commemorative per gli anniversari di Colleferro – in bronzo fuso da una delle fonderie più famose d’Italia, la fonderia Ambrosetti di Anagni – tra l’altro credo sia anche qui presente, da qualche parte – e verrà utilizzata per, diciamo così, omaggiare i più illustri ospiti di un’opera artistica unica, perché sapete che le medaglie in bronzo fuso non sono mai uguali a se stesse. La fonderia, per eccezione, ce ne ha portata una sola, una madre diciamo, come si dice in gergo, molto grande stasera di cui la città farà omaggio al Ministro degli Esteri».

Il Sindaco Sanna ha poi accolto nell’atrio del Palazzo ex Direzione Bpd il Ministro Antonio Tajani accompagnandolo all’interno dell’Aula Consiliare, dove, salutato con un grande applauso dal pubblico presente, ha esordito:

«Grazie. Buonasera a tutti. Un ringraziamento al sindaco Sanna, un saluto alla mia amica Roberta Angelilli, un saluto a tutti quanti voi. Mi scuso per l’orario, ma vengo da Ventimiglia dove c’è stato un incontro prima a Mentone e poi a Ventimiglia con il nuovo Presidente del Consiglio francese Barnier con il Ministro dell’Interno Piantedosi poi abbiamo fatto una riunione con i Prefetti della Liguria per vedere qual era la situazione maltempo e poi siamo tornati indietro con il mal tempo in aereo e anche con l’autostrada bloccata, quindi veramente mi dispiace essere arrivato ora, però ci tenevo a venire qui a festeggiare i 90 anni di questa città che è un punto fermo anche nella mia storia, nella mia vita…».

In un passaggio il Ministro ha sottolineato:

In una città industriale c’è anche una vocazione imprenditoriale tra la gente che vive in questa città, perché è abituata a pensare a dimensione di impresa.
Noi questo dobbiamo valorizzarlo, io credo che, sia pure nell’area della Città Metropolitana, Colleferro è una città che ha una storia.Voglio dire che è inutile celebrare quello che è stato, se quello che è stato non è un trampolino di lancio per quello che sarà. Cioè è inutile dire tutte le belle cose che ha fatto Colleferro – cose delle quali siamo tutti quanti fieri perché siamo figli di questa terra, di questa regione – però non basta essere fieri del passato, perché sennò facciamo la nostalgia dei 90 anni di Colleferro, invece i 90 anni devono essere il trampolino di lancio.
Quello è l’appello che faccio al sindaco, io qui sono a disposizione, credo anche la Regione sia disponibile a dare un sostegno. Credo che tutti quanti possano puntare sulle potenzialità di questo territorio, perché possa rappresentare una grande risorsa anche nel futuro, ed anche attrarre investimenti.
Ma come attrai investimenti? Attrai investimenti perché devi anche dare certezze, devi dare stabilità al governo, devi ridurre la burocrazia, devi facilitare l’accesso al credito, devi avere delle amministrazioni che abbiano una mentalità più imprenditoriale.

(omissis)

La crescita. La parola chiave, si chiama crescita e crescita accompagnata da competitività. Attrarre investimenti significa anche garantire sicurezza, vedo tanti ufficiali delle forze dell’ordine tanti militari, qui la sicurezza di un territorio agevola anche gli investimenti.

Quindi se noi siamo in grado di creare a Colleferro un clima positivo, un ambiente positivo… Ci sono anche i comuni viciniori, non è soltanto Colleferro. Significa creare anche una realtà che possa permettere, come si aggregano le imprese, così si possono aggregare i Comuni per avviare progetti industriali. Vedo tanti sindaci che conoscono, ma ci sono realtà che hanno delle potenzialità nei diversi settori imprenditoriali, che possono anche essere messi a sistema per favorire l’esportazione, per favorire la crescita e per favorire anche gli investimenti.

Rinnovo la mia disponibilità. Noi stiamo finanziando un progetto che si chiama Turismo delle Radici, teso a far ritornare in Italia, nei Comuni meno conosciuti (nelle grandi città non hanno bisogno di sostegno) coloro che sono partiti, le cui famiglie sono partite lontane. Ci sono Sindaci ed amministratori che mi aiutano. Con questo progetto Pnrr del Ministero degli Esteri stiamo aiutando e favorendo con una serie di iniziative, presenze turistiche di italiani, o di persone di origine italiana. Qui tutto deve essere messo a sistema, rinchiudersi in se stessi è il peggiore errore che possiamo fare”.

Al termine della serata, dopo la consegna di una medaglia ricordo della città, da parte del Sindaco Sanna al Ministro Tajani, c’è stata la visita del ministro al sacrario al piano terra e quindi il termine della visita del Ministro alla città di Colleferro.Si riportano di seguito alcuni passaggi dell’intervento del Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna

«Un saluto alla Vice Presidente della Regione Lazio, Onorevole Angelilli, agli onorevoli deputati e senatori presenti, ai rappresentanti della Regione Lazio, ai consiglieri regionali, alla città metropolitana di Roma Capitale, alle autorità militari tutte, alle autorità civili, alle autorità religiose, alle cittadine e ai cittadini di questa nostra comunità, ai consiglieri comunali, agli assessori e al Ministro degli Esteri che sta arrivando perché in viaggio, nonostante sia partito da Nizza, deve essere qui con noi ed arriverà prima della conclusione di questa cerimonia.

Certo qui dentro ci sono colleghi, i sindaci che ringrazio con particolare affetto con particolare amicizia che rappresentano in tanti casi città che hanno millenni di storia.

(…)

Noi arriveremo ad un secolo, per alcuni versi siamo tanto grandi, per altri siamo tanto piccoli.
Non è poi fondamentalmente l’anzianità quella che conta, ma lo spirito con cui si affronta la vita, non solo quella delle singole persone, ma anche quella delle comunità, come la mia, come le tante comunità che per la provincia di Roma e quella di Frosinone, soprattutto, sono qui rappresentate molto bene dalle donne e dagli uomini che indossando il tricolore ogni giorno rendono onore alla storia di questo Paese, di questa Repubblica che sarà pure piena di difetti, ci mancherebbe, ma che ha anche tanti pregi che noi ogni giorno forse dimentichiamo troppo di sottolineare”.

Il primo libro che cita Sanna è “La Città del Sole” di Campanella:

Il dialogo iniziale de “La Città del Sole” inizia con l’Ospitalario e il genovese che dialogano tra di loro e il secondo gli racconta quando la vede, gli dice «sorge su un’ampia campagna un colle e sopra il quale sta la maggior parte della città, ma arrivando i suoi giri molto spazio fuori dalle radici del monte occupano». E mi ha sempre colpito questa cosa perché lui è accolto da donne e uomini armati, ma non dice armati come. Ed ho avuto sempre l’impressione che fosse un po’ il paradosso, la metafora di questo uomo, genovese anch’egli, Parodi Delfino, che arriva qui, trova il colle, che i colleferrini conoscono, gli serviva il colle. Lo dirà bene Colaiacomo nel libro più bello e più preciso scritto sulla nostra storia perché gli servisse il colle, lo sanno bene le donne e gli uomini che qui rappresentano l’industria di questa città, a cosa servissero gli avvallamenti, i colli, le bastionature naturali ad aggiungere quelle artificiali a difendere le operaie e gli operai, dagli scoppi che pure martoriarono in tutto il nostro percorso, la comunità di Colleferro, prima addirittura della fondazione, penso allo scoppio del 29, allo scoppio del 34, poi dopo la fondazione, a quello del 38 soprattutto, fino agli ultimi, al caro Pignalberi che abbiamo ricordato qualche giorno fa, al caro Sinibaldi che abbiamo ricordato tutti stamattina entrando in discarica per l’inaugurazione del cantiere dei lavori di bonifica.

Penso che non ci sia stato nessun colleferrino che stamattina entrando in discarica sotto la pioggia, non abbia pensato Sinibaldi, l’ultimo dei nostri caduti sul lavoro.

Chi sa perché tutti insieme abbiamo voluto acquistare questo palazzo e fare qui l’Aula Consiliare sa il motivo fondamentale, che non è quello della bellezza di questi saloni, che pure ospitarono Parodi, ospitarono il Duca Serra di Cassano, il Principe d’Orleans, ma soprattutto per il sacrario, che sta al pian terreno che contiene i nostri morti, i morti sul lavoro.

Io credo che proprio da questo siamo nati, da quel sacrificio così grande, così ingiusto e così fondamentalmente indimenticabile perché se c’è ingiustizia in tutte le morti, quella di chi esce la mattina per andare a lavorare e non ritorna è probabilmente una delle morti più ingiuste.
E lo sanno bene tutti coloro i quali, come noi, lavorano l’esplosivo, e l’hanno sempre lavorato. Per questo saluto gli amici di Avigliana (…) che saranno con noi per il gemellaggio in tutti questi giorni, portando tantissimi ragazzi dal Piemonte che domani giocheranno a basket con i nostri, in una bella sfida di amicizia e di solidarietà.

Tra il luogo in cui l’esplosivo in Italia ha iniziato la sua origine e produzione, ed il luogo che ha imparato da Avigliana e ne ha fatto una grande occasione di riscatto, una grande occasione di trasformazione, quella che ci ha portati persino nello spazio, quella che ci ha portati attraverso Ariane, attraverso Vega, a solcare limiti e confini che mai il luogo, mai colleferrino avrebbe immaginato di poter solcare con così tanto successo e così tanta soddisfazione.

Con Avigliana c’è un rapporto profondo, c’è un patto d’amicizia che da dura anni, che ci unisce attraverso un filo rosso, ecco come quello a cui è intitolata questa mostra che porta il patrocino della Camera dei Deputati e che ricorda Giacomo Matteotti. E il figlio, Matteo Matteotti, che qui fu a Gorga, lo diremo dopo – e saluto il comune di Gorga– tra coloro i quali, con Tommaso Pagnoni, diciamo… ebbe a ricostruire la fabbrica e la città, immediatamente dopo il passaggio prima attraverso la fuga delle truppe tedesche e poi, immediatamente dopo il passaggio degli alleati. Questa nostra comunità si è incrociata spesso con la storia d’Italia, si è incrociata con gli eventi più importanti, con le persone più importanti della storia d’Italia. Ha avuto occasioni particolarmente importanti per rendere il suo nome impresso sui libri di storia sin dalla pre-storia.

L’elefans anticuus, il mammut che abbiamo al museo, e che è l’unico visitabile del centro Italia, l’abbiamo trovato qui. Quindi è vero che abbiamo 90 anni, però l’uomo da queste parti ci bazzica da parecchio, ed è proprio qui, a due passi da noi, che si è combattuta la Battaglia di Sacriporto, tra Mario e Silla, una delle battaglie più importanti della storia romana.

È proprio qui, a due passi da noi, che è nato a Gavignano Innocenzo III – e saluto l’amministrazione di Gavignano – la cui famiglia, la famiglia Conti, possedeva i due castelli di Colleferro: il Castello di Piombinara e il Castello Vecchio. Insomma Innocenzo III non è stato un pontefice qualunque, ha riconosciuto la regola San Francesco, ha incoronato Federico II Barbarossa.

È proprio qui, nella nostra stazione che ha perso la gamba Enrico Toti, uno degli eroi più amati dal popolo italiano, la nostra stazione e non dico per colpa di Colonna perché offenderei il Sindaco, si effettuava, caro Sindaco, una manovra, la manovra della “doppia” perché per venire da Colleferro a Colonna c’è parecchia salita e i ferrovieri agganciavano la doppia locomotiva a vapore, alla prima locomotiva a vapore, che serviva appunto a solcare il binario e a superare la salita di Colonna. E nelle operazioni di aggancio e sgancio della locomotiva doppia perde la gamba a Colleferro Enrico Toti, uno degli eroi più famosi della nostra storia, il bersagliere che muore lanciando contro il nemico persino la stampella.

In questa stazione, nella stessa stazione dove ha perso la gamba Enrico Toti, è scesa Santa Maria Goretti, arrivando da Corinaldo, e andando verso Paliano – di cui saluto il sindaco – e rimanendoci a Paliano prima di andare alle ferriere e incontrare il martirio.
Nella stessa stazione si ferma il treno, si rompe il treno che porta Gabriele D’Annunzio, che scrive dell’alberello, che è impresso nella lapide in mano all’interno della sala d’attesa che tutti conosciamo.

In questa città viene a provare il suo discorso, dico io, Sua Santità Paolo VI, prima di andare a Taranto per vedere se quella voce rivolta alle masse operaie, potesse essere davvero ascoltata con successo. È Paolo VI in verità, probabilmente il pontifice più illuminato del Novecento, che ci chiama “Città del Lavoro”. Con tre parole ci descrive e ci descriverà in eterno.

È Paolo VI che decide di fermarsi nel suo viaggio – che tanti pontifici hanno fatto – verso Carpineto – saluto il sindaco – per ricordare Leone XIII e la “Rerum Novarum” a fermarsi in Piazza Italia a sperimentare tra le operaie e gli operai di Colleferro quella nuova forma di pastorale, quella che si rivolgeva appunto alle grandi masse operaie che erano state per tanti anni un monopolio assoluto del socialismo, del marxismo e che invece tornavano ad avere un rapporto con il cattolicesimo in quel caso con il pensiero di Papa Montini.

È passato di qui Romiti, che tutti ricorderete alla Fiat, e tanti dirigenti e tanti capi d’azienda che hanno fatto grande la storia di questo nostro Paese, di questa nostra Repubblica.
Magari ci sono passati da giovani, ma ci sono passati quasi tutti, nei nostri reparti, che hanno dei nomi che a me sembrano poetici, ma che nella maggior parte dei casi, per chi non ci conosce, danno uno strano effetto sonoro a Fattaia, a Malenia, il benzoino.
Per noi sono un pezzo della poesia, le Calandre, che ricorda il lavoro dei nostri nonni, dei nostri genitori.

Non si diceva «lavoro in fabbrica», si diceva il nome del reparto – a Colleferro si diceva il nome del reparto perché i colleferrini e le colleferrine conoscevano la fabbrica a menadito – il nitrocotone la nitroglicerina… Nei paesi invece si diceva “lavora ai cancelli”.
Era un buon partito un fidanzato che «lavorava ai cancelli», si raccomandava alle ragazze di sposarsi con qualcuno che «lavorava ai cancelli», perché lavorare in fabbrica era sinonimo di abbondanza, era sinonimo di sicurezza, era sinonimo di benessere.

In un luogo come questo, quello dei Monti Lepini, mi ha colpito molto rileggere la prefazione di Giulio Andreotti al libro di Don Umberto, quando Giulio Andreotti scrive «questa bella città dei Monti Lepini», quindi nella testa di Giulio Andreotti il concetto di Valle del Sacco probabilmente non era così chiaro, ci collocava chiaramente – l’abbiamo detto tante volte, siamo la porta dei Monti Lepini -, invece ci collocava chiaramente con «la città industriale dei Monti Lepini».

Ed Andreotti è stato in questo palazzo, tra l’altro insieme a Segni, che non era ancora Presidente della Repubblica, e che era Presidente del Consiglio – abbiamo delle foto stupende in archivio… L’archivio pure sarà oggetto di queste celebrazioni quando lo inaugureremo il 23 Dicembre insieme a tutti i ragazzi e le ragazze, agli archivisti e archiviste, che pure ho visto in sala e che ringrazio, che stanno facendo un ottimo lavoro di restauro del grande archivio documentale che ci ha lasciato Renzo Rossi, che ci hanno donato il Comune di Avigliana, il Comune di Cavour, il Comune di Ovada che ha conservato per anni le foto, i disegni di Michele Oddini, l’architetto uno dei più bravi del liberty italiano, che ha introdotto con Morandi il suo razionalismo con i Quartieri di Santa Barbara per esempio, inaugurato il 4 Dicembre del 1916 da Vittorio Emanuele Orlando, il Presidente della Vittoria, il Presidente del Consiglio dopo la guerra del 15-18, quando ancora la città non c’era, quando ancora la città non era fondata, ma quando Santa Barbara il 4 Dicembre era già chiaro che fosse la nostra Patrona, come in tutti i casi di quelli che fanno mestieri rischiosi…”

Il Primo Cittadino di Colleferro tratteggia infine così il legame tra la Città e personalità e avvenimenti:

La nostra storia ha incrociato tanti uomini e donne di questo calibro. Ha incrociato Bonomi, fondatore della Coldiretti, che qui è stato altro dirigente della fabbrica. Ha incrociato personalità di spicco della politica, dell’industria, della cultura persino Domenico Starnone che qui ha fatto il consigliere comunale…

Non dico assolutamente, che la nostra storia sia la grande storia, no, no. Noi abbiamo incrociato la grande storia, ma la nostra storia è la piccola storia, è la storia delle persone semplici, è la storia dei piemontesi, dei marchigiani, dei toscani, di chi da San Marcello Pistoiese, da Fermo, da Porto Sant’Elpidio, da Avigliana, appunto da Cavour, da Napoli, si è mischiato, portando un mestiere, nient’altro che un mestiere, i laminatori, i tecnici, gli esplosivisti. Portando un mestiere, mescolandosi con le persone dei paesi qui intorno, con i locali, in una mescola molto più forte delle altre Città di Fondazione, per esempio quelle dell’Agro Pontino. Colleferro è l’unica Città di Fondazione, delle sette del Lazio, a non essere una città di fondazione a vocazione agricola, ma ad essere una Città di Fondazione a vocazione industriale.

Qui la mescola è avvenuta con maggiore facilità, chi ha letto “Canale Mussolini” si ricorderà della grande diffidenza delle Città di Fondazione dell’Agro Pontino, nelle quali le persone che arrivavano dal Veneto, dall’Emilia,.. non si mescolavano con i locali, addirittura chiedevo ai vescovi di cambiare i preti perché non si confessavano con i preti di Cori con i preti di Maenza,… volevano i preti veneti…
No qua no. Qua la mescola c’è stata subito c’è stata gomito a gomito nei reparti. Probabilmente nei reparti si sta più stretti che nel lavoro dei campi. Il lavoro nei campi è un lavoro ampio, invece il lavoro nei reparti è un lavoro che costringe a stare assieme…

(…) Dopo altri passaggi Sanna sottolinea:

Questo occorre per dire che oltre ai morti, oltre a coloro che sono mancati sul lavoro, oltre agli incroci della nostra comunità con la grande storia, c’è stata anche la storia delle famiglie, la storia delle persone normali, delle persone semplici, che segnavano allo spaccio della Bpd il mangiare, che scalavano la spesa dalla paga, che avevano una vita organizzata secondo le regole del villaggio. I colleferrini ce l’avranno ancora in casa, qualcuno ce l’avrà, io ce l’ho per esempio, il Regolamento del Villaggio. Ti assumevano, ti davano la casa, ti davano il regolamento del villaggio, c’era il diritto al lavatoio, potevi segnare allo spaccio aziendale, ti facevano la borsa di studio pere il figlio, il corredo… le cose che servivano. In una accezione keynesiana che probabilmente all’inizio del secolo scorso, nel 12, nel 13, nel 14, deve essere stata una cosa nuova, una cosa incredibile, già avere l’acqua in casa nel 12, nel 13 era una cosa incredibile. C’era uno scrittore, di cui non ricordo il nome adesso, che dice che probabilmente le comodità che abbiamo avuto noi, persone normali nel 900, non ce le hanno avute nemmeno i nobili, nei secoli passati. L’acqua in casa e la corrente elettrica stanno fra queste”.

C’è poi un importante passaggio del Sindaco Pierluigi Sanna dedicato ad un episodio di cronaca nera che ha segnato profondamente non solo la comunità colleferrina:

Sicuramente tra tutti questi eventi l’ultimo che ci ha turbato di più e che ci turberà sempre è la morte di WIlly Monteiro Duarte. Penso sempre non solo che non solo non se la meritava quel ragazzo, ma che non se la meritava meritata nemmeno questa comunità, per come è avvenuta, per come si è sviluppata, per quello che ha lasciato indelebilmente. Anche quello di evento ci ha segnati. Anche per quello noi abbiamo avuto una vocazione persino urbanistica nel costruire la Piazza Bianca, come bianco è il colore del lutto della comunità capoverdiana. Anche in quel caso ci siamo imposti la memoria dei luoghi, perché i luoghi servono anche a ricordare. Ciò che non si impone ai luoghi di una città, sparisce. Le città vanno cambiate, non è vero che debbono rimanere immobili. Io utilizzo sempre con la sovrintendenza – non è un sotterfugio, assolutamente, è una provocazione culturale, che tutti i sindaci fanno ai sovrintendenti – gli consigliamo di leggere “Le Città Invisibili” di Calvino. Ce n’è una, Zora, che non cambia mai, che è sempre uguale, e che i grandi sapienti della Terra utilizzano per imparare a memoria i numeri delle case, degli edifici, perché è immobile… Ma quando il visitatore sceglie di visitarla – nel famoso dibattito tra Kublai Khan e Marco Polo – Marco Polo gli dice che non può essere visitata perché le città immobili svaniscono nel nulla e nessuno le trova.
Le città debbono cambiare. La città prende la forma del deserto a cui si oppone, ed è bene che anche gli eventi drammatici rimangano impressi nell’urbanistica, nella cultura, nelle opere d’arte.”

Tra i momenti belli Sanna elenca:

Noi siamo stati Capitale Regionale della Cultura del 2018 insieme ad alcuni altri comuni che sono qui e che ringrazio. Siamo stati Capitale Europea dello Spazio nel 2022. Abbiamo fatto la Capitale europea dello spazio dopo Bordeaux, dopo Siviglia, dopo Tolosa e quando abbiamo concluso, abbiamo passato il testimone a Les Mureaux, nella Città Metropolitana di Parigi e quest’anno di nuovo a Siviglia. Io sono il vicepresidente quest’anno, perché il presidente è il sindaco di Siviglia, ed essere assimilati a città così grandi, così importanti, per questioni così all’avanguardia è stato per noi il più grande riscatto. Per questo e per questi successi che sono frutto della intelligenza, della preparazione, delle nostre maestranze, delle nostre lavoratrici e dei nostri lavoratori, io dico che con queste celebrazioni noi, sì è vero, ricordiamo il nostro passato, ma festeggiamo più di tutto, e con più vigore possibile, il nostro futuro».

Si riporta di seguito l’intervento in forma integrale del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani

«Grazie. Buonasera a tutti. Un ringraziamento al sindaco Sanna, un saluto alla mia amica Roberta Angelilli, un saluto a tutti quanti voi. Mi scuso per l’orario, ma vengo da Ventimiglia dove c’è stato un incontro prima a Mentone e poi a Ventimiglia con il nuovo Presidente del Consiglio francese Barnier con il Ministro dell’Interno Piantedosi poi abbiamo fatto una riunione con i Prefetti della Liguria per vedere qual era la situazione maltempo e poi siamo tornati indietro con il mal tempo in aereo e anche con l’autostrada bloccata, quindi veramente mi dispiace essere arrivato ora, però ci tenevo a venire qui a festeggiare i 90 anni di questa città che è un punto fermo anche nella mia storia, nella mia vita, perché la mia famiglia è originaria di Ferentino e quando ero piccolo – non c’era ancora l’autostrada – ricordo che si faceva ancora la Casilina e quando arrivavi a Colleferro voleva dire che eri quasi arrivato, quindi aveva sempre un aspetto positivo vedere Colleferro, il segnale Colleferro, il bivio sulla Casilina, diventava un momento di gioia perché si stava per arrivare a casa.
Ma il legame di questa città con Ferentino è anche un legame che durante la Seconda Guerra Mondiale è stato anche molto forte a causa dei bombardamenti molte volte è stata bombardata Ferentino e non Colleferro, che era un obiettivo, perché allora era una città industriale.

La città che è stata l’avanguardia della nostra regione, quando ancora prevaleva un’economia basata sull’agricoltura, Colleferro già era una città a dimensione industriale.
Dimensione industriale che non ha perduto, pensiamo a quello che ancora c’è oggi, pensiamo a tutta la parte aeronautica: oggi lo spazio è un settore di straordinaria importanza è un settore dove l’Italia può giocare essendo all’avanguardia.

Io sono stato molto felice di venire qua due volte sia quando ero Commissario Europeo ai Trasporti, e poi all’Industria ed anche oggi che come Ministro degli Esteri. Colleferro è l’immagine di una città industriale italiana.

Noi siamo la seconda manifattura d’Europa, l’industria è un elemento fondamentale per la nostra economia, dobbiamo in questa fase continuare a lavorare per sostenere questo settore, per sostenere l’economia reale, dobbiamo essere così abili anche da far coincidere la lotta con il cambiamento climatico, che è indispensabile, con il sostegno all’economia reale, perché l’economia reale a differenza della finanza, la finanza va a girare i soldi, l’economia reale è quella che la produce.

Quindi una città a vocazione industriale ha il diritto di essere protagonista di questa fase, di una strategia che punti sul reale.
Quando io tante volte mi lamento perché non si tagliano abbastanza i tassi di interesse – ieri ho insistito affinché la Banca Centrale Europea andasse avanti, poi la Lagarde dice che io sono invasivo… Io non ho chiamato nessuno di loro, ma dico quello che penso perché in democrazia si può sempre dire ciò che si pensa.
E lo dico perché i tassi di interesse, il costo del denaro è un aspetto fondamentale per l’industria: se noi vogliamo avere un’Italia che sia sempre più competitiva dal punto di vista industriale, abbiamo bisogno di un successo al credito che non sia oneroso.

La politica industriale significa avere anche una visione, una strategia, anche adattarsi ai cambiamenti dei tempi, anche sapere cambiare il tipo di industria e puntare sullo Spazio è un’altra scelta secondo me che guarda in avanti perché è un’industria, quella aerospaziale non inquinante e noi dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione, perché l’industria crea il lavoro.

Noi siamo, dicevo, la seconda potenza manifatturiera d’Europa e l’industria significa anche esportazione, sapere scoprire nuovi mercati, saper internazionalizzare le nostre imprese, cioè internazionalizzare significa non andarsene da qua ma essere presenti anche con impianti produttivi altrove, significa rafforzare il nostro Paese, significa avere una politica estera per la crescita che dia all’Italia maggior possibilità di contare.
Perché? Per vanagloria? No, perché più la nostra economia cresce, più contiamo a livello internazionale, più arrivano strumenti economici per far crescere l’economia del nostro Paese. Abbiamo visto i dati. Fortunatamente stiamo tagliando la disoccupazione. Crescono gli occupati però non siamo ancora soddisfatti perché ci sono ancora troppi salari poveri.
C’è gente che lavora ma vive ancora sotto la soglia della povertà. Quindi è necessario avere una visione complessiva che permetta la crescita economica. La crescita economica si fa anche attraverso l’esportazione. L’export rappresenta il 40% del prodotto interno lordo del nostro Paese. E noi abbiamo il dovere di continuare a promuoverlo. Siamo a circa 627/28/29 miliardi di euro. Il mio obiettivo è quello di arrivare a 700 nel 2026.
Questo significa che l’industria deve poter continuare a produrre e deve occupare nuovi spazi.

Dobbiamo guardare anche a nuovi mercati: le esportazioni sono fondamentali in tanti settori, anche per l’agroalimentare, Colleferro non è soltanto lo Spazio, non è stato soltanto Bombrini Parodi Delfino, Colleferro è una città industriale con tante altre piccole e medie imprese. Le piccole e medie imprese in Italia sono 4 milioni, rappresentano veramente la rete sanguigna dell’economia italiana.

Noi abbiamo resistito a una serie di crisi, Lehman Brothers prima, Covid dopo e guerre, terza crisi, perché abbiamo un tessuto di economia reale che resiste ad ogni scossa di terremoto finanziario. La Grecia ha avuto grandi difficoltà nel 2008 perché non aveva una rete di industrie e neanche di aziende agricole, non aveva un’economia reale forte. Nell’area turismo se ne erano andati i grandi cantieri navali che hanno lasciato la Grecia…
Noi abbiamo resistito per questo, dobbiamo pensare quindi ad andare avanti, occupare nuovi mercati. Nuovi mercati significa fare attenzione a quello che accade in Europa perché l’auto, per esempio, vive un momento di difficoltà in Germania, lo sapete tutti quanti, quindi dobbiamo evitare che una riduzione dell’export in Germania, visto che un’auto tedesca è fatta all’80% con componentistica italiana, dobbiamo andare a vedere quali altri mercati occupare. Ce ne sono di mercati molto interessanti che sono il Messico per esempio, il Vietnam, in realtà sono stato recentemente in Sud America dove ci sono grandi opportunità. Le piccole e medie imprese devono consorziarsi per andare a occupare questi spazi, utilizzando anche gli strumenti che offre il Ministero degli Esteri, il Ministero dell’Economia, l’Ice, Simest e Saci che aiutano ed accompagnano le imprese a internazionalizzarsi e andare a occupare i mercati. Questa è un’altra scelta che deve essere fatta perché questa è la nostra vocazione.
Io credo che anche le amministrazioni comunali, che adesso sono chiamate anche ad utilizzare il PNRR, possano fare qualcosa. Non è facile, se conosco bene quanti sono i problemi, manca il personale, non è sempre facile trasformare i progetti in opere concrete… Sono tante le questioni, però dobbiamo fare in modo che tutto ciò che favorisce la competitività, possa essere messo in cantiere. Anche le opere pubbliche servono a rendere più competitivi i nostri prodotti. Più le infrastrutture sono efficienti, più i prodotti, di qualsiasi tipo, sono più competitivi sul mercato. Se i trasporti costano di meno e sono più veloci e il prodotto costa di meno, quindi competere meglio nei confronti degli altri. Noi possiamo avere anche dei prodotti di grande qualità, ma se le infrastrutture non sono sufficientemente moderne, ma le infrastrutture non sono soltanto quelle di trasporto, ma anche le digitali, che oggi più c’è tutta la questione dell’intelligenza artificiale, noi dobbiamo far sì che tutte le nostre imprese possano veramente essere competitive.

La rete di piccole e medie imprese è fondamentale, perché poi il nostro saper fare non ce l’ha nessuno: la qualità del nostro saper fare è molto più alta.
Vi faccio un esempio, sono rimasto colpito quando sono andato alla fiera del mobile quest’anno e mi raccontavano che alcuni mobili di arredamento che venivano esportati in America avevano bisogno di essere accompagnati dai falegnami del produttore, perché non ci sono negli Stati Uniti falegnami capaci di montare arredo fatto in legno di alta qualità… Quindi vedete quanto è importante il nostro saper fare? Possiamo anche esportare intelligenza non che dobbiamo soltanto esportare prodotti…
Poi ci sono i Balcani, un’altra grande opportunità che noi abbiamo. Non sono lontani, sono più vicini certamente di Argentina, Brasile e Messico, ma rappresentano la Serbia, il Montenegro, sono tutte realtà come l’Albania, dove c’è voglia d’Italia, come c’è voglia d’Italia nel continente africano.
Il continente africano che è apparentemente il continente corrompere è in realtà un continente ricco.
Cosa voglio dire con tutto questo? Che una città industriale deve riflettere sul suo futuro e su come poter utilizzare le potenzialità che ha.
In una città industriale c’è anche una vocazione imprenditoriale tra la gente che vive in questa città, perché è abituata a pensare a dimensione di impresa.
Noi questo dobbiamo valorizzarlo, io credo che, sia pure nell’area della Città Metropolitana, Colleferro è una città che ha una storia.
Voglio dire che è inutile celebrare quello che è stato, se quello che è stato non è un trampolino di lancio per quello che sarà.
Cioè è inutile dire tutte le belle cose che ha fatto Colleferro – cose delle quali siamo tutti quanti fieri perché siamo figli di questa terra, di questa regione – però non basta essere fieri del passato, perché sennò facciamo la nostalgia dei 90 anni di Colleferro, invece i 90 anni devono essere il trampolino di lancio.
Quello è l’appello che faccio al sindaco, io qui sono a disposizione, credo anche la Regione sia disponibile a dare un sostegno.
Credo che tutti quanti possano puntare sulle potenzialità di questo territorio, perché possa rappresentare una grande risorsa anche nel futuro, ed anche attrarre investimenti.
Ma come attrai investimenti? Attrai investimenti perché devi anche dare certezze, devi dare stabilità al governo, devi ridurre la burocrazia, devi facilitare l’accesso al credito, devi avere delle amministrazioni che abbiano una mentalità più imprenditoriale. Ma perché ci siamo battuti contro l’abuso d’ufficio? Perché l’abuso d’ufficio è un blocco all’accelerazione della soluzione dei problemi. Non è che se lasciamo l’abuso d’ufficio i sindaci diventano più onesti. Ma un sindaco deve essere messo nelle condizioni di favorire la crescita del proprio territorio, in sintonia con la Regione, con la Provincia, con il Governo Nazionale, però questo deve essere.

La crescita. La parola chiave, si chiama crescita e crescita accompagnata da competitività. Attrarre investimenti significa anche garantire sicurezza, vedo tanti ufficiali delle forze dell’ordine tanti militari, qui la sicurezza di un territorio agevola anche gli investimenti.

Quindi se noi siamo in grado di creare a Colleferro un clima positivo, un ambiente positivo… Ci sono anche i comuni viciniori, non è soltanto Colleferro. Significa creare anche una realtà che possa permettere, come si aggregano le imprese, così si possono aggregare i Comuni per avviare progetti industriali. Vedo tanti sindaci che conoscono, ma ci sono realtà che hanno delle potenzialità nei diversi settori imprenditoriali, che possono anche essere messi a sistema per favorire l’esportazione, per favorire la crescita e per favorire anche gli investimenti.

Rinnovo la mia disponibilità. Noi stiamo finanziando un progetto che si chiama Turismo delle Radici, teso a far ritornare in Italia, nei Comuni meno conosciuti (nelle grandi città non hanno bisogno di sostegno) coloro che sono partiti, le cui famiglie sono partite lontane. Ci sono Sindaci ed amministratori che mi aiutano. Con questo progetto Pnrr del Ministero degli Esteri stiamo aiutando e favorendo con una serie di iniziative, presenze turistiche di italiani, o di persone di origine italiana. Qui tutto deve essere messo a sistema, rinchiudersi in se stessi è il peggiore errore che possiamo fare.

A volte nei nostri comuni di quest’area, anche in quelli ciociari c’è sempre la tendenza a dire “noi siamo i migliori, gli altri che vogliono da noi”. Non è così. Il mondo è cambiato.
Nessuno deve rinunciare all’orgoglio di essere nato in questo e in quel paese.
Ma essere fieri del paese di appartenenza non significa rinchiudersi.
È come l’Europa: non è che noi non siamo fieri di essere italiani, ma l’Europa è uno strumento per crescere economicamente, è uno strumento per fare di più, per competere meglio. E così deve essere fatto anche a livello territoriale. La regione è troppo ampia. La Regione può aiutare, ma è difficile competere solo a livello regionale…
Però, soprattutto per quanto riguarda la politica industriale, credo che si possano organizzare dei consorzi di Comuni in grado di puntare sulla crescita, puntare sulla qualità, su alcuni settori dove attrarre investimenti, lo ripeto, contano ambienti e contano molte cose.
Ecco io auguro a Colleferro di poter veramente usare questi 90 anni, per guardare ai prossimi 90. Perché una buona amministrazione guarda in avanti, non guarda soltanto a quello che deve fare domani mattina. Deve avere una strategia e quando ci sono strategie che guardano gli interessi del territorio non c’è né destra né sinistra, perché l’interesse del Comune, come l’interesse dell’Italia, va ben al di là, e viene prima, dell’interesse dei singoli partiti.
Poi si possono avere idee diverse, ma in un Comune è più facile trovare su alcune questioni, sulla politica industriale, sulla crescita… So quanto Mario Cacciotti si impegna anche per sostenere la città, eppure sta all’opposizione, non è dello stesso partito. Però quando si fanno delle cose concrete, ci sono delle scelte da prendere, più sono condivise, meglio è, perché il progetto poggia su basi più solide.
Colleferro è un punto di riferimento, e vorrei che Colleferro, sul serio, potesse festeggiare questo suo compleanno preparandosi al compleanno importante, quello dei cento anni, con un progetto che già cominci a essere realizzato e permetta a questa città di passare alla storia per essere una grande città industriale e imprenditoriale della nostra regione.
Buon compleanno e auguri a tutti quanti voi».

 

Alessandra Battaglia

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