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L’Aquila, riapre il Teatro S.Filippo

Presente il sindaco Biondi e il ministro della cultura Giuli

by Alessandra Battaglia

L’AQUILA — Ci sono porte che, quando si riaprono, non fanno rumore. Respirano. E con loro respira una città intera.

È successo il 17 aprile 2026, quando il Teatro San Filippo, complesso barocco del Seicento e tra i luoghi simbolo della città, ha riacceso le luci dopo diciassette anni di silenzio, inaugurato al termine di un lungo restauro. Diciassette anni che non sono una misura del tempo, ma una stratificazione di attese, macerie, impalcature, promesse mantenute a metà e poi, finalmente, compiute. Dal terremoto del 2009 in poi, qui tutto è stato sospeso: gli edifici, le abitudini, perfino il modo di pronunciare il futuro. La città ha imparato a parlare a bassa voce, a contare i giorni non in calendari ma in cantieri. Eppure, sotto quella polvere ostinata, qualcosa continuava a muoversi.

La riapertura del teatro non è un evento qualsiasi nel calendario di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, di cui rappresenta uno dei momenti centrali. È una dichiarazione. È il punto in cui la ricostruzione smette di essere un verbo tecnico e torna a essere un gesto umano, segnale concreto di rinascita culturale e civile. Il complesso di San Filippo Neri, con la sua architettura restituita alla città, non è stato semplicemente restaurato: è stato riconsegnato. Alla comunità, prima di tutto. A una memoria che non vuole essere celebrata, ma abitata, tornando a essere presidio culturale e spazio per spettacoli, eventi e rassegne diffuse come “CostellAzioni”.

Alla cerimonia erano presenti anche il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, a sottolineare il valore istituzionale e nazionale di un momento che travalica i confini cittadini per farsi simbolo condiviso. La sera dell’inaugurazione, tra le navate tornate a vibrare, la musica ha fatto quello che le parole spesso non riescono a fare: ha tenuto insieme. Quando le note di “Domani” — il brano nato all’indomani del sisma e che contribuì anche al recupero del teatro — sono tornate a risuonare, con la partecipazione di artisti della caratura eccezionale quali come Giuliano Sangiorgi e Caterina Caselli, non si è trattato di un omaggio. È stato un passaggio di testimone tra ciò che è stato dolore e ciò che oggi può diventare responsabilità.

Perché L’Aquila non è una città che “rinasce” nel senso retorico del termine. L’Aquila è una città che insiste. Che resiste alla tentazione dell’oblio e alla semplificazione delle narrazioni facili. Ogni pietra rimessa al suo posto è una scelta, non un automatismo, dentro un percorso più ampio che ha già restituito altri spazi culturali e che attende, entro la fine del 2026, anche la riapertura del Teatro comunale.

Il teatro, in questo, diventa simbolo concreto: luogo di rappresentazione, certo, ma anche spazio di riconoscimento. Qui si tornerà a vedere, ascoltare, discutere. Ma soprattutto, si tornerà a stare insieme senza dover spiegare tutto. E forse è proprio questo il segno più profondo della ricostruzione: quando un luogo smette di essere “recuperato” e torna a essere semplicemente vissuto. Fuori, la città, riconsegnate diverse opere a cittadine e cittadini nonchè a tutti coloro che amano questi luoghi, continua il suo cantiere diffuso. Dentro, una luce nuova non cancella il passato, ma lo attraversa. E lo rende, finalmente, parte di una storia che può andare avanti.

Ricordiamo ai Lettori che Monolite sarà a L’Aquila il 2 maggio presso il Palazzo dell’Emiciclo per l’inaugurazione della Mostra Internazionale d’Arte contemporanea “Viaggi: Esperienze emozionali” (di cui trovate tutte le info cliccando su questo link con nostro video) organizzata dalla Borgo Pio Art Gallery in collaborazione con “Luci nel Buio” (qui uno dei nostri articoli sulle iniziative correlate).

Alessandra Battaglia

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