Con l’avvicinarsi del Premio Letterario Caffè Corretto – Città di Cave, in programma per giugno 2026, continua il nostro percorso di approfondimento dedicato ai libri selezionati per questa nuova edizione. Anche quest’anno Monolite Notizie segue da vicino le attività dell’Associazione “Caffè Corretto”, una realtà composta da appassionati lettori – non necessariamente professionisti del settore – che, con competenza e dedizione, individuano una rosa di opere da sottoporre alla valutazione collettiva, fino alla scelta del titolo vincitore.
La cerimonia conclusiva, aperta gratuitamente al pubblico, si svolgerà nel suggestivo scenario del Chiostro di San Carlo a Cave, confermandosi come un appuntamento inclusivo e partecipato, rivolto non solo agli associati ma a tutti gli amanti della lettura.
In attesa dell’evento, grazie all’entusiasmo e alla sensibilità della giovane Giulia Velluti, proponiamo ai nostri lettori una serie di recensioni dedicate ai volumi in concorso, offrendo uno sguardo critico e appassionato sulle opere selezionate. La serata di premiazione sarà inoltre raccontata attraverso un videoreportage firmato da David Cardarelli, a testimonianza di un’iniziativa che continua a valorizzare la cultura e la condivisione: cliccando qui l’articolo con una panoramica completa in Videoservizio della scorsa edizione. mentre invece cliccando qui il brevissimo video che ne sintetizza l’atmosfera. L’iniziativa, sotto la costante egida del Comune di Cave, è realizzata per la 17esima volta dall’Associazione cluturale “Caffè Corretto” di Cave guidata da Claudia Manni e da Elena Pucci.
Recensione
Libro
“Baracca e burattini”
Dario Buzzolan
Attraversa un secolo di storia italiana “Baracca e burattini” (Mondadori, 2025), l’ultimo romanzo di Dario Buzzolan, in cui l’autore ricostruisce la saga della famiglia Bo dal 1925 ai giorni nostri. La narrazione si affida a una struttura corale dove sei voci – Ermes, Emma, Elle, Ranieri, Ada e Tonino – si alternano per ricomporre un mosaico di memorie parziali e soggettive, in cui la verità emerge proprio dal contrasto tra prospettive che si smentiscono a vicenda.
Il nucleo originario ruota attorno a Ermes, la cui esistenza viene segnata sin dall’infanzia da un evento destinato a orientarne il carattere e le scelte future. L’aggressività paterna e l’incapacità della madre di proteggerlo costituiscono il terreno su cui matura il suo sguardo sul mondo, finché l’incontro con Emma non gli offre una possibilità di riscatto, imprimendo una nuova direzione alla sua vita.
L’eredità di quel passato irrisolto, tuttavia, ricade sul figlio Ranieri, medico oncologo chiamato a confrontarsi con dilemmi morali e ombre familiari.
Ma è nella figura di Elle che le tensioni dell’intera stirpe trovano la loro manifestazione più evidente. Attrice carismatica e tormentata, Elle porta su di sé i segni di una vulnerabilità profonda e la sua dipendenza da sostanze psicotrope diventa il sintomo di un malessere centenario che esplode nel presente.
Il destino che sembra accomunare i membri della famiglia è quello evocato dal titolo: “piantare baracca e burattini”. Andarsene. “Piantare in asso ogni cosa”. Luoghi, relazioni, responsabilità. Che lo vogliano o meno, i personaggi di Buzzolan appaiono incapaci di “stare”, di abitare davvero la propria identità e la storia da cui provengono.
Eppure, nel romanzo, la fuga non si traduce mai in liberazione. A opporsi alla dispersione è il richiamo della Casa Blu a Passo Oscuro: capanna sul mare divenuta nel tempo rifugio, casa precaria e spazio di lavoro. Luogo di ritorno più che di approdo, la Casa Blu sembra sospendere la deriva dei Bo, costringendoli – talvolta contro la loro volontà – a confrontarsi con il peso emotivo ereditato.
Tra le tematiche centrali del romanzo emerge anche quella dell’eutanasia che, intrecciandosi con le vicende personali dei protagonisti, apre un’indagine etica sulla proprietà della vita. E se l’autore non offre soluzioni, il lettore non può sottrarsi a un confronto con le proprie posizioni.
Si può davvero ricominciare da zero o siamo tutti mossi da fili invisibili?
Il romanzo è una riflessione sulla fuga come miraggio e sulla forza ineludibile dei vincoli familiari. Sullo sfondo delle vicende narrate, il titolo assume un significato simbolico: se nel teatro dei burattini il burattinaio, di fronte all’insuccesso, chiudeva la baracca e portava via con sé le sue marionette, qui i personaggi scoprono che sciogliere i nodi con il passato non è sempre possibile. Le radici e i segreti continuano a esercitare il loro potere, ricordandoci che, anche quando pensiamo di poter lasciare tutto alle spalle, qualcosa – un legame o un ricordo – continua a muovere i fili.
“Cosa sarebbe accaduto sei io ci fossi stata? […] Se io fossi stata al mondo, sarei riuscita nell’impresa sovrumana di spingere Ermes e Ranieri a parlarsi: a dirsi tutto, e dicendosi tutto a comprendere, a perdonare? […] Io che non ci sono più ho la risposta. Ma per me è indifferente; quindi è come se non l’avessi. Solo per i rimasti conta; sicché solo loro possono trovarla. Io mi limito ad amarli illimitatamente; senza potere né volere in alcun modo modificare le loro vite. Il che, credo, è l’amore più puro che si possa immaginare”.
Giulia Velluti


