Crescono i contagi di giorno in giorno e le terapie intensive sono al limite. Le mascherine, i distanziamenti e adesso anche il coprifuoco sono delle misure palliative, ora si affaccia l’ipotesi della zona rossa per le grandi città
Osservate speciali sono innanzitutto quattro grandi città, scrive la Stampa. Da Napoli, tra le più densamente abitate in Europa, a Milano, con i numeri record di contagi degli ultimi giorni, passando per Genova, che ha il rapporto nuovi positivi/tamponi più alto tra i capoluoghi, e Roma. A determinare eventuali chiusure sarà innanzitutto l’indice Rt, riporta il Corriere della Sera, che l’Istituto superiore della sanità aggiornerà con gli ultimi dati entro domani.
Il punto di riferimento resta il documento adottato dagli esperti del Cts, il famoso studio sui quattro scenari che determinano gli indicatori di rischio e i relativi effetti sulle strutture ospedaliere. Se l’indice Rt sarà oltre l’1,5 per tre settimane consecutive, scatterà il livello «alto» di rischio, il peggiore, cioè quello che richiede tutto il necessario per contenere contagi e ricoveri. Tra fine settembre e inizio ottobre, l’indice Rt è salito a 1,06, la scorsa settimana a 1,17.
| La soglia sulle terapie intensive
Proprio gli ospedali sono il punto più sensibile, con i posti in terapia intensiva che inesorabilmente si stanno esaurendo anche nei grandi centri, facendo scattare in tutta fretta riconversioni di reparti e riaperture, come nel caso dell’ospedale in Fiera di Milano. Stando al bollettino della Protezione civile del 21 ottobre, i posti occupati in terapia intensiva sono saliti a 926, raddoppiati però nel giro di sette giorni. La soglia massima fissata quindi, ricorda il Corriere, è a 2.300 ricoveri per pazienti gravi: oltre quella quota, il sistema rischia di collassare e a quel
punto l’ipotesi di un lockdown nazionale sarà inevitabilmente sul tavolo del presidente del Consiglio.

