Nel silenzio dei Monti Ruffi, il piccolo borgo di Gerano si prepara ancora una volta a trasformarsi in un’opera d’arte totale. Ma nel 2026, alla sua 297ª edizione, l’Infiorata non si limita a rinnovare un rito antico: lo riscrive, arricchendolo di nuovi significati e di una narrazione visiva più consapevole. Come ho già descritto (e scritto: cliccando qui nel precedente articolo) ci sono luoghi che non si visitano: si attraversano come si attraversa un ricordo. Gerano è uno di questi. Un paese, per dirla con Cesare Pavese, “vuol dire non essere soli”. E a Gerano quella frase, scritta sul muro di ingresso, non è solo letteratura: è una promessa mantenuta, passo dopo passo, lungo le stradine che salgono verso il cuore del borgo, tra pietre antiche e silenzi che parlano. Il cuore dell’edizione 2026 resta profondamente ancorato alla devozione per la Madonna del Cuore, figura centrale della tradizione locale e fulcro simbolico dell’intera manifestazione.
Ma quest’anno i quadri floreali sembrano respirare ancora di più. Non sono solo immagini: sono racconti. Cinque le direttrici principali: spiritualità e sacralità, con immagini che custodiscono la fede popolare; identità e memoria, dove il borgo si racconta e si riconosce; contemporaneità e simbolo, con richiami alla natura, al tempo, all’esistenza; architettura, con scorci, prospettive e richiami visivi agli spazi costruiti, reinterpretati attraverso il linguaggio floreale.
Arte, intesa come citazione, omaggio e rielaborazione di opere e stili, in un dialogo tra tradizione infiorata e storia dell’arte.
Ogni quadro è una pagina, ogni petalo una parola. E camminare lungo il tappeto floreale diventa come sfogliare un libro scritto con la materia viva della natura.
Ci sarà il Rosone con Cuore realizzato da Valerio Laudoni, espressione della devozione appunto alla Madre Celeste, il Monogramma di Maria dedicato al rosario, realizzato da Cristian Greco; il quadro dedicato alla compassione del Samaritano: “Amare portando il dolore dell’altro”, realizzato dal Gruppo Ospite, ovvero gli Infioratori di Bolsena. Per la prima volta in assoluto ci sarà un quadro realizzato dalla Intelligenza Artificiale su interazione con l’Associazione Giovanile Gheranos. Nel “Bicentenario della nascita -182672026- di Carlo Collodi, inventore del burattino più famoso, Pinocchio, una immagine, a cura di Gabriele Latini, sarà dedicata alle “Avventure di Pinocchio”. Ad 800 anni dal Transito di San Francesco D’Assisi, un’opera, realizzata da Daniele Censi e Lidia Proietti, sarà l’omaggio al Poverello di Assisi, all’ammansimento del lupo el rapporto con la natura de “Laudato si’, mi’ Signore”. Mentre un’altro disegno, di stile architettonico, riproporrà la Basilica di S.Francesco d’Assisi, a cura di Riccardo Santori. Un’opera raffigurerà Papa Leone XIV, seguendo il tema “Una pace disarmata e disarmante”, a cura di Mariano Cacciaguerra.San Francesco D’Assisi.
Il Lunotto, come da tradizione, quest’anno è un omaggio all’Associazione Nazionale “Città dell’Infiorata” -attiva nel promuovere le Infiorate artistiche fatte di fiori– in quanto, da novembre 2025 Gerano ha assunto la Presidenza. Significativo, come sottolineato in conferenza stampa, che ad esprimersi per ringraziare di questo importante riconoscimento ottenuto, siano proprio i ragazzi del corso di disegno, un vivaio su cui Gerano investe e ripone grande fiducia per il futuro di questa splendida tradizione.
Nell’ascoltare la presentazione a Gerano, ci è parso di cogliere che per l’edizione 2026 si sia prediletta nella scelta dei temi un filo conduttore molto coerente: omaggio alle ricorrenze importanti ma anche grande apertura all’attualità ed ai giovani. l quadri esprimono capitoli di un’unica narrazione. Il tappeto floreale diventa un racconto continuo, una trama che si svela passo dopo passo, mentre il visitatore attraversa il borgo. È un cambiamento sottile ma potente: non si osserva più soltanto, si entra dentro la storia geranese e il messaggio è una fusione di tradizione, attualità e sguardo al futuro.
Dopo la doppia presentazione ufficiale, martedì 24 e poi sabato 28 marzo 2026, è partito il conto alla rovescia per arrivare a questo evento tanto condiviso e così profondamente partecipato. A confermare la trepidante attesa e il coinvolgimento crescente, la grande partecipazione non solo alla conferenza stampa ufficiale tenutasi a Roma, ma anche alla seconda presentazione organizzata direttamente a Gerano, di cui Monolite vi propone il videoservizio di David Cardarelli con le interviste della scrivente e del piccolo Alberto Pulcini, il nostro aspirante reporter di appena 11 anni, completamente rapito dall’attesa dell’Infiorata di Gerano.
Nella Sala a Gerano, in un clima caldo, affollato e partecipato, la comunità si è ritrova compatta: cittadini, istituzioni e appassionati hanno riempiono lo spazio dell’incontro, trasformandolo in un momento di condivisione autentica.
Un segnale chiaro: l’Infiorata non è solo l’evento più grande di Gerano, l’Infiorata più antica d’Italia, è identità viva che pulsa.
Adesso si aspetta di seguire il rito che precede la realizzazione degli otto quadri più il lunotto finale: la “Calata” della Madonna del Cuore: il momento in cui il velo cade e lo sguardo della comunità si alza insieme. Un gesto semplice, eppure solenne. In quell’istante sospeso, il tempo sembra fermarsi per ammirare il quadro della Madonna del Cuore che viene scoperto (i geranesi dicono, appunto, calato, fatto scendere). Prima dei milioni di petali di fiori, Gerano si immerge in un silenzio irreale. La chiesa dove è custodito il quadro esplode di persone di ogni età. Eppure nel momento cruciale della “calata” c’è un silenzio incredibile. Prima del colore, c’è l’attesa. Poi la Madonna del Cuore si mostra. Ciascuno la guarda, moltissimi la accarezzano al passaggio con un fazzoletto di lino o di seta da portare con sè per l’anno intero. La Madonna attraversa Gerano in processione, tra strettoie ripide e scalinate per risalire. Da lì in poi, tutto cambia ritmo. Il paese si prepara a fiorire di devozione. La notte può cominciare. E Gerano inizia a cambiare pelle. Fino a poche ore prima, i petali riposano in silenzio, distesi come tessuti preziosi nelle cantine: morbidi, vibranti, vivi. Sembrano trattenere il respiro. Poi, all’improvviso, tutto si muove. Le porticine si aprono. Le ceste emergono. Le mani iniziano a lavorare. E accade qualcosa di sorprendente: il paese non viene semplicemente decorato, inizia a suonare. I petali, liberati, scivolano nelle strade seguendo un ritmo invisibile, come se una melodia silenziosa guidasse ogni gesto. È una musica visiva, la danza dei petali. I cestini si svuotano lentamente e lasciano cadere scie di colore che si allargano, si intrecciano, si rincorrono come note su uno spartito. Ogni movimento è parte di una coreografia precisa: mani che si abbassano, si rialzano, si muovono con armonia, componendo immagini come accordi. Il grande viale centrale, dove il lungo scheletro di gesso bianco degli otto quadri disegnati riposava, improvvisamente si accende e prende ritmo. Il rosso incontra il giallo, il bianco illumina il verde, e ogni tonalità trova il suo tempo, la sua pausa, la sua intensità. Dentro questa musica, tutto è misura. Le mani raccolgono, accompagnano, correggono, come direttori silenziosi. I petali vengono guidati a terra con una cura attenta, ricomposti per vibrare come pennellate mobili del grande insieme. Così, da quella danza lenta e armonica, nasce la forma. E il viale, un attimo prima anonimo, diventa un tappeto vivo: una partitura di colori che si può solo attraversare, mai ripetere.
E da quel caos nasce la forma. Da quel gesto collettivo nasce la bellezza che vive poche ore. All’alba, il paese che si risveglierà non sarà più lo stesso.
Otto grandi quadri floreali, più un’opera a mezza luna finale, si snoderanno nel cuore del borgo. Poi, sull’intatto affresco di petali, arriverà la processione. Solo la Madonna del Cuore attraversa quel lungo tappeto per prima. I portatori della Confraternita hanno cura di passare senza scomporre l’immenso affresco effimero sotto il loro passaggio. L’intensità di migliaia di sguardi si concentra creando una energia palpabile. Gli occhi si velano di commozione, i battiti accelerano, una sensazione di pace avvolge il cuore, i pensieri si distendono come dopo un lungo abbraccio familiare eppure sospirato al lungo.
E subito dopo, tutto scompare. Resta il ricordo. Resta il profumo. Resta quella sensazione sottile di aver attraversato qualcosa che non si può trattenere. Di aver condiviso una esperienza unica, che investe tutti i partecipanti eppure resta difficile da decifrare nella sua profondità, qualcosa di ancestrale si fa largo dentro di noi. L’Infiorata di Gerano quest’anno si propone di confermare la sua doppia natura: rito antico e linguaggio contemporaneo. Tradizione e visione. Perché qui la bellezza non viene costruita per durare. Viene creata per essere vissuta. E forse è proprio questo il segreto insondabile di quel magnetismo raro che ci resta impresso.
A fine aprile, il 25 e il 26, Gerano ripeterà l’incanto. L’invito è a visitare il paese lasciandovi riempire i sensi della bellezza che sprigionerà. Perché ci sono esperienze che non si comprendono senza averle vissute almeno una volta. Nel videoservizio di David Cardarelli per Monolite Notizie ne parlano il Sindaco di Gerano Danilo Felici, intervistato da chi scrive e dal piccolo Alberto Pulcini che domanda della “sciarrata” dei bambini, e il nuovo Presidente dell’Infiorata Francesco Mendico.
Alessandra Battaglia


