domenica , 1 Agosto 2021
Foto di Paolo Bianchi fotografo

Cave. Caffè Corretto: emozionante successo del grande Maestro Pupi Avati

Grande successo ha riscontrato, sabato 17 ottobre, il secondo incontro mensile dell’Associazione “Caffè Corretto”, nel quale il grande maestro del cinema Pupi Avati  ha presentato il suo nuovo libro “L’archivio del diavolo” per Solferino editore. All’evento, che ha registrato il massimo delle presenze (consentire a norma antidiffusione covid), hanno preso parte la “BlueSinfonicaOrchestra”, diretta dal Maestro Manilo Polletta, la scuola di danza “DanzAmica”, di Laura Apostoli e Susanna Sebastiani, e i ragazzi del Liceo Scientifico e Linguistico “R. Cartesio” di Olevano Romano. L’intervista è stata condotta da Alessandra Battaglia, direttrice di Monolite notizie e Monolite Magazine. Un ringraziamento speciale va al Comune di Cave, rappresentato in questa occasione dall’assessore alla cultura Silvia Baroni. L’evento è stato realizzato grazie alla collaborazione della Book Media Events

L’intervista al grande Maestro è stata pregna di racconti di vita personale, aneddoti e lezioni di vita che solo un uomo del suo calibro e con la sua esperienza di vita può dare. La conversazione è stata molto interattiva, il pubblico presente è stato largamente coinvolto grazie a molti scambi di battute con Pupi Avati, il quale a fine evento è stato omaggiato dalla platea con una lunga standing ovation

La “BlueSinfonica Orchestra” ha eseguito alcuni dei brani jazz che hanno fatto da colonna sonora dei suoi film. Questi brani hanno riportato alla mente e al cuore del Maestro la sua esperienza giovanile con la musica: come afferma lui stesso questa era la sua più grande passione e ad oggi è la sua più grande fonte di tristezza. Avati era il clarinettista della Doctor Dixie Jazz Band, ma i suoi sogni di musicista furono infranti quando venne incluso nella formazione un ragazzino, Lucio, che Pupi aveva già avuto occasione di conoscere, ma che non aveva ritenuto potesse divenire una “minaccia” in quanto non credeva che un bambino così timido potesse arrivare lontano.

Durante un concerto a Francoforte il ragazzino timido non esisteva più, al suo posto c’era un musicista pieno di talento che dal nulla iniziò ad improvvisare. A seguito di questo evento per qualche anno Avati odiò Dalla, per capire solo in un secondo momento che il suo primo errore era stato quello di aver confuso la sua passione con ciò che credeva potesse essere talento. E anche se secondo il Maestro è bene vivere con la costante convinzione che “il meglio deve ancora venire” egli ha già trovato da tempo il suo talento che lo ha portato alla presentazione di questo libro, “L’Archivio del diavolo” , il secondo, di quella che ha preannunciato essere una trilogia. I primi due libri trattano del Male in tutte le sue forme; un Male non nascosto nel buio della notte, come siamo abituati a immaginarlo, ma che accompagna lo svolgersi delle azioni in pieno giorno: poiché oggigiorno il tema del male si tratta poco, quest’ultimo può agire indisturbato anche alla luce del sole.

I personaggi di questi primi due romanzi gotici hanno delle personalità ambigue divise perfettamente a metà tra bene e male: basti pensare alla figura del Sacerdote, che usa questa sua veste come alibi per potersi vendicare delle ingiustizie subite dalla vita. Pupi stesso deve questa visione della vita alla sua esperienza di bambino; essendo cresciuto in campagna, ha vissuto un clima pregno di superstizione: ogni azione era controllata da una religione minacciosa che permetteva alla paura di regnare. Pupi in quelle giornate vuote in spazi immensi lasciava scorrere la sua immaginazione poiché è proprio dove non c’è niente che si inizia a riempire il vuoto con le immagini; in questo, la paura è molto formativa, fungendo da grande stimolatrice di immaginazione

Anche la timidezza, come la paura si rivela formativa: secondo il Mastro infatti le persone che restano in un angolo,  riescono da questa loro prospettiva a osservare quel mondo che ai più sfugge ponendo molto attenzione al dettaglio; proprio per questo le persone timide sono quelle più sensibili, e hanno dentro di loro un grande potenziale per diventare degli attori. Curiosissima la storia sul suo incontro con l’attrice Mariangela Melato. Ci racconta il Maestro che, volato a Milano per il casting del suo film, si mette a cercare quella che doveva essere la protagonista principale, ovvero somigliante all’algida bellezza di Grace Kelly. Una volta trovata, la invita a raggiungere il set per l’inizio delle riprese, ma al suo posto, con grande sgomento, si presenta una sua amica, lontanissima dal prototipo di bellezza di Grace Kelly.

Sconcertato e infastidito, la invita a lasciare il set, non ritenendola idonea per la parte. Ma la ragazza, testarda, si apposta in un angolo fuori dal set,  vicino ad un bar, quella sera, terminate le  riprese, il regista si accorge della sua presenza, della sua ostinazione a non andarsene finché la parte non fosse stata sua. Quasi intenerito da tanta testardaggine, alla fine le offre la parte, convinto comunque che quella ragazza le avrebbe rovinato i film. Ma ecco il colpo di scena. La ragazza, al ciak, comincia a recitare il suo copione e il regista, contrariato ancora per la sua scelta, ascolta quelle parole pronunciate con così tanta passione ed entusiasmo, che alla fine si commuove. Tutti sul set rimangono incantati e stupiti nel sentir recitare quella ragazza, così tanto che alla fine delle riprese tutta la troupe le regala un lungo applauso.  

L’appuntamento targato “Caffè Corretto” è stato pregno di emozioni, Pupi Avati si è confermato il grande artista e la grande persona che abbiamo imparato a conoscere negli anni attraverso i suoi racconti. Ha accompagnato il pubblico presente in sala per due intense ore nel mondo interiore: cupo ma allo stesso tempo straordinario. Tutti i presenti non hanno potuto fare altro che trarre ispirazione dai suoi aneddoti di vita e arte.  

 


Ilaria Loccisano e Simona Minora

 

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