Home Cultura e Spettacolo Musica, memoria e Africa: un abbraccio che parte da Carbonara

Musica, memoria e Africa: un abbraccio che parte da Carbonara

Tenutosi a Carbonara di Bari, in Puglia

by redazione

C’era un abbraccio, la sera del 4 luglio, a Carbonara di Bari, in Puglia. Non un abbraccio qualunque, ma uno di quelli che attraversano la musica, le assenze, la speranza. Uno di quelli che unisce volti lontani – bambini africani e mani italiane – in una promessa silenziosa, ma tenace: fare del bene, anche solo una goccia alla volta.

In Piazza Trieste, cuore antico di questo borgo diventato quartiere, ha preso vita il Concerto Pro Africa, un evento carico di emozione e significato, voluto e costruito con amore per sostenere le missioni in Ghana, Zambia e Benin. Tanta la gente presente, tra pubblico e volontari. E tantissimi i cuori che, pur da lontano, hanno voluto esserci.

Dietro a tutto, una storia di amicizia, di idealismo e di profonda umanità. Quella tra Antonio Montrone, (ritratto nella fotografia accanto) impiegato di giorno e missionario nel cuore, e il Maestro Rocco Brandonisio, (ritratto nella fotografia più sotto) clarinettista raffinato e docente amatissimo, scomparso il 14 maggio scorso.

Due uomini che condividevano un sogno: portare, attraverso la musica, un aiuto concreto ai bambini africani che vivono la disabilità e la fame, spesso dimenticati da tutto.

La serata è stata anche il ricordo vivo della clavicembalista Margherita Porfido, evocata con delicatezza e rispetto dal figlio Livio Minafra, noto pianista jazz che, proprio come Rocco Brandonisio e molti dei musicisti saliti sul palco, a Carbonara è nato e in questa terra pugliese ha radici profonde.

Carbonara, luogo di partenze e ritorni, di antiche tradizioni contadine, di atmosfere, profumi, sapori e accenti diversi e distinti da quelli della città, per una sera è diventata il punto d’incontro tra più anime, tra chi non c’è più e chi continua a credere che anche attraverso l’arte e la musica il mondo si possa ancora cambiare.

Insieme a Livio, sul palco si sono alternati tanti musicisti, tra cui Rossella Quatela, soprano e moglie di Rocco, che ha dato una toccante testimonianza della profondità umana e artistica del marito scomparso, e tanti amici e colleghi che hanno trasformato il dolore in un gesto di generosità e di bellezza condivisa.

«Non è stato un semplice concerto»,

racconta Antonio Montrone, con la voce segnata dall’emozione.

«È stato un momento collettivo, un gesto di comunità. Un ponte tra noi e quei bambini africani che mi hanno insegnato cosa sia la dignità vera, sorridendomi con l’anima ogni volta che li incontro, pur non avendo nulla».

Da trent’anni Antonio viaggia in Africa, spesso da solo, lontano dai riflettori, accompagnato solo dal suo sguardo e da una volontà granitica. Ha lavorato con realtà locali come “Chicchi di Caffè”, “Pamozi Ndi Ana” e “Mama Yovò”, aiutando villaggi sperduti a costruire scuole, fornire cure, restituire un sorriso.

«Non possiamo salvare tutti – dice – ma ogni goccia conta. Ogni bambino a cui ridiamo un futuro, è un piccolo oceano che si apre».

La sua storia è fatta di cambiamenti coraggiosi: da chef a impiegato, ma soprattutto da spettatore a protagonista.

«Si da giovane ho capito che dovevo dedicarmi a qualcosa che restasse. L’Africa mi chiamava, e io ho risposto».

Nel racconto si mescolano commozione e realismo. Dietro i video gioiosi, ci sono verità dure da raccontare: paralisi cerebrali, infezioni, malnutrizione. Bambini che, nati con disabilità, lottano ogni giorno contro innumerevoli carenze. Ma anche bambini che, pur avendo poco o nulla, sanno gioire di quel che hanno e ricevono:

«Semi di speranza per costruire un futuro e non essere dimenticati».

La serata, realizzata con il patrocinio del IV Municipio, ha coinvolto artisti, cittadini, associazioni. Tra loro: Bepi Speranza che, deposta la bacchetta da direttore d’orchestra, è salito sul palco in veste di presentatore, Nicolò Tanzella (controtenore), Annarosa Partipilo, (pianista), Miki Clarizio, (cantautore), il Gruppo Sciamaballà di Scintilla Porfido, Raffaele Tammorra e Gianni Pinto, un ensemble di clarinetti formato da Francesco D’Oria, Eleonora Scarano, Francesca Di Pietro, Antonio Mangialardi, Gabriele e Francesco Montemurro, Silvio Ezmeri, e tanti altri.

Ognuno ha donato qualcosa: tempo, talento, amore, lavoro.
Il fotografo Luigi Caldarola ha voluto immortalare la serata affinché le immagini restassero quale testimonianza della profonda umanità che lega gli abitanti di Carbonara sia agli affetti scomparsi sia a quelli che gioiosamente sono tornati a casa, per portare poi i cuori, uniti, al di là delle sponde del Mediterrianeo.

«Insieme abbiamo dato forma a un sogno – dice ancora Antonio – e insieme possiamo davvero cambiare qualcosa».

Spente le luci del palco, la missione prosegue. Il prossimo 31 luglio Montrone volerà verso il Burundi, Ruanda, Benin e Togo, con un nuovo viaggio e una nuova speranza che dedica a suo padre:

«Mi diceva: “Va, fa quel che devi fare e costruisci qualcosa di buono”, allora lo faccio anche per lui, affinché resti ciò che mi ha insegnato e, soprattutto, possa servire ad altre persone».

Lo farà con uno slogan semplice ma potente: “Go go Africa!”, attraverso il quale esorta tutti stringendo mani o postando video e testimonianze sui social.
Per chi volesse sostenere il progetto o semplicemente conoscere da vicino questa storia di umanità concreta, è possibile contattare Antonio Montrone (tonydr@libero.it – 3476555030) o visitare la sua pagina Facebook.

Perché a volte, per cambiare il mondo, basta credere in un abbraccio, saper sorridere nonostante tutto e “suonare la vita” come fosse musica.

 

Giuseppina Brandonisio

Monolite ringrazia per la gentile concessione gratuita delle immagini il fotografo Luigi Caldarola.

 

You may also like

Leave a Comment