Home Cronaca La Giulia di tutti, con Gino Cecchettin, un padre, una voce.

La Giulia di tutti, con Gino Cecchettin, un padre, una voce.

Una ferita che diventa battaglia. Una presentazione che è atto d’amore

by redazione

Lunedì 2 giugno, a Grottaferrata, il tempo si fermerà. E prenderà la forma di una voce. Una voce spezzata ma ancora capace di dire. Una voce che non urla, non accusa, ma attraversa. Sarà quella di Gino Cecchettin, il padre di Giulia, che alle 16.00, nella piazzetta Eugenio Conti, presenterà il libro “Cara Giulia, quello che ho imparato da mia figlia”, edito da Rizzoli.

Non sarà una semplice presentazione. Sarà un gesto pubblico di amore e resistenza. Un padre che ha perso tutto, eppure ha scelto di donare la parte più fragile e più vera di sé. Perché, se una tragedia scuote un Paese – come quella che ha colpito Giulia, fatta di crudeltà e pianificazione mostruosa – allora nessuno ha più il diritto di voltarsi dall’altra parte. In piazza non sale uno scrittore, ma un padre; e accanto a lui, Marco Franzoso non è la penna, ma l’eco che ha saputo ascoltare quel dolore e restituirgli voce.

Tutti ricordiamo. Ma è giusto, almeno per un istante, fermarsi e guardare in faccia la verità. Giulia Cecchettin aveva 22 anni. Era brillante, prossima alla laurea. Quel giorno doveva consegnare la sua tesi. Doveva essere una festa. È diventato un addio. Filippo Turetta, il suo ex compagno, incapace di accettare la fine della relazione, l’ha aggredita con ferocia. L’ha colpita 75 volte. L’ha nascosta. È fuggito. Una settimana dopo, Giulia è stata ritrovata senza vita. Non c’è modo gentile per dirlo. Ma c’è un modo umano per non dimenticarlo. Da allora, lei è diventata la Giulia di tutti. E noi, un Paese che non può più permettersi l’indifferenza.

Quell’assassinio ha attraversato l’Italia come un terremoto silenzioso. Ha lasciato domande senza appoggio, ha spinto un’intera nazione a guardarsi dentro. Ora, in questo libro e in questa presentazione, le ferite diventano parole. Parole per chi resta. Parole per non dimenticare.

L’evento ha ricevuto il patrocinio, tra tanti altri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Parlamento Europeo, della Regione Lazio e di Roma Capitale. Un riconoscimento civile, non formale. Perché questa non è solo la storia di una famiglia. È la storia di un’Italia che deve decidere se diventare finalmente adulta.

Il 2 giugno, in quella piazza, sarà chiaro: non è un libro che si presenta. È un dolore che si offre. È una speranza che nasce, tra le macerie.

Il silenzio non è un’opzione. Ci sono dolori che frantumano l’anima. Altri che la ridisegnano. E poi c’è quello di Gino Cecchettin, che ha trasformato il megafono del cuore in parola pubblica. Il suo libro non è un saggio. Non è una biografia. È un urlo gentile, una carezza furiosa, un abbraccio che stringe tutti noi, colpevoli o complici, stanchi o smarriti, nel ventre di una cultura che continua a uccidere.

Gino Cecchettin ha fondato la “Fondazione Giulia Cecchettinper promuovere l’educazione affettiva e prevenire la violenza sulle donne. Non è uno scrittore. È un padre che, nel giorno in cui ha salutato per sempre sua figlia, ha trovato il coraggio di dire “basta”. Con determinazione. Con uno sguardo rivolto al futuro. Con una voce che sa di fiume in piena e di brezza che consola.

Nel suo libro, scritto con la forza di chi ha perso tutto ma dona ciò che gli resta, Gino parla a Giulia. E parla anche a noi. Senza retorica. Con la delicatezza di chi conosce il valore del silenzio, ma ha scelto di romperlo per non lasciare altre Giulia da sole.

“Tu sei diventata la Giulia di tutti”

scrive. E ha ragione. Perché quel volto, quella storia, quel corpo martoriato non sono solo un fatto di cronaca. Sono uno specchio. Un’allerta. Un grido scritto con l’inchiostro dell’amore che non ha più pelle da accarezzare.

Il libro non è autoreferenziale. È il primo atto di un progetto. Un manifesto in cammino, un’architettura di consapevolezza per scuole, famiglie e istituzioni. È pensato per essere ascoltato. Portato nei corridoi delle scuole, nei tavoli delle famiglie, tra i microfoni delle assemblee civiche. È una richiesta, un appello, un invito a guardarsi dentro.

Gino interroga le radici culturali del patriarcato. Lo fa da padre, e da cittadino. Domandandosi — e domandandoci — dove abbiamo sbagliato, cosa non abbiamo visto, cosa continuiamo a normalizzare. Le risposte, spesso, non ci sono. Ma le domande, quelle, sono già rivoluzione.

Una presentazione che è resistenza. Moderata da Alessandra Battaglia, direttrice di Monolite Notizie, laureata presso La Sapienza in Diritto Penale, sarà un evento senza tappeti rossi. Ci sarà verità. Lacrime trattenute. Umanità, non slogan. Teatro, non spettacolo. Quello della vita, quello che ci lascia muti a guardare ciò che non possiamo più ignorare.

Una lettura necessaria, anche per chi non legge. Molti verranno solo per ascoltare. È giusto così. Quel giorno conta esserci. La presenza è il primo atto politico. Perché il patriarcato non si combatte solo con le leggi. Si combatte a tavola, a scuola, tra i silenzi di un’amica che smette di sorridere.

Sarà una lezione. Non accademica. Esistenziale. Di quelle che ti svegliano la notte. Che ti insegnano che l’amore, quello vero, non uccide. Non controlla. Non punisce. L’amore, dice Gino, è presenza, ascolto, libertà.

Una cultura da disinnescare. Parliamo di femminicidio come se fosse sporadico. Ma è sistemico. Nel 2024, oltre 100 donne in Italia sono state uccise da un uomo. Nel 2025, siamo già a 37. E tra queste, il volto nuovo e atroce è quello dell’amore malato tra adolescenti, quello di Martina Carbonaro, 14 anni, anche lei uccisa da chi diceva di amarla.

Una donna su tre ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale. Una su due ha subito molestie. Una su cinque ha pensato di non valere abbastanza per essere amata.

Questa è la cultura che Gino vuole smascherare. Con tenacia. Con tenerezza. Con la forza di un padre che guarda l’assenza più grande e ci legge dentro un dovere.

La serata avrà la complessità degli incontri difficili e importanti, quelli che non lasciano indifferenti. Eventi difficili ma necessari.Incontri per diversi aspetti dolorosi ma non sterili. Perché il dolore, quando diventa ponte, è già cura. È già futuro. E Gino ci sta offrendo, con grande coraggio, a cuore aperto, il suo dolore. Il minimo che possiamo fare è restituire ascolto, rispetto, impegno.

Se hai amato una figlia, una sorella, un’amica, una compagna: vieni. Se sei stanco delle parole vuote: vieni. Se vuoi dare un nome alla tua rabbia: vieni. Se vuoi essere parte del cambiamento: vieni.

Non sarà solo una presentazione. Sarà un inizio.

Perché ci sarò? , Perché ho una figlia. E ogni volta che esce, mi chiedo se tornerà. Giulia poteva essere lei. E allora, non posso mancare. Nessun padre, genitore dovrebbe.

Dino Tropea

Riepilogo Info

“Cara Giulia“, di Gino Cecchetin eMarco Franzoso  /coautore del libro Cara Giulia

INTERVERRÀ GINO CECCHETTIN

Rappresentanti Istituzioni

Modera la presentazione Alessandra Battaglia

2 giugno – ore 16.00

piazzetta Eugenio Conti, Grottaferrata (RM)

Ingresso libero

You may also like

Leave a Comment