Home Attualità Il viaggio di un nome: “Per questo mi chiamo Giovanni”

Il viaggio di un nome: “Per questo mi chiamo Giovanni”

La mafia spiegata ai ragazzi… e ricordata agli adulti

da Alessandra Battaglia

Torna a emozionare il pubblico dal 2 al 7 dicembre 2025 al Teatro Vittoria di Roma -Attori e Tecnici- a il viaggio di un nome: “Per questo mi chiamo Giovanni”. C’è un momento, nella crescita di ogni bambino, in cui il proprio nome smette di essere soltanto un suono e diventa identità. È da questa intuizione semplice e potentissima che prende forma Per questo mi chiamo Giovanni, lo spettacolo tratto dal romanzo di Luigi Garlando e magistralmente adattato per la scena da Gianni Clementi.

Sul palco, diretti dalla mano sensibile di Stefano Messina, sono proprio lui e Giacomo Messina a costruire un dialogo a due voci che si fa racconto civile, memoria condivisa, eredità morale. La produzione è firmata Attori & Tecnici, con la scenovideografia di Salvo Manganaro e le fotografie di scena di Manuela Giusto.

Un regalo che diventa rivelazione, in programma dal 2 al 7 dicembre 2025. Giovanni è un bambino di Palermo. Il giorno del suo decimo compleanno, il padre decide di fargli un dono diverso da tutti gli altri: una giornata attraverso la città, un percorso di strade, storie e coscienza civile che gli permetterà di capire perché, tra mille nomi possibili, i suoi genitori abbiano scelto proprio Giovanni.

Tappa dopo tappa, con un linguaggio limpido, accessibile e mai semplificato, lo spettacolo dà forma ai momenti cardine della vita del giudice Giovanni Falcone: l’impegno quotidiano, la lucidità investigativa, le vittorie che cambiarono la storia del Paese, le sconfitte, il coraggio, fino al terribile epilogo della strage di Capaci.  La grande forza del testo risiede nella sua capacità di rendere la mafia un tema concreto, vicino, immediato:

La mafia c’è anche a scuola, è nel ragazzino prepotente che tormenta gli altri, è nel silenzio di complicità che ne avvolge le malefatte.

E ancora:

 

La mafia è una nemica da combattere subito, senza aspettare di diventare grandi, anche se ti chiede di fare delle scelte e subirne le conseguenze.

È teatro civile, ma non didattico; è narrazione, non lezioncina morale. La scrittura di Clementi e la messa in scena di Messina restituiscono ciò che spesso la cronaca, da sola, non riesce a trasmettere: il peso emotivo dei fatti, la loro ricaduta nelle vite comuni, il valore immortale di chi ha scelto la giustizia pur sapendone il prezzo.

Un appuntamento con una delle rare volte in cui il teatro fa vivere la memoria in modo indelebile.  Lo spettacolo si rivolge ai giovanissimi — perché saranno loro, domani, a portare avanti idee e responsabilità — ma tocca profondamente anche gli adulti, quelli che quelle immagini, quelle notti, quei nomi li hanno conosciuti da vicino.

È un “piccolo grande contributo”, come disse Falcone, affinché le idee camminino sulle gambe degli altri uomini, anche quando gli uomini passano.

La storia del giudice Falcone ha indotto molti della mia generazione (nati tra gli anni ’70 e l’inizio degli ’80) a studiare legge perchè piantò, con il suo personale esempio di vita, quel seme affamato di giustizia che crebbe e sbocciò inducendo migliaia di giovani ad intraprendere quegli studi. Per tre generazioni intere, Giovanni Falcone rappresenta, nella storia repubblicana italiana, la figura cardine della moderna giurisdizione antimafia: un magistrato che ha trasformato la lotta alla criminalità organizzata in un metodo, prima ancora che in un coraggio individuale. Nato a Palermo nel 1939, Falcone divenne giudice istruttore al Tribunale del capoluogo siciliano negli anni in cui Cosa Nostra non era soltanto un fenomeno criminale, ma un sistema di potere capace di condizionare politica, economia e ordine pubblico. Quello che all’epoca mi colpì (benchè inizialmente non avessi gli strumenti e la visione per interpretare analiticamente il cambiamento che determinò) fu che la sua rivoluzione non fu solo investigativa: fu culturale. Falcone comprese — con un approccio direi quasi “ingegneristico” al crimine — che per scardinare l’organizzazione mafiosa fosse necessario studiarne logiche, linguaggi, gerarchie, flussi economici. Da questa intuizione nacque il metodo investigativo fondato sulla collaborazione con i pentiti, sull’analisi dei patrimoni e sulle sinergie tra Procure e forze dell’ordine.

Il suo lavoro, insieme a quello di Paolo Borsellino e del pool antimafia, condusse al Maxiprocesso (1986–1987), un vero spartiacque giuridico: per la prima volta nella storia della Repubblica, la mafia veniva riconosciuta in sentenza come un’associazione unica e verticistica, non come una somma di episodi isolati. Falcone, tuttavia, pagò un prezzo personale altissimo: delegittimazioni, attacchi, isolamento istituzionale. E nonostante tutto continuò a lavorare, accettando nel 1991 il ruolo di Direttore generale degli affari penali al Ministero di Grazia e Giustizia, dove contribuì a creare la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e la Direzione Nazionale Antimafia (DNA), strutture oggi imprescindibili.

Il 23 maggio 1992, Falcone — insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani — venne assassinato a Capaci in un attentato che segnò una ferita indelebile nella coscienza del Paese (nella foto accanto l’immagine del tratto di autostrata fatto saltare in aria da tonnellate di tritolo).
Ma il suo lascito, come lui stesso aveva anticipato, sopravvive agli uomini: vive nel diritto, nella giurisprudenza, nella cultura della legalità che si trasmette ai giovani, e in quella convinzione — semplice e potentissima — che le idee camminano sulle gambe di altri uomini. Falcone incarna un eroe contemporaneo.

Dal 2 al 7 dicembre 2025, Per questo mi chiamo Giovanni non sarà soltanto uno spettacolo: sarà un atto di memoria attiva, un invito a guardare la realtà con occhi più consapevoli, un ricordo che continua a pulsare, vivo, nelle coscienze di chi sceglie di ascoltare.

Alessandra Battaglia

Riepilogo info

titolo spettacolo. “Per questo mi chiamo Giovanni”
Date: dal 2 al 7 dicembre 2025
Luogo: Teatro Vittoria – Piazza di Santa Maria Liberatrice 10, Roma (Testaccio)
Orari repliche:

Martedì 2 dicembre – ore 21:00
Mercoledì 3 dicembre – ore 17:00
Venerdì 5 dicembre – ore 21:00
Domenica 7 dicembre – ore 17:30
Biglietti / Prezzi: intero € 25,00 – ridotto € 18,00. Ridotto con tessera: € 21,00 (prevendita: € 3 in più). Promo gruppi: 1 biglietto omaggio ogni 10 paganti.

Info e prenotazioni: Botteghino Teatro Vittoria: tel. 06 5740170 / 06 5740598  Acquisto online: tramite il sito ufficiale del teatro o i circuiti di prevendita indicati sui portali.

 

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