Dopo millenni di estinzione, un leggendario predatore preistorico ritorna sulle terre americane. Il «metalupo» – noto anche come Aenocyon dirus o «dire wolf» – è stato ricreato grazie agli avanzamenti delle biotecnologie, dando vita a una cucciolata che ha suscitato l’entusiasmo di appassionati di scienza e fantascienza, scatenando la flotta degli appassionati de “Il Trono di Spade” dove il “superlupo” è già una star da batticurore. Ma, come spesso accade, la realtà è più complessa di quanto sembri, e il dibattito su cosa sia effettivamente emerso da questa operazione è solo all’inizio.
Tre cuccioli – Romolus, Remus e Khaleesi – sono nati recentemente grazie al lavoro di Colossal Biosciences, una startup texana pioniera nella de-estinzione. Questi cuccioli, ibridi di lupo grigio con tratti genetici modificati per replicare le caratteristiche fisiche del metalupo, non sono esattamente cloni dei loro antenati preistorici, ma piuttosto una “versione adattata” di essi, creata con una combinazione di tecnologia genetica avanzata e biotecnologia.
L’obiettivo -almeno stando a quanto dichiarato- non sembrerebbe un esercizio per riportare in vita specie estinte, con operazioni in stile Jurassic Park, il famoso film di Steven Spielberg basato sul romanzo di Michael Crichton che negli anni 90 aveva ipnotizzato milioni di spettatori al cinema, ipotizzando la possibilità di far ricomparire sulla terra dinosauri e altri animali preistorici; quanto utilizzare una tecnica sofisticata per provare a preservare le specie animali oggi in via di estinzione.
Sarebbe un tentativo di conservarne il patrimonio genetico o rendendole, attraverso sofisticate tecniche di manipolazione genetica, più forti e più adatte a fronteggiare i cambiamenti climatici e le trasformazioni in corso negli habitat del pianeta.
Questi tre cuccioli, che a cinque mesi pesano già 35 chili e mostrano tratti distintivi come pelliccia bianca, muscoli robusti e denti pronunciati, sono un simbolo del potenziale della scienza moderna.
Romolus e Remus sono i nomi dei primi due, chiamati esattamente come i leggendari fondatori di Roma. La terza è Khaleesi, ispirata proprio alla celebre protagonista della serie «Trono di Spade», (una chiara allusione a Daenerys Targaryen –foto accanto- di Game of Thrones) anche se più tecnicamente sarebbe solo una “controfigura”.
Sono loro tre i primi rappresentanti di una specie estinta da oltre 10.000 anni. Il risultato è il frutto di un processo innovativo che ha coinvolto il recupero del DNA da resti fossili e la modifica genetica, in un esperimento che potrebbe segnare un punto di svolta nel campo della biotecnologia.
In effetti, la Colossal Biosciences non si limita a «resuscitare» un animale estinto, ma piuttosto manipola i geni di specie viventi, in questo caso il lupo grigio, per ottenere caratteristiche fisiche che somigliano a quelle degli enocioni. È stato prelevato DNA da fossili di circa 13.000 anni fa – un dente trovato in Ohio – e da resti più antichi, risalenti a circa 72.000 anni fa, rinvenuti in Idaho. Con questa base genetica, i ricercatori hanno creato embrioni che sono stati innestati nell’utero di madri surrogate, creando tre cuccioli che ora vivono in una riserva naturale protetta.
In realtà, non si tratta di un «vero» metalupo, ma piuttosto di un ibrido di lupo grigio che, grazie alle modifiche genetiche, presenta alcune caratteristiche fisiche simili a quelle dell’enocione, senza però esserne la replica autentica. A influire su questa differenza non è solo la genetica, ma anche l’assenza degli specifici ambienti naturali, dei branchi e della dieta che definivano la vita dell’antico predatore. In sostanza, anche se un giorno venissero creati nuovi esemplari, questi non rispecchierebbero mai completamente gli originali, ma sarebbero più che altro delle loro «ombre». Il dibattito su questa operazione continua a essere aperto.
Questo ritorno del «metalupo», un predatore che una volta dominava le Americhe e cacciava animali come bisonti e cavalli, non è senza controversie. Pur essendo fisicamente simili agli enocioni, questi nuovi lupi non sono veri e propri esemplari di una specie estinta. Gli scienziati di Colossal Biosciences sottolineano che il loro obiettivo non è solo quello di riportare in vita specie preistoriche per soddisfare una curiosità storica, ma anche di contribuire alla conservazione delle specie in via di estinzione. Tuttavia, gli esperti non sono tutti d’accordo. I critici sostengono che ciò che è stato creato non rappresenta un “ritorno” del metalupo, ma piuttosto una nuova specie ibrida che, pur presentando alcuni tratti fisici simili agli enocioni, non potrà mai comportarsi come i suoi antenati, privi delle condizioni naturali che definivano la loro vita e la loro caccia. E sebbene l’idea di riportare in vita una specie estinta sia affascinante, rimane il timore che l’introduzione di specie geneticamente modificate negli ecosistemi naturali possa alterare gli equilibri ecologici, creando danni imprevisti.
Il dibattito, quindi, si arricchisce di nuove domande: è etico modificare geneticamente animali estinti per riportarli in vita? Questi animali ibridi, che pure sembrano affascinanti e misteriosi, sono davvero una vittoria della scienza o solo un’illusione della nostra epoca?

Nonostante i dubbi, l’azienda non sembra intenzionata a fermarsi. In un video emozionante diffuso di recente, i cuccioli sono stati presentati come il “primo ululato di un lupo cattivo da oltre 10.000 anni”, un’eco del passato che risuona nel presente. E mentre Romolus, Remus e Khaleesi continuano a crescere in un ambiente controllato, il futuro del metalupo potrebbe essere solo all’inizio.
La missione della Colossal Biosciences va ben oltre il recupero di un singolo animale estinto: la vera sfida è quella di riportare in vita intere specie, per garantire la biodiversità e combattere la crescente minaccia dell’estinzione. Ma, come spesso accade, la strada verso il futuro è lastricata di incognite. E il metalupo potrebbe essere solo un primo passo verso un futuro dove la linea tra il possibile e l’impossibile si fa sempre più sottile. Se la questione fascinazione è indiscutibile e potente, a nostro parere viaggia di pari passo alle questioni etiche ma apre anche una serie di prospettive confortanti ipotizzando il ripristino di specie venute a mancare per cause “non naturali”.
Alessandra Battaglia

