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Barbara Berardicurti, l’umanità dipinta tra sguardi ed emozioni

Reportage de “Lo sguardo e la dignità”, intenso viaggio nell’animo umano tra memoria, identità e sensibilità femminile.

by Alessandra Battaglia

È stata inaugurata venerdì 22 maggio 2026, negli spazi del Museo Venanzo Crocetti di Roma, la mostra antologica personale dell’artista Barbara Berardicurti dal titolo “Lo sguardo e la dignità”. 

L’evento, promosso da ICAS – Intergruppo Parlamentare Cultura Arte e Sport con gli auspici della Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, è realizzato a cura dell’Archivio Paolo Salvati e vede la curatela di Alberto Moioli e Andrea De Liberis.

All’inaugurazione è stata data lettura di un testo redatto dal Presidente della Commissione Cultura della Camera on. Federico Mollicone che sottolinea il grande valore culturale e umano del percorso artistico proposto.

La rassegna raccoglie ventitré opere che attraversano quasi quarant’anni di ricerca pittorica di Barbara Berardicurti, dagli esordi del 1987 fino alle produzioni più recenti. Al centro della sua poetica emerge una ritrattistica intensa ed espressiva, capace di raccontare emozioni, identità e vissuti interiori attraverso la forza dello sguardo e l’uso profondo del colore. Abruzzese di nascita, l’artista, precocemente versata e attratta dai pennelli fin da piccolissima, si è poi formata presso l’Istituto Europeo di Design, specializzandosi in pittura e illustrazione. Nel corso della sua carriera ha frequentato atelier di artisti contemporanei ed è entrata a far parte della storica associazione dei Cento Pittori Via Margutta. Dal 1994 è fondatrice dell’associazione Alternativa ’94 e dal 2020 il suo nome compare nell’Enciclopedia d’Arte Italiana – Catalogo Generale Artisti dal Novecento a oggi. Un’intera vita dedicata all’espressione artistica che compenetra Barbara Berardicurti portandola, nella videointervista di Monolite, prima a trasmettere il senso dell’esistenza come eco interiore del silenzio rotondo, che si percepisce nel deserto, quel silenzio pieno che avvertiamo nella piena consapevolezza dell’equilibrio, e poi a sintetizzare con profonda dolcezza

“i miei figli sono i viaggi”.

Nel testo critico dedicato alla mostra, prima antologica personale della Berardicurti, Federico Mollicone definisce l’arte di Barbara Berardicurti

“uno spazio di incontro autentico, di riflessione e di riconoscimento reciproco”,

sottolineando come, in un’epoca dominata dalla velocità delle immagini, le opere dell’artista invitino invece a rallentare e ad approfondire il rapporto con l’umanità rappresentata nei dipinti. Argomenta infatti l’on. Mollicone:

«La mostra “Lo Sguardo e la Dignità. L’umanità dipinta di Barbara Berardicurti” rappresenta un’importante occasione di riflessione sul valore dell’arte come strumento di conoscenza, testimonianza e approfondimento della dimensione umana.»

In particolare:

 

«In un tempo storico segnato troppo spesso dalla superficialità dell’immagine e dalla velocità del consumo visivo, questa mostra antologica ci invita invece a rallentare, a riconoscere nei volti, nei silenzi, nei paesaggi e nelle atmosfere dipinte una verità più profonda. È una pittura che non cerca l’effetto, ma l’incontro. Non impone una lettura, ma apre uno spazio interiore.»

 

«Il percorso espositivo raccoglie quasi quarant’anni di ricerca e restituisce al pubblico la maturazione di uno sguardo artistico che si è progressivamente liberato del superfluo per raggiungere una dimensione essenziale, intensa, profondamente sincera.(omissis)»

 

«Nelle opere dell’artista si percepisce il dialogo continuo tra esperienza personale e ricerca universale, tra memoria e contemplazione, tra radici e viaggio. Non si tratta semplicemente di osservare dei dipinti, ma di entrare dentro un cammino umano che ha trovato nell’arte il proprio linguaggio più autentico.(omissis)»

 

«L’arte non viene concepita come semplice esercizio tecnico o come produzione estetica, ma come traccia di vita vissuta, come testimonianza di esperienze che hanno lasciato un’impronta nell’animo e che attraverso il colore, la materia e la luce trovano una forma condivisibile.»

 

«Il lavoro di Barbara Berardicurti ci ricorda che l’arte può ancora essere uno spazio di incontro autentico, di riflessione e di riconoscimento reciproco. La dignità richiamata nel titolo della mostra non è infatti un concetto astratto, ma il volto concreto dell’umanità che l’artista sceglie di osservare e di raccontare.»

 

«Il pubblico saprà cogliere, attraversando questo percorso espositivo, non soltanto la qualità pittorica delle opere, ma soprattutto la sincerità dello sguardo che le anima. È questa la lezione più importante che l’arte di Barbara Berardicurti ci consegna: la necessità di ritrovare, nel rapporto con l’altro e con il mondo, uno spazio di umanità autentica.»

Conclude così il Presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati Federico Mollicone, qualificando la mostra.

Nel ruolo di curatore della mostra è intervenuto Alberto Moioli, giornalista, critico d’arte, curatore e divulgatore culturale italiano attivo nel panorama dell’arte contemporanea. Direttore editoriale dell’Enciclopedia d’Arte Italiana, Moioli ha curato numerose mostre e progetti espositivi, distinguendosi per un approccio critico attento alla dimensione emotiva, spirituale e umana dell’arte. Collabora con istituzioni culturali, archivi artistici e realtà museali, promuovendo la valorizzazione degli artisti contemporanei italiani. Secondo Moioli, la forza dell’artista risiede nella coerenza creativa e nella capacità di trasformare il volto umano in un centro narrativo ed emotivo universale, aspetto sottolineato citando Immanuel Kant, filosofo che descrive la parola dignità legandola all’arte, riuscendo ad arrivare a tutti. Il tedesco Kant è infatti considerato uno dei più grandi filosofi della storia perché ha rivoluzionato il modo di intendere la conoscenza e la morale. Secondo il suo pensiero, (ne “Critica della ragion pura”) non conosciamo il mondo in modo passivo, ma attraverso la mediazione attiva della nostra mente, che organizza le percezioni e ne dà forma. In ambito etico, Kant pone al centro la dignità dell’essere umano, affermando che ogni persona deve essere sempre considerata come un fine e mai come un semplice mezzo. Da questa visione nasce un’idea di rispetto universale fondata sulla ragione, che ancora oggi influenza profondamente la cultura e il pensiero contemporaneo. In questo senso, la sua filosofia lega profondamente conoscenza e dignità: capire il mondo significa anche riconoscere il valore unico e irripetibile dell’essere umano che lo osserva.

A qualificare ulteriormente l’evento espositivo, nel ruolo di curatore, è Andrea De Liberis, giornalista, critico ed esperto d’arte italiano, specializzato nello studio della pittura e della scultura tra XIX e XX secolo. Cavaliere della Repubblica Italiana, ha collaborato con importanti realtà editoriali e culturali, svolgendo anche attività di consulente tecnico per il Tribunale Civile e Penale di Roma e per istituzioni legate al mercato dell’arte. Curatore, divulgatore e promotore di progetti culturali, il suo lavoro si distingue per un approccio critico attento alla dimensione storica, simbolica e spirituale dell’arte contemporanea.

In riferimento alla mostra antologica  “Lo sguardo e la dignità”, De Liberis ha evidenziato in particolare la componente spirituale e cromatica della pittura di Barbara Berardicurti, maturata attraverso esperienze personali, percorsi interiori e viaggi che hanno profondamente influenzato la sua ricerca artistica. Secondo il curatore, la dimensione spirituale rappresenta un elemento essenziale nel processo creativo dell’artista, capace di dare profondità e autenticità all’opera e di trasformare la pittura in una forma di introspezione e rivelazione. De Liberis sottolinea inoltre il ruolo centrale del colore, con una particolare attenzione alla prevalenza dell’ocra, tonalità che ricorre nelle opere come segno distintivo e simbolico. Questo cromatismo, carico di memoria e di riferimenti alla terra e all’origine, contribuisce a costruire una pittura che unisce materia e spirito, esperienza personale e dimensione universale.

Secondo il curatore de Liberis, l’artista

“ha espresso tutto con colori meravigliosi” e “raramente si riscontrano opere così belle su diversi piani”,

capaci di agire contemporaneamente su livelli estetici, emotivi e simbolici differenti. De Liberis arriva a definire l’artista come una sorta di “sacerdote dell’arte”, una figura capace di custodire e trasmettere un senso profondo della creazione artistica, sottolineandone inoltre la “dolcezza incredibile”, qualità che traspare non solo dalla persona, ma anche dalla delicatezza del suo sguardo pittorico.

La mostra trova spazio all’interno del Museo Venanzo Crocetti, storico polo culturale della Capitale dedicato al grande scultore del Novecento e oggi punto di riferimento per esposizioni e iniziative dedicate all’arte contemporanea.

Ma ciò che emerge con particolare forza, anche nel videoservizio realizzato da David Cardarelli per Monolite Notizie, è soprattutto la figura di Barbara Berardicurti come artista e donna di rara sensibilità, capace di indagare con profonda introspezione l’animo umano e di riversare questa sua lettura interiore trasferendola direttamente sulla tela. Osservando le tele che si susseguono lungo il luminoso ambiente espositivo, le sue opere non si limitano a rappresentare volti o figure: sembrano custodire storie, memorie, silenzi ed emozioni stratificate che l’artista raccoglie lungo il proprio percorso umano e creativo per poi restituirle al pubblico attraverso il linguaggio pittorico.

Gli sguardi delle sue donne, le posture, le movenze autentiche e mai artificiali, restituiscono una finestra reale su contesti culturali di forte richiamo umano ed emotivo. Ogni volto sembra parlare senza bisogno di parole, mantenendo viva una tensione narrativa che accompagna l’osservatore lungo tutto il percorso espositivo. Anche i dettagli corporei e cromatici restituiscono una verità percettiva immediatamente riconoscibile, come se ogni figura custodisse un frammento di esperienza universale. Nella mostra“Lo Sguardo e la Dignità. L’umanità dipinta di Barbara Berardicurti” particolarmente intensa appare la dimensione femminile che attraversa l’intera esposizione. Una vera e propria rete femminile si percepisce come un legame di sensazioni, una connessione sottile ma potentissima che l’osservatore è quasi chiamato ad avvertire emotivamente più che a comprendere razionalmente. Le opere sembrano dialogare tra loro in modo silenzioso, costruendo una continuità emotiva fatta di forza, vulnerabilità, memoria e identità condivisa. I visitatori della mostra ne escono arricchiti da un’esperienza emozionale intensa, che condensa decine e decine di stratificazioni emotive collezionate dall’artista nel corso della propria vita e donate generosamente al pubblico. È proprio questa capacità di trasformare il vissuto interiore in esperienza collettiva a rendere la pittura di Barbara Berardicurti così coinvolgente, autentica e profondamente umana. Il vernissage della mostra“Lo Sguardo e la Dignità. L’umanità dipinta di Barbara Berardicurti” è stato particolarmente fitto di partecipazione da parte del pubblico che ha mostrato di apprezzare la mostra e soffermarsi con piacere ad ammirare le tele, conversando e ricercando il contatto diretto con l’artista stessa la quale ha scambiato volentieri la sua prospettiva e le sue sensazioni con i tanti fruitori in un dialogo stimolante che ha aperto anche molti ulteriori orizzonti conoscitivi.

Alessandra Battaglia

 

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