In un tempo in cui la partecipazione sembra spesso ridursi a slogan e scadenze elettorali, nascono esperienze che scelgono di rallentare e rimettere al centro il dialogo. Nei territori dei Monti Prenestini sta per prendere forma il Comitato Olevano–Bellegra- Genazzano-San Vito Romano, un’iniziativa civica che guarda al referendum costituzionale del marzo 2026 come a un’occasione di confronto, consapevolezza e comunità. Ne parliamo con Isabella Pratesi, che ci racconta le ragioni, gli obiettivi e lo spirito di un percorso che sta nascendo dal basso, dove i componenti già in via di aggregazione e i nuovi intenzionati a partecipare si uniscano in uno spazio in cui la democrazia torni a essere una pratica quotidiana e condivisa.
Ma prima un passo indietro giusto per inquadrare il contesto: che cos’è il referendum costituzionale del 2026?
Il referendum costituzionale è uno strumento di democrazia diretta che permette ai cittadini italiani di esprimersi su modifiche alla Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di una normale elezione politica, ma di un voto che può confermare o respingere cambiamenti fondamentali nelle regole che governano lo Stato.
Nel caso del referendum del 22 e 23 marzo 2026, gli elettori saranno chiamati a decidere su specifiche modifiche costituzionali, che riguardano l’organizzazione delle istituzioni e il funzionamento del Parlamento. Il referendum è di tipo abrogativo o confermativo, a seconda della natura della legge modificata: il cittadino può votare “Sì” per approvare le modifiche proposte o “No” per respingerle. Il voto è personale, segreto e libero, e ogni cittadino italiano maggiorenne ha diritto di partecipare. A differenza delle elezioni politiche, non è necessario raggiungere un quorum minimo per la validità: il risultato è valido indipendentemente dalla percentuale di partecipanti, ma l’affluenza resta un dato importante per interpretare il consenso della popolazione.
Per i territori come Olevano Romano e Bellegra, il referendum rappresenta un’opportunità concreta per fare sentire la propria voce, partecipare attivamente e contribuire alle scelte che definiscono il futuro del Paese. La democrazia non è un concetto astratto: si pratica soprattutto con azioni come queste, che richiedono informazione, riflessione e dialogo.
Abbiamo intervistato Isabella Pratesi per saperne di più. Isabella, da dove nasce l’idea di dar vita al Comitato Olevano–Bellegra-Genazzano-San Vito Romano?
Nasce da un’esigenza molto semplice ma profonda: ci sono momenti storici in cui una comunità sente che non basta più andare avanti per inerzia. Serve fermarsi, prendersi tempo, confrontarsi. Serve tornare a parlarsi. Il Comitato prende forma proprio in questo spazio di riflessione condivisa, in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, come luogo aperto di partecipazione e confronto.
Spesso i territori come Olevano e Bellegra, ma anche Genazzano e San Vito Romano, vengono considerati marginali. Come rispondete a questa narrazione?
È una narrazione che non regge più. Troppo spesso si pensa che il centro delle decisioni sia sempre altrove: nelle grandi città, nei palazzi, nelle capitali. Ma riteniamo che anche dai Monti Prenestini passi il futuro. Anche da qui le scelte contano. La partecipazione civica non si misura in chilometri, ma nella qualità delle relazioni, nella consapevolezza e nella capacità di scegliere.
Che tipo di spazio vuole essere il Comitato?
Un luogo che nasce dal basso, dal territorio e dalle persone che lo abitano. Non una risposta preconfezionata, ma l’espressione di un bisogno reale: quello di non restare spettatori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, anche a chi non vive direttamente a Olevano Romano o Bellegra, Genazzano e San Vito Romano.A nome di tutti coloro che al momento sono interessati a costituire il Comitato vorrei esprimere proprio questo primo intento: unire le forze per creare insieme la nuova realtà del Comitato che porti avanti interessi comuni. Qui il confronto non sarà uno scontro, ma una risorsa.
In che modo il referendum diventa un’occasione diversa dal solito appuntamento elettorale?
Il referendum non è solo una data sul calendario. È l’occasione per ritessere legami, per tornare a vivere le piazze come luoghi di dialogo reale. Spazi dove ciascuno porta il proprio punto di vista e lo mette in relazione con quello degli altri. Un momento di aggregazione autentica, vissuta più che proclamata.
Qual è la visione di democrazia che guida il Comitato?
Una visione molto concreta. La democrazia non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana. Praticarla significa informarsi, partecipare, confrontarsi anche nelle differenze. Per questo l’invito è rivolto a tutte le persone dei territori vicini che sentono il bisogno di esserci, di capire, di contribuire.
Che ruolo hanno le nuove generazioni in questo percorso?
Un ruolo centrale. Spesso i giovani vengono descritti come distanti dalla politica, ma non è vero. Molti chiedono semplicemente spazi credibili in cui poter esprimere idee, dubbi, visioni. Il Comitato vuole essere anche questo: un laboratorio civico, dove il pensiero critico trova forma e movimento e le idee possono incontrarsi e crescere.
Quando avverrà il primo momento pubblico di questo percorso?
Il primo appuntamento è fissato per sabato 7 febbraio alle ore 17:00, presso l’Aula Consiliare di Olevano Romano. Sarà un incontro aperto, senza tessere né appartenenze precostituite. Un inizio condiviso, perché le decisioni che riguardano il futuro si affrontano meglio insieme. Ci auguriamo che nasca lì il nostro Comitato. Siamo aperti ad accogliere tutti gli interessati, al momento non c’è nulla di definitivo, solo la voglia di unirci per condividere degli obiettivi affini.
Un messaggio finale per chi è indeciso se partecipare o meno?
Invito in ogni caso tutti a partecipare all’incontro. In un tempo segnato dalla velocità e dall’isolamento, scegliere di partecipare è già un gesto significativo. È un atto di attenzione verso il territorio, la comunità e la democrazia stessa.
Alessandra Battaglia


