Tradizione, rievocazioni storiche e allegorie colorano il centro storico in un Carnevale unico nel Lazio, tra antichi simboli di rinascita e satira popolare: questi sono gli elementi distintivi del Carnevale di Frosinone.
Il Carnevale storico di Frosinone vanta radici profonde che risalgono a riti precristiani e alla rivolta contro le truppe francesi alla fine del XVIII secolo. La Festa della Ràdeca resta il cuore vivo della celebrazione con sfilate, carri allegorici, musiche popolari e l’immancabile rogo del generale Championnet. Un evento che intreccia memoria, folklore e partecipazione cittadina. Ma quali sono le radici storiche? La trama storica si arricchisce di un episodio decisivo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, quando i cittadini di Frosinone insorsero contro le truppe francesi di occupazione. La figura del generale Jean Antoine Étienne Vachier, detto Championnet, fu trasformata negli anni in simbolo di quell’era e oggi rivive nella festa attraverso un fantoccio che viene solennemente trascinato per le strade della città e infine dato alle fiamme come “Re Carnevale”, espressione del rito purificatorio di fine inverno e nuova rinascita.
Il programma delle celebrazioni è ricco e articolato. Le sfilate di carri allegorici attraversano il centro storico, animando piazze e vie con colori, musica e costumi che riflettono tanto la creatività contemporanea quanto il profondo legame con le tradizioni popolari. A seguito dei cortei, nel pomeriggio, prende forma la parte più sentita della Ràdeca con i personaggi che brandiscono le foglie di agave e i partecipanti che, al ritmo di danze popolari come il saltarello, celebrano la liberazione dall’oppressione. (In fotografia di copertina si distingue chiaramente una persona che sulla sinistra brandisce una grande foglia di agave, in fotografia qui sotto invece il Rione Giardino dove si svolge il cuore dei festeggiamenti del Carnevale di Frosinone). Nel suo libro intitolato “Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione” l’antropologo scozzese James Frazer propone una particolareggiata descrizione della Festa della Radeca, scelta tra i tantissimi riti del carnevale per la sua ancestralità e per la sua unicità:
«Ricchi e poveri mescolati insieme ballavano tutti furiosamente il saltarello. Un’usanza speciale della festa era che ognuno dovesse tenere in mano la cosiddetta Radica, ossia una lunga foglia di aloe o meglio di agave. Chiunque si fosse avventurato nella folla senza tal foglia, sarebbe stato spinto fuori a gomitate senza pietà, a meno che non portasse come sostituto un grande cavolo, all’estremità di un lungo bastone o un ciuffo d’erba curiosamente intrecciato… echeggia l’inno del Carnevale, tra un rumore assordante, le foglie di aloe e di cavolo roteano per l’aria e scendono imparzialmente sulla testa del giusto e del peccatore; si impegna così una libera battaglia che aggiunge brio alla festa….»
Una componente fondamentale della festa è costituita dal processo al generale Championnet: nella storica Piazza Turriziani la lettura del testamento del generale e il rogo del suo fantoccio segnano il culmine del Carnevale, tra applausi, musiche, balli e degustazioni dei cibi tradizionali come i fini fini e il vino rosso, elementi che da sempre accompagnano le celebrazioni carnevalesche ciociare.
Troviamo molto interessante fare un tuffo nel cuore pulsante della tradizione ed esplorare di seguito regole, satira e riti del Carnevale di Frosinone.
Durante la celebre Festa della Radeca, a Frosinone, nulla è lasciato al caso: esistono regole precise che ogni partecipante è chiamato a rispettare per entrare davvero nello spirito della tradizione. Primo comandamento: impugnare la “radeca” — la storica foglia d’agave simbolo della festa. Chi ne è sprovvisto rischia di incorrere in una pioggia di “radecate”, scherzosi colpi sulla testa inflitti in segno di ammonimento.
I nuovi arrivati, invece, non possono sfuggire al rito di iniziazione: una simbolica toccata sulla schiena con la radeca che li “battezza” come parte della comunità festante. Da evitare, categoricamente, sono i cappelli rigidi simili a quelli indossati dai soldati francesi, rievocazione poco gradita di un passato doloroso per la città. Tra le figure più pittoresche, spicca quella del notaro, un personaggio in costume che, in groppa a un asino, legge il bando alla cittadinanza: una satira pungente, scritta in dialetto, che critica ironicamente le azioni di amministratori e cittadini influenti. Una tradizione di satira popolare che si estende anche alla stampa carnevalesca: tra i fogli più noti, La Uespa (La Vespa) e Glie Uiente Aculone, giornale ufficiale del Rione Giardino. A raccontare storia e retroscena della manifestazione ci ha pensato anche Gianmarco Spaziani, presidente dell’associazione organizzatrice, con il libro ESSEGLIE’, una preziosa guida tra passato, memoria e spirito autentico della festa. Insomma un universo molto divertente che propone un Carnevale indimenticabile. Il Carnevale di Frosinone non si limita a una giornata di festa: nelle settimane precedenti le vie cittadine si riempiono di iniziative collaterali, eventi per famiglie, spettacoli e momenti culturali che coinvolgono tutta la comunità. Così la celebrazione della Ràdeca diventa un’occasione per riscoprire la storia locale, valorizzare l’identità culturale e rinsaldare il senso di appartenenza di una città e di un territorio che hanno saputo trasformare una pagina di storia in un evento di gioia condivisa.
Ciro Battaglia


