venerdì , 22 Gennaio 2021

Correva l’anno 1961: Giulio Santarelli, un ragazzo 25enne, fu eletto Sindaco di Marino

Il 7 gennaio del 1961 il giovane Giulio Santarelli venne eletto sindaco da una maggioranza di centro sinistra con la DC e il PRI. Un’alleanza, quella tra cattolici e socialisti, tra le prime in Italia. Un evento senza precedenti che, da lì a poco, esattamente tre anni dopo, avrebbe portato al governo Moro-Nenni.

Le elezioni amministrative a Marino si svolsero il 22 novembre del 1960 con lo stesso risultato di parità tra i due blocchi che si contrapponevano dal 1948 e lo stesso del 1957 che diede vita a due gestioni commissariali: il PCI con 11 seggi e il PSI con sei da un parte e  dall’altra DC con 11 seggi, il PRI con tre e l’MSI con uno.

Lo spettro di un’altra lunga gestione commissariale, dannosa per tutta la comunità di Marino, era dietro l’angolo. « Per evitare un nuovo scioglimento del Consiglio Comunale, – Ci racconta ai nostri microfoni l’On. Santarelli – nonostante i legami a sinistra con il PCI, ci ponemmo il problema di tentare un approccio con la DC che ritenevamo facilitato dalla presenza di un uomo saggio e aperto alle istanze dei lavoratori come il senatore Zaccaria Negroni»

Il 23 dicembre il giovane Santarelli, appena venticinquenne, Fausto Moretti che rappresentava storicamente il perno dell’organizzazione dei socialisti marinesi e il segretario della DC Achille Andreuzzi, andarono a trovare il senatore Negroni presso l’oratorio di San Barnaba a Marino ove da sempre aveva fissato la sua residenza.

«Il confronto era impari: io avevo compiuto 25 anni da un mese ed ero alla prima elezione a consigliere comunale». Il senatore Negroni aveva 62 anni. Agli incarichi parlamentari sommava  quelli operativi di presidente dell’ass.ne degli artigiani, della Cassa Rurale S.Barnaba che aveva fondato con Monsignor Grassi e della Scuola d’Arte.

« Andammo all’incontro – prosegue Santarelli – consapevoli delle difficoltà da superare per il ruolo di opposizione svolto dal PSI ai governi DC e per la lunga consuetudine di collaborazione in sede locale con il PCI che, partendo dalla comune partecipazione alle organizzazioni sindacali e di categoria, rafforzava i rapporti personali dei dirigenti e li proiettava nelle sedi politiche. Appena Negroni iniziò a parlare mi resi conto di trovarmi difronte a un uomo eccezionale permeato da una profonda fede, consapevole della gravità della situazione e della necessità di porvi rimedio superando gli errori e le divisioni ideologiche che da settant’anni impedivano la collaborazione tra cattolici e socialisti. Rimasi impressionato – continua Santarelli – dalla padronanza del linguaggio e da uno stile che prescindeva da ogni forma di appartenenza politica e nella sostanza configurava l’opposto dello stereotipo radicato nella sinistra che considerava Negroni “uomo dei padroni” e perciò da combattere. Nulla in lui era a difesa del capitalismo, tutto proteso alla carità, alla fratellanza, alla solidarietà e al soccorso dei più deboli. Non mancò di sottolineare il suo impegno nella DC nazionale per un governo con il PSI»

Il PSI non avanzò la pretesa di proporre il sindaco visto i numeri quasi doppi in Consiglio Comunale; tuttavia anche la DC aveva delle questioni interne da risolvere con le due correnti opposte di Franco Armati e Remo De Luca. Si arrivò pertanto ad una “soluzione salomonica” definita così dallo stesso Negroni: eleggere il giovane socialista Santarelli, superare le divisioni interne alla DC per poi riproporre un proprio Sindaco.

«In quei giorni ricordo – conclude Satarelli – la curiosa campagna del PCI per impedire a tutti i costi l’accordo tra noi del PSI e la DC invitando la base dei socialisti a ribellarsi. Ma le votazioni per l’elezione del Sindaco, in un’aula che non riuscì a contenere tutti i cittadini increduli sulla possibilità che l’accordo reggesse, non registrò alcun intoppo e il Sindaco venne eletto con i diciannove voti su trenta attribuiti all’assemblea»

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